Questa sezione è dedicata ai 
FIORI DI BACH 
fiori di bach 
La sezione Fiori di Bach è curata dalla Dott.ssa Marcella Saponaro
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
SCELTA DEI FIORI DI BACH ATTRAVERSO LE SIGNATURE 
 
 
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Ma come fa a capire il nesso tra fiore e tipologia? Cosa lo porta a scegliere un fiore e non un altro? E perché proprio i fiori e non i semi, le foglie o le radici? Ovviamente, dato il livello energetico dell’azione terapeutica, la composizione biochimica dei principi attivi non ha in questo caso molta importanza. La scelta quindi deve avvenire con altri criteri. 
In questo momento della vita Bach ha sicuramente raggiunto una grande conoscenza della natura e delle piante, è un grande studioso e sperimentatore clinico. Ma ha sviluppato anche una notevole sensibilità che si affinerà poi sempre più negli ultimi anni della sua vita, unendo alla grande preparazione medica un intuito speciale. Probabilmente le sue scelte hanno anche subito l’influenza delle antiche tradizioni celtiche nell’uso di certi fiori oltre che l’osservazione di quelle “signature” che gli stessi fiori presentavano, quasi a comunicare, a coloro che possono comprendere, la loro “missione” sulla terra. Pensate ai fiori dell’Impatiens che appena toccati scattano irritati spruzzando via i semi, o all’aspetto timido del Mimulus o ai ciuffi dei fiori bianchi di Clematis che si arrampicano sui muretti come nuvolette sospese… Questo metodo delle signature era molto diffuso negli antichi erboristi che non potevano ricorrere ai laboratori chimici e si aiutavano spesso con questi segni esteriori per intuire le probabili applicazioni terapeutiche. Come con l’Euphrasia che assomiglia ad un occhio infiammato (usato per la congiuntivite) o con l’ortica che è ricoperta di peli (usata per curare la pelle)… Grazie ad un’osservazione accurata fatta nelle sue lunghe passeggiate nei boschi, Bach può così ricavare le premesse fondamentali per il suo lavoro e la scelta avviene con criteri ben precisi: la parte floreale della pianta rappresenta il culmine energetico di tutto il suo sviluppo, la sua massima potenzialità, oltre a costituirne l’apparato differenziato. Storl e Scheffer mettono proprio in relazione le piante fiorifere con l’uomo descrivendo lo sviluppo filogenetico di entrambi: mentre il fiore è l’organo più specializzato del mondo vegetale l’uomo è il mammifero più evoluto della specie animale. Per agire in un campo così sottile e complesso come quello psicologico la correlazione diviene perciò ovvia. I fiori scelti saranno quasi sempre selvatici, non commestibili, non velenosi (senza perciò effetti forti sulla parte fisica), freschi e raccolti al massimo della loro fioritura, in primavera- estate. Il metodo di preparazione sarà ancora più semplice di quello adottato in precedenza per i nosodi.
 
 
 
 
 
 
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