25 novembre 2017

Pressione massima e pressione minima

Pressione massima e pressione minima
Pressione massima e pressione minima
Si chiama pressione del sangue la spinta che questo esercita sulle pareti dei vasi sanguigni mentre scorre al loro interno. Questa pressione è dovuta all’azione di pompa del cuore. Quando si fornisce il valore della pressione sanguigna, ci si serve di due serie di numeri: una si riferisce a quando il cuore sì contrae (pressione sistolica) e l’altra alla fase in cui il cuore è a riposo (pressione diastolica).
Per esempio, se si dice che la pressione è di 140 su 80, significa che quando il cuore è in sistole (in contrazione) la pressione del sangue fa salire la colonnina di mercurio fino alla barretta contrassegnata dal numero 140 sull’apparecchio per misurare la pressione; quando invece il cuore si trova in fase di riposo tra un battito e l’altro, la pressione diastolica cala à 80. La sistolica viene anche detta pressione massima, minima quella diastolica.
La pressione massima è una variabile continua: può oscillare parecchio ed è influenzata da vari fattori come le emozioni, la tensione nervosa e lo sforzo. C’è anzi da dire che per il semplice fatto di farsi misurare la pressione nello studio del medico molte persone con la pressione normale si agitano a tal punto da avere un rialzo pressorio.
Questo rialzo tuttavia è momentaneo e nel giro di pochi minuti la pressione ritorna a livelli normali senza provocare danni di sorta. La pressione minima, d’altra parte, rimane abbastanza costante e quindi risulta un punto di riferimento preciso. Quando qualcuno dice «ho 180 di pressione» vuol dire in genere che quella è la sua pressione massima. Una pressione minima superiore a 100 fa supporre una perdita di elasticità della rete vascolare: in parte è indice dell’invecchiamento delle arterie.
Un aumento della minima con massima normale è da interpretare come effetto di una tensione nervosa di base (si osserva a volte nelle persone molto apprensive o sofferenti di insonnia).
Il vecchio detto che la pressione del sangue dovrebbe essere uguale a «100 più l’età» non ha nessuna base scientifica.
La pressione «normale» di un determinato individuo varia a seconda dell’età, del peso, del temperamento, della dieta e di molti altri parametri variabili. È difficile indicare i valori che corrispondono a una pressione normale. Si può dire che c’è un arco di valori ritenuti di
normalità: tra 60 e 90 la pressione minima, tra 110 e 160 la pressione massima. Avvertendo, però, che ha importanza anche il rapporto tra massima e minima, per il quale si può dire questo: la minima dovrebbe corrispondere a metà della massima più dieci. Esempio: se la massima è 120, la minima dovrebbe essere 70.
Bisogna anche tenere sempre presenti le variabili che influiscono sulla pressione. Per esempio la pressione può risultare più alta se viene misurata da un medico che non si conosce e che suscita soggezione. La pressione risulta più alta stando coricati, più bassa invece quando si è in piedi. In generale è più alta nelle persone corpulente, più bassa in quelle snelle. In caso di sovrappeso tende a salire. La pressione è sempre da considerare alta quando la minima è superiore a 95 e la massima superiore a 165.
Può capitare che una persona dalla pressione massima normale sia diagnosticata come «ipertesa» in un ospedale o in uno studio medico, ambienti che comportano sempre una certa tensione emotiva; mentre in circostanze più favorevoli la stessa pressione risulterà perfettamente normale.
Eppure la persona alla quale viene erroneamente diagnostica un’ipertensione comincia spesso e comprensibilmente a farsi prendere dall’ansia tanto da rischiare davvero di diventare ipertesa. Per questo il medico ripeterà i controlli della pressione più volte per almeno due o tre mesi (al ritmo di una misurazione alla settimana) prima di pronunciarsi e di mettere eventualmente in guardia il paziente: questi deve sapere come stanno le cose e deve sapere anche se è diventato o sta diventando un iperteso, ma deve anche essere certo che il problema è risolvibile e controllabile senza troppi farmaci e sacrifici.
Quando il medico misura la pressione applica un manicotto gonfiabile attorno al braccio, preferibilmente il sinistro, al di sopra del gomito. Poi, premendo una pompetta, fa gonfiare il manicotto che stringe il braccio in modo sempre più forte.
Il medico applica fin dall’inizio il fonendoscopio [strumento a forma di Y che serve al medico per l’ascoltazione mediata con suoni intensificati, ndr] alla piega del gomito, dove si trova l’arteria omerale, per apprezzarne le pulsazioni: le percepirà nel momento in cui la pressione all’interno dell’arteria supera di poco quella esercitata sul braccio dal manicotto; ebbene, a quel punto il livello raggiunto dalla colonnina di mercurio dello sfigomanometro su una scala numerata corrisponderà alla pressione massima.
Continuando a far uscire aria dal manicotto, a un certo punto le pulsazioni si affievoliranno fino a sparire: il livello raggiunto dalla colonnina di mercurio in discesa corrisponderà alla pressione minima.
Il medico indica la pressione alta con il termine «ipertensione », mentre la pressione bassa è chiamata «ipotensione».

Tratto dalle Guide per la Salute

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