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Lao Tze mi ha insegnato in tutti questi anni che vi è “un luogo nebbioso, indistinta” che ha soluzioni immense per i nostri drammi, a patto di non usare il ragionamento, di non cercare di capire, di pensare.
Faccio come i bambini che, guidati dal Dio Ermes, sono sempre pronti a distrarsi, che vedono ogni istante della vita come nuovo, che si affidano all’oblio, quando le cose non vanno come loro avrebbero voluto.
Quando hanno un problema, i bambini vanno a dormire, perché Ermes, che è il loro Dio, li cura nel sonno, allontana i dolori, porta soluzioni dormendo.
Dormendo, non pensando! Quando mi arriva un disagio io sposto lo sguardo, mi perdo altrove, faccio della distrazione il mio elisir, il mio balsamo. Non vado a parlarne e riparlarne con gli amici, non mi tormento con i pensieri.
Per le “cose semplici”, come distrarsi, bisogna allontanare lo sguardo da se stessi, dalla propria storia, dai propri lamenti, dal proprio orgoglio, e cedere, dicendosi: «Sia quei che sia!».
Perché mai dovrei spaventarmi per una ferita della mia vita, se io sono seduto sull’essenza del mondo che mi abita?
Se smetto di pensarci su, sarà lei a provvedere a me, a portarmi nel posto giusto, dove devo andare, a farmi incontrare chi devo incontrare.
Si arriva a un punto in cui la mente nebbiosa e indistinta produce veri miracoli, come la mente vuota, così cara ai bambini distratti, e che per Lao Tze è il centro di ogni realizzazione.
Quando siamo distratti, l’io e i ragionamenti sì assentano e il Tao (il Senso) scende in campo, procurandoci veri tesori.
Qualsiasi cosa accada, la soluzione verrà solo dalla mente vuota.
Evidentemente nel nostro intimo, nelle cose dell’anima, c’è un altro occhio che sa vedere quello che lo sguardo della superficie, incantato dalle Sirene, non riesce neppure a percepire. Un altro occhio, calato nelle nebbie, che adora provvedere a noi, portarci nella nostra vera auto-realizzazione, e che scende in campo e diventa operativo quanto più siamo estranei, indecisi, persi, abbandonati alle cose come sono, senza resistenza, senza commento, senza spiegazione…
“Sia quel che sia, io ci devo pensare”, questo è il mio motto. In genere quando faccio così, mi arriva inaspettato un vero e proprio attacco di gioia, di felicità. Senza alcun motivo. Ma l’anima produce la vita, crea ognuno di noi senza alcun motivo.
Mentre tu non ti vai bene, mentre non accetti la tua storia, mentre pensi di cambiare vita, l’anima sta creando, senza il tuo parere, quell’essere unico che sei, che è ciascuno di noi.
Ci cura a nostra insaputa..,. Lei detesta i nostri commenti. Forse i disagi vengono proprio per allargarci la coscienza, e non opporsi è la vera, unica, soluzione. Guardarli senza esprimere un parere è forse la cosa più gradita alta nostra essenza.
Naturalmente, questi consigli vengono dal “luogo nebbioso e indistinto” di cui parlavo prima e vanno letti in questa chiave.
Non sono regole da seguire: ma solo parole che possono cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi e delle cose, Ma guardare in modo diverso è l’azione che l’anima adora di più. Spero possano esservi utili.
Occorre ricordare che nella vita non c’è niente che dobbiamo decidere, proprio niente.
Si tratta di mettersi in quella coscienza abbandonata a se stessa, estranea, distratta e confusa, perché si producano le soluzioni più adatte a ciascuno di noi.
Chi fa così, si accorge ben presto che dopo ogni grande delusione, puntualmente arriva un raggio di sole che rimette le cose a posto e ci procura più felicità, più gioia, più vita.
La nebbia in cui ci perdiamo è la nostra vera soluzione, il nostro balsamo, la nostra salute.
Raffaele Morelli
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