25 novembre 2017

Meno sodio più potassio

Meno sodio più potassio
Meno sodio più potassio
In che misura le diete ricche di sale contribuiscono a far sviluppare la pressione alta non è ancora chiaro, anche se 60 anni di ricerche hanno ormai stabilito una relazione molto stretta.
Adesso, nuovi studi rivolti a esaminare il ruolo del sale e in particolare del sodio nel silenzioso pulsare della cellula suggeriscono che gli ipertesi potrebbero anche avere dalla loro parte un alleato, con un po’ di buona volontà.
Questo buon samaritano è il potassio, che presiede a tutta una serie di funzioni vitali dell’organismo.
Aiuta i nervi a trasmettere i messaggi, favorisce l’attività degli enzimi della digestione, guida la crescita normale e funziona da elettrolita: trasporta cioè una minuscola carica elettrica che assicura a ogni muscolo del corpo il corretto funzionamento, compreso naturalmente il muscolo cardiaco.
In certi casi un deficit severo di potassio può addirittura portare alla morte improvvisa, attraverso l’arresto cardiaco.
Nelle sue missioni segrete, però, il potassio è intimamente legato in un misterioso gioco dì contrapposizioni alle attività del sodio. I due elementi sono come fratelli rivali impegnati ininterrottamente in una specie d i tiro alla fune attraverso le pareti cellulari.
E la posta in palio è il delicato equilibrio delle forze all’interno dell’organismo.
Quando invece il sodio, la cellula accoglie una maggiore quantità d’acqua e il potassio viene eliminato con le urine.
Quando viceversa vince il potassio, la cellula si libera del sodio e dell’acqua. Ora, anche se il sodio ha un ruolo capitale nella clinica del corpo, esso serve soltanto in quantità ridotte.
Ogni eccedenza rispetto al necessario si traduce in una sottrazione indebita dì potassio che priva il sistema di un elemento equilibratore e regolatore di importanza vitale.
Recenti studi su questo duello cellulare tra sodio e potassio hanno permesso dì stabilire senza ombra di dubbio che quest’ultimo può in qualche modo agire da antidoto contro l’ipertensione generata dal sodio.
Nel corso dì una ricerca condotta a Londra un gruppo di sedici persone con una leggera forma dì ipertensione e un gruppo con la pressione normale hanno ricevuto due diete diverse, ogni volta per un periodo di dodici settimane.
Durante le prime dodici settimane entrambi i gruppi sono stati alimentati secondo la loro dieta
normale, integrata da compresse di sodio. Durante un secondo periodo, invece, la dieta normale è stata integrata dal potassio e ai pazienti è stato raccomandato di evitare i cibi eccessivamente salati e dì non aggiungere sale né durante la cottura delle vivande né a tavola.
Si è così riscontrato che la dieta ricca di sodio aveva prodotto un leggero rialzo di pressione in entrambi i gruppi, ma poi durante la dieta ricca di potassio e povera di radio sia la pressione massima sia quella minima sono scese in modo significativo nel gruppo degli ipertesi.
Un mese dopo la conclusione dell’indagine e dopo che i pazienti erano tornati alle loro usuali abitudini alimentari, tutti e due i gruppi sono stati riesaminati un’ultima volta e si è così riscontrato che la pressione degli ipertesi era tornata a rialzarsi.
I ricercatori hanno concluso allora che il fattore chiave nel determinare il calo di pressione nel periodo di dieta ricca di potassio e povera di sodio era stato appunto il potassio consumato in più.
Come avvenga che l’ipertensione sia trasmessa di padre in figlio come una sorta di eredità maledetta non è ancora ben chiaro. Ma, sebbene si conoscano molti fattori che aumentano le probabilità di un rialzo della pressione, tra cui lo stress, la sedentarietà e il peso eccessivo, c’è un fatto più inquietante e incontrollabile: chi ha entrambi i genitori con la pressione alta ha tre probabilità su quattro di averla in futuro. Se invece il genitore con la pressione alta è solo uno, le possibilità sono inferiori a una so due.
Curiosi di scoprire come l’equilibrio tra sodio e potassio potesse influire sugli individui la cui famiglia presentava una storia di ipertensione, i ricercatori di Londra hanno organizzato un secondo esperimento, manipolando i due elementi nelle diete di due gruppi di giovani, il primo composto da individui maschi con una storia familiare di alta pressione e il secondo dì individui maschi nella cui famiglia non c’erano casi di ipertensione.
Sì è così potuto rilevare che in entrambi i gruppi il carico di sodio nella dieta aveva provocato un analogo e significativo aumento della pressione, ma quando i livelli dietetici di potassio venivano aumentati nello stesso momento in cui veniva ridotto il sodio, i ricercatori notavano risposte straordinariamente contrastanti nei due gruppi. Tra i figli di genitori normotesi, il potassio non aveva effetto o aveva provocato un leggero rialzo della pressione del sangue, mentre tra quelli di famiglie ipertese l’aveva fatta scendere in modo significativo.
Forse, hanno così concluso gli scienziati, soltanto coloro che hanno una storia familiare di ipertensione sono sensibili agli effetti antiipertensivi del potassio e possono arrivare all’ipertensione se il livello di potassio nella loro dieta non è adeguato.
Altri studi sembrano invece suggerire che il potassio eserciti i suoi effetti di normalizzazione della pressione su quasi tutti gli individui, anche quelli non afflitti dalle stigmate familiari dell’ipertensione.
Nel corso di un’indagine condotta negli Stati Uniti si sono confrontati 86 avventisti del settimo giorno, vegetariani, con 86 mormoni non vegetariani (entrambi i gruppi si astengono dall’alcol, dalla nicotina e dalla caffeina).
Si è così scoperto che entrambi i gruppi presentavano una pressione sanguigna inferiore alla media, ma che i vegetariani avevano una pressione significativamente più bassa dei non vegetariani.
Considerato che frutta e verdure fresche sono tra gli alimenti più ricchi di potassio, è possibile che, aumentandone il consumo, il più alto rapporto potassio/sodio agisca da antidoto naturale all’ipertensione.
Questa conclusione è stata suggerita da un altro studio americano in cui un’analisi dietetica effettuata su campioni casuali di popolazioni bianche e nere ha rivelato che, sebbene non esistesse una vera differenza di consumo di sodio tra bianchi e neri, questi consumavano meno della metà della quantità di potassio dei bianchi e la loro pressione era in media decisamente pia alta. Da notare che in tutta l’America l’ipertensione è quasi due volte più diffusa tra i neri che tra i bianchi; i perché sono ancora argomento di discussione.
I ricercatori americani sono dell’avviso che l’unico modo di spiegare questa maggiore diffusione dell’ipertensione tra i neri sembra da imputarsi all’assunzione molto più ridotta di potassio a causa di un minor consumo di frutta fresca, insalata, verdure e al loro tradizionale metodo di cottura prolungata di carni e verdure con perdita del potassio intracellulare nell’acqua di cottura.
Il problema però non dipende soltanto dai modi di cottura. Anche i metodi moderni per la preparazione industriale degli alimenti hanno la loro parte di responsabilità. Perché, quando gli alimenti vengono inscatolati o surgelati, il potassio va sostanzialmente perso. Non solo, ma il rapporto naturale tra sodio e potassio viene in realtà capovolto.
Stando all’elenco della Composizioni degli alimenti compilato da Paul Southgate in collaborazione con il ministero dell’Agricoltura britannico, per esempio, una porzione di 100 grammi di piselli crudi contiene 340 milligrammi di potassio e solo un milligrammo di sodio.
Ma quando i piselli vengono inscatolati il sale aggiunto durante la lavorazione fa aumentare il livello di sodio a 230 milligrammi (più di 200 volte!), mentre il potassio si riduce di due volte e mezzo, a 130 milligrammi.
Nel caso dei piselli «lavorati industrialmente», l’incremento di sale è ancora peggiore, perché un milligrammo di sodio diventa 330 milligrammi e il contenuto di potassio si dimezza.
«Il sodio è relativamente scarso nella dieta naturale», afferma il dottor Harold Battarbee, un fisiologo che ha compiuto approfondite indagini in questo campo. «L’organismo si comporta in modo da conservare il sodio ed eliminare il potassio e ci vogliono milioni di anni per sviluppare o alterare questi sistemi.
Bisogna quindi che venga modificato il modo in cui i cibi vengono lavorati in casa e nell’industria». Questo sembra ormai chiaro e si stanno facendo sforzi in tale senso, ma qual è il giusto rapporto sodio/potassio in una dieta sana?
Finora non è stata stabilita nessuna dose minima giornaliera di potassio. In generale si parla di una media di 2,5 grammi al giorno, con oscillazioni possibili in un margine di sicurezza compreso tra i due e i sci grammi al giorno.
Il sodio invece è necessario soltanto in quantità minime e di solito per il fabbisogno di base è considerata sufficiente una dose di mezzo grammo al giorno e anche meno.
Il dottor Batterbee sostiene di non conoscere il rapporto ideale, ma afferma che «sarebbe bene tenere un rapporto di uno a due anche se questo non significa che sia un rapporto ottimale; anzi sarebbe meglio che la quantità di sodio fosse inferiore». Lo scrittore e farmacista Philip Chen afferma che il rapporto dovrebbe avvicinarsi a due a uno.
Ridurre il consumo di sale non necessario significa ridurre i «cibi pronti» e gli spuntini appetitosi, anche perché spesso è proprio il contenuto di sale che rende così gustosi questi alimenti.
Tra gli esclusi dobbiamo inserire: i salumi, gran parte dei formaggi, le salse, i filetti di pesce, la mostarda, la maionese, le olive, le patatine.
Per aumentare il consumo di potassio non dovrebbero esserci molti problemi. In genere gli alimenti ricchi di potassio sono anche poveri di sodio.
Una banana, per esempio, contiene 350 milligrammi di potassio e solo 1 milligrammo di sodio. Un bicchiere di succo d’arancia contiene solo due milligrammi di sodio contro 180 milligrammi di potassio. Ricchi di potassio sono i cavolini di Bruxelles, i broccoli, le patate, il germe di grano, le albicocche, i datteri, il pollo, il salmone.
Il potassio è solubile in acqua, per cui, quando si fanno bollire, anche le verdure che ne sono ricche possono perderne forti quantità. Per questo quando si fanno cuocere le verdure è bene usare poca acqua e comunque riutilizzarla per minestre o sughi. Meglio ancora sarebbe cuocerle al vapore.
In natura ci sono tanti alimenti ricchi di potassio che una persona in buona salute non ha nessun bisogno di ricorrere al farmaco, sotto forma di compresse e di granuli , oltretutto piuttosto irritante per la mucosa dello stomaco.
E ricordiamo che cambiando dieta, abbandonando cioè gli alimenti lavorati industrialmente per quelli freschi, avremo anche tutta una serie di altri benefici oltre a quello dì combattere l’ipertensione.

Tratto dalle Guide per la Salute

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