Questa sezione è dedicata alla 
CRISTALLOTERAPIA 
cristalloterapia 
tratto da Cristallloterapia a cura di Massimo Paltrinieri Ediz. The Book
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
POSIZIONARE I CRISTALLI DURANTE IL TRATTAMENTO 
 
 
 
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Quando si percepisce che è il momento – dopo circa una decina di minuti dall’arrivo della persona – si può invitarla a sottoporsi alla sessione di cristalloterapia. La si faccia distendere sul tappetino o sul lettino, parlandole dolcemente, lasciando che la musica entri in lei in modo dolce e suadente; l’ambiente dove si svolge l’incontro è determinante per i buoni risultati del trattamento: è già stato detto prima ma è importante sottolinearlo.  
 
Senza obbligarla, le si chieda di chiudere gli occhi, facendo in modo che possa rilassassi ed entrare in se stessa. Anche in questo caso, se si conosce qualche tecnica di pulizia dell’aura, è consigliabile utilizzarla in quanto, oltre ai suoi problemi personali, potrebbe aver raccolto qualche energia negativa dall’esterno: una discussione in ufficio, un piccolo diverbio in famiglia, lo stress della guida. In caso contrario le si lasci comunque il tempo di rilassassi a fondo.  
 
Si possono usare alcune tecniche come quella della numerazione al contrario (da 21 a 1 a scalare) e della visualizzazione dei colori dell’arcobaleno, entrambe importanti per indurre la persona dallo stato Beta (quello della veglia) allo stato Alfa (quello della cosiddetta trance vigile, equivalente ai momento di addormentarsi). Ciò consentirà alla persona di rilassarsi completamente e al terapista di operare nel miglior modo possibile, favorendo il buon esito della sessione. Si ricordi sempre la musica di sottofondo, anche se non è assolutamente indispensabile. 
 
Una volta fatto questo, si cerchi di individuare i chakra che hanno maggior bisogno dell’intervento della cristalloterapia: è una cosa che accadrà in modo molto naturale. Non si cerchi di capire con la logica quali sono le pietre più adatte a quella persona: 
vanno scelte seguendo l’intuito o, meglio ancora, restando nello spazio del cuore. Non si deve mai lavorare con il manuale a fianco. Si segua solo ed esclusivamente l’istinto, il cuore. Con voce molto bassa si avvisi la persona che si stanno per posizionare le pietre, enumerando i chakra.  
Questo non soltanto per il fatto che – come si diceva poc’anzi – alcune di esse non vanno poste a contatto del corpo, ma proprio perché la persona deve essere consapevole di ciò che sta accadendo attorno a lei. Si inizi dal primo chakra – quello di base, corrispondente alla zona genitale – per poi salire, lentamente, verso il settimo, quello della testa.  
E mentre si posizionano le pietre si parli alla persona enumerando ogni chakra. Se al terapista sembra necessario dover posizionare delle pietre anche in fondo alle mani e ai piedi, lo faccia: in questo caso non è obbligatorio informare la persona. Non ha alcuna importanza per lei in termini concreti, ma è importante per creare un alone di protezione intorno al suo corpo. Il posizionamento delle pietre non ha un tempo preciso: bisogna seguire il proprio ritmo senza mai avere fretta.  
Se, durante la sistemazione delle pietre si dovesse percepire che una determinata parte del corpo – ad esempio la spalla, il gomito, la caviglia o altro ancora – necessita di un intervento più approfondito, lo si può fare, posizionando la pietra che si considera più adatta accanto al punto di corrispondenza. 
Una volta poste tutte le pietre è meglio allontanarsi dalla persona, facendo il minor rumore possibile. È consigliabile sedersi accanto a lei, ma senza parlare, badando che la musica sia sempre in sottofondo e che le pietre siano sempre correttamente posizionate: che non rischino cioè di scivolare da qualche punto del corpo come, ad esempio, dal VI chaltra – cioè quello della fronte, dove la stabilità è relativa – oppure sul petto, qualora si usasse un burattato e non una pietra grezza. 
Passato il tempo necessario affinché i cristalli abbiano avuto il loro effetto -. fra i trenta e i quaranta minuti a seconda della propria intuizione, ma senza guardare continuamente (e inutilmente) l’orologio che, comunque, si troverà sempre accanto al terapista – uno a uno si può cominciare a toglierli, partendo da quelli posizionati non a contatto con il corpo, passando poi dal settimo chakra, giù fino al primo.  
Non è necessario parlare: la persona sentirà che vengono tolti, a meno che non si sia addormentata. Una volta tolte le pietre la si lasci centrata un po’ in se stessa e, dopo qualche minuto, la si tocchi leggermente su una spalla, chiamandola dolcemente per nome.  
Una volta che avrà aperto gli occhi – come detto, potrebbe essersi anche addormentata durante la sessione, ma non è un problema ai fini del risultato del trattamento -  è consigliabile non farla alzare subito: meglio se rimane sdraiata ancora per qualche minuto.  
Anche quando scenderà dal lettino o si alzerà dal tappetino la si accompagni dolcemente con un leggero tocco della mano. L’uso delle pietre richiede in genere l’ingestione di molta acqua. Alla fine della sessione, si faccia in modo che ne beva almeno un paio di bicchieri. Lo stesso è consigliabile al terapista, anche se dovrebbe già saperlo. 
 
 
 
 
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