25 novembre 2017

Il rumore è una variabile impazzita

Il rumore è una variabile impazzita
Immaginiamo di passeggiare tranquillamente lungo una stradina di campagna così appartata e silenziosa che si avverte lo stormire delle fronde, il ronzio delle api che si posano sui fiori.
Una brezza leggera mormora dolcemente frusciando tra le erbe alte. Improvvisamente un rombo assordante fa fremere perfino i sassi sotto i nostri piedi.
Un’ombra scura si stende su di noi e un gigantesco aviogetto spunta sopra gli alberi all’estremità opposta del campo con i motori al massimo per il decollo.
Per il nostro organismo il jet che si stacca dalla pista non è soltanto una macchina che fa un fracasso spaventoso, bensì una tigre dai denti di sciabola in carne e ossa che si appresta ad aggredire.
Per colpa del jet-tigre l’adrenalina inonda di colpo l’organismo fino all’ultima cellula, il cuore prende a pulsare più in fretta, i vasi sanguigni si restringono, la pressione sale. I muscoli si contraggono e si mettono per così dire in posizione di guardia: siamo pronti, sia pure metaforicamente, a combattere o a scappare…
Il fatto è che per il nostro corpo e le sue reazioni involontarie, il rumore ha un solo significato: pericolo. Questo perché l’organismo umano si è evoluto nel corso delle epoche in ambienti molto silenziosi.
Gli unici rumori che ferivano l’udito dei nostri antenati della preistoria erano quelli degli animali pericolosi, degli alberi che cadevano, dei vulcani in eruzione, le urla e le grida dei nemici, il rombo delle valanghe. Non c’erano rumori forti che potessero essere considerati innocui.
E poiché il nostro corpo non si è ancora adattato agli strepiti del mondo moderno, ne consegue che tutto ciò che provoca un forte rumore non viene mai percepito come innocuo. Perché in definitiva il rumore è di per sé dannoso.
Tanto per cominciare, i rumori forti danneggiano l’udito.
Il loro primo effetto sull’orecchio è quello di ridurre l’udito. Se il rumore non è troppo forte e l’esposizione è troppo prolungata, l’udito ritornerà gradualmente normale, ma se il rumore è sufficientemente forte e l’esposizione sufficientemente prolungata, si può verificare una perdita di udito permanente.
Il rumore però non si limita a menomare l’udito, perché può provocare anche forti interferenze nel delicato gioco di equilibri tra nervi e ormoni. Un ambiente rumoroso mantiene viva la reazione di allarme istintivo del tipo «combatti o scappa» anche per parecchio tempo.
Anzi, gli individui esposti ogni giorno ad rumore arrivano a volte addirittura al punto di non accorgersene più. Ma i loro nervi continuano a percepirlo, a mobilitarsi e a logorarsi, sicché sotto questo aspetto il rumore può essere considerato un nemico molto insidioso.
A Goteborg, in Svezia, un gruppo di scienziati si è recato in una fabbrica della Volvo per verificare gli effetti del rumore industriale sulla pressione sanguigna dei lavoratori.
E, poiché i medici ritengono che certi individui siano più sensibili di altri agli effetti del rumore, Anders Jonsson e Lenhart Hansson, due degli scienziati svedesi, hanno diviso in due gruppi gli individui da sottoporre a esame.
Il primo era composto di uomini che avevano avuto l’udito menomato dal rumore; l’altro di uomini con udito normale. Tutti e 44 gli uomini con perdita di udito sono risultati avere una pressione sanguigna significativamente più alta dei 74 con udito normale.
Gli scienziati svedesi hanno così concluso che «la spiegazione più ragionevole di quanto rilevato è che la prolungata esposizione a uno stimolo stressante come il rumore può avere provocato ripetuti rialzi di pressione che hanno portato a un innalzamento permanente della pressione del sangue».

Tratto dalle Guide per la Salute

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