Questa sezione è dedicata alla 
CRISTALLOTERAPIA 
cristalloterapia 
tratto da Cristallloterapia a cura di Massimo Paltrinieri Ediz. The Book
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
AUTOTRATTAMENTO DI CRISTALLOTERAPIA 
 
 
 
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L’unica cosa che è forse utile ricordare è quella di prendere i prossimi appuntamenti evitando, come si diceva prima, ogni tipo di forzatura, lasciando così al proprio compagno di viaggio l’assoluta libertà di scelta. 
 
Innanzitutto è necessario sapersi riservare un po’ di tempo, quindi procedere nel rilassamento preventivo, cercando di eliminare ogni possibile fonte di disturbo: ad esempio avvisando i propri famigliari, staccando il telefono, ritirandosi nel proprio spazio meditativo, uno spazio che ogni terapista dovrebbe avere a disposizione.  
Prima di stendersi a terra, sul materassino, è importante tenere a portata di mano le pietre che verranno utilizzate per l’autotrattamento, in modo da non essere costretti a inutili spostamenti quando si dovranno posizionare le pietre su se stessi. Il terapista già dovrebbe sapere su quale dei suoi chakra intervenire, qual è quello più bisognoso di attenzioni; si può quindi operare su un solo chakra – utilizzando quindi un’unica pietra – piuttosto che su tutti e sette. O, eventualmente, su quelli cosiddetti minori.  
Durante il rilassamento iniziale e l’azione di centratura, è importante utilizzare della musica che funga da sottofondo durante tutto l’autotrattamento e che consentirà al terapista di raggiungere più facilmente lo stadio Alfa, equiparabile a quello stato più vicino alla veglia (l’attimo prima di addormentarsi), detto anche trance vigile. 
Si procederà quindi a posizionare il o i cristalli in corrispondenza dei chakra partendo dal primo per arrivare al settimo. Questa operazione deve essere finta molto lentamente, in modo da rendersi conto della “presenza” di ciascuna pietra: l’unico vero movimento richiesto è quello che riguarda il posizionamento del cristallo in corrispondenza del primo chakra, mentre l’intervento sugli altri avviene quando il terapista è già sdraiato e, quindi, mano a mano che si sale verso l’alto. Più in dettaglio, mentre il posizionamento sul I chakra (vicino ai genitali) richiede lo spostamento del corpo, sugli altri è sufficiente il movimento del braccio sinistro, in quanto i cristalli verranno posti proprio da questa parte, in modo che sia “la mano del cuore” a prenderli. 
Poiché l’autotrattamento può durare da venti minuti a un’ora circa può accadere che, durante la sessione, il terapista si addormenti: ciò è normale. Ma, poiché è piuttosto importante porre un limite al tempo dell’autotrattamento, è consigliabile utilizzare una musica che proponga, alla fine del brano, il suono di un piccolo campanello o di un gong, suoni delicati che non causino un risveglio brusco dallo stato Alfa (o eventualmente dal sonno) in cui si trova il terapista. Nella registrazione della musica che viene utilizzata per il trattamento con il reiki o la meditazione sono già previsti questi suoni. Mai utilizzare una sveglia, dunque, poiché si rischierebbe il ritorno troppo brusco alla realtà quotidiana. 
Terminato l’autotrattamento, le pietre vanno tolte una per una, procedendo esattamente nel senso contrario, partendo cioè dal settimo chakra – quello della testa – per concludere con il primo. È utile questa sequenza in quanto il cristallo che viene tolto per ultimo – rimanendo più a lungo a contatto con la persona rispetto agli altri – è quello che meglio consente di collegarsi nuovamente con il momento e il luogo attuali. 
Una volta tolti tutti i cristalli, è importante che il terapista si conceda qualche minuto  
prima di alzarsi, non soltanto per evitare un ritorno troppo brusco alla realtà, ma anche un eventuale capogiro: né più né meno come quando ci si alza dal letto dopo una buona notte di sonno ristoratore.  
 
 
 
 
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Le indicazioni che troverete tra queste pagine vengono fornite al solo scopo informativo e non possono sostituire la consulenza di un medico. Ricordate che l'autodiagnosi e l'autoterapia possono essere pericolose. E' possibile rintracciare dei centri dove con breve attesa e pagando un ticket si può essere visitati. Anche il vostro medico di famiglia potrà esservi di aiuto.