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Questa sezione è dedicata al
MASTERIN POWER
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La sezione Mastering Power è a cura del Prof. Luigino Iobbi
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Mastering Power Fighting "Man & Women"
Tecniche e Corsi differenziati per ambo i Sessi
Il “Mastering Power Fighting” è parte integrante di un programma che la LIFE QUALITY PROJECT INTERNATIONAL (un'associazione internazionale che opera per il raggiungimento di una migliore qualità della vita) sta proponendo in tutto il mondo al fine di concentrare una maggiore e soprattutto corretta attenzione sullo stato di salute fisica e mentale, con particolare riguardo al sistema nervoso e muscolare. Raggiungere uno stato di salute armonioso sia a livello fisico che psichico è indispensabile per tutti coloro che vogliono evolversi e raggiungere la massima espressione di se stessi. Il Mastering Power Fighting non è semplicemente una pratica fisico-tecnica, ma può divenire uno strumento di educazione interiore, sociale e civica. Lo scopo è sempre quello di procurare bene a se stessi ed agli altri anche se, purtroppo, in alcuni situazioni si può essere costretti a difendersi da chi, non adottando una buona condotta, attenta alla nostra incolumità o a quella di chi ci è vicino. Il principale obiettivo dell'uomo dovrebbe essere l'acquisizione di ricchezza interiore e positività, orientando il proprio agire verso la crescita fisica, materiale, intellettuale e spirituale operando così per migliorare se stesso e la collettività. Per avere successo in questa disciplina un praticante deve sicuramente aumentare la capacità di essere presente, cosciente e consapevole nell’eseguire ogni tecnica, ma soprattutto di essere attento in ogni momento della giornata. Il pericolo di un'aggressione è, infatti, sempre in agguato ed è evidente che in ogni situazione l'essere presente ed attenti aumenta notevolmente la possibilità di scongiurare detto pericolo, magari prevedendolo ancor prima che si manifesti; ciò non significa vivere con l’ansia di un'aggressione imminente; ma essere attenti e ricordarsi di alcune cose che possono garantire maggiormente la nostra incolumità. Spesso una parola di troppo o un'azione sbagliata possono determinare una rissa, quindi è essenziale essere coscienti di ciò che si dice o si fa. In ogni caso, la qualità più importante che un praticante di MASTERING POWER FIGHTING deve sviluppare è la velocità; velocità nel valutare una situazione che può diventare insostenibile, velocità nel reagire captando nel più breve tempo possibile qual’è il tipo di reazione che dobbiamo adottare e, infine, velocità nell'eseguire una tecnica di difesa o di attacco nel caso si rendesse necessaria. È bene tener presente che una reazione, per poter essere veloce ed efficace, deve essere innanzitutto semplice, chiara e precisa; un attacco imperfetto può scatenare nel nostro aggressore un'ira molto più violenta, spingendolo pericolosamente all'uso di armi. Da qui la necessità di imparare ad essere sempre vigili ed attenti, ma soprattutto pronti a cogliere l'occasione giusta al momento giusto. Qualità essenziale per un praticante di MASTERING POWER è la Calma, ossia la capacità di valutare la situazione anche in caso di enorme difficoltà , che è indispensabile anche al fine di applicare la prima vera regola di questo sistema: evitare la lotta. Ma quando ogni altra via di fuga è inutilizzabile, quando ogni altra possibilità di dialogo diviene vana, e non si può evitare lo scontro fisico, allora è giunto il momento di difendersi da soli e tre sono le regole necessarie per il successo: FREDDEZZA ossia la capacità di non farsi suggestionare ne dall'avversario ne dalle condizioni ambientali; DECISIONE perché qualsiasi attacco noi vogliamo fare necessita di tutta la nostra convinzione e concentrazione possibile, così da non esitare o dubitare della nostra scelta tecnica; vi spiego meglio il concetto con un antico detto cinese “chi esita mediterà disteso”; PRECISIONE in quanto dobbiamo colpire precisamente i punti vitali del corpo dell'avversario, un colpo imperfetto o non efficace può creare gravi conseguenze di ritorsione.
MASTERING POWER FIGHITING “WOMAN”
La considerazione che la donna per sua natura si trovi esposta maggiormente a un pericolo di aggressione purtroppo rappresenta la realtà. Così nel lavoro come nella vita sociale la nostra cultura rende più difficile la realizzazione personale della donna che generalmente viene individuata come oggetto di desiderio più che come persona. Questo implica che, assommando questa idea acquisita ad una effettiva inferiore forza fisica rispetto all'uomo, la donna viene fatta sovente oggetto di aggressioni. Anche uno scippatore, ad esempio, sarà più tentato di infierire contro una donna immaginando una reazione di difesa debole. Escludendo l'aggressione a scopo di rapina, che non tocca direttamente il rapporto psicologico tra vittima e assalitore, possiamo affermare senza alcun dubbio che il pericolo maggiore cui la donna è esposta è quello della violenza carnale. Purtroppo, in circa il 60% dei casi la vittima non reagisce affatto, neanche successivamente chiedendo l'aiuto di qualche amico o delle forze dell'ordine. Gli alleati degli stupratori sono proprio l'omertà e l'ignoranza. Infatti gli stupratori trovano l'accondiscendenza silente proprio delle stesse vittime per una serie di ragioni. La donna violentata spesso si sente in colpa per l'atto sessuale subito, arrivando in modo paradossale a passare da soggetto passivo della violenza a complice. In questo la società non aiuta certo le denuncie, poiché la gente conoscente della vittima e i mass-media finiscono con l'interessarsi dell'accaduto con curiosità morbosa, il che spinge le vittime a non denunciare i fatti, proprio per evitare che al suo corpo violato si aggiunga l'ulteriore onta della messa in pubblico della sua sessualità aggredita. La donna assalita da tantissimi dubbi interni, si interroga sui suoi stessi comportamenti che l'avrebbero resa complice dello stupro, arrivando quasi a giustificare il comportamento del suo aggressore. Infine, il timore fondato di non essere creduta in sede di interrogatorio rischia di trasformare la vittima in adescatrice. Le statistiche confermano che in sede di processo è più facile per una donna provare la sua innocenza per legittima difesa piuttosto che difendere se stessa a violenza accaduta. Quindi vi rendete conto da sole che bisogna avere la possibilità di uscire incolumi da un' aggressione o almeno con il minor danno possibile. Il primo passo per un'efficace difesa è quello del RIFIUTO MENTALE DI CEDERE ALLA VIOLENZA. La donna deve semplicemente usare le armi che sono a lei più congeniali, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Semplici tecniche quali calci, colpi di gomito, graffi e colpi di ginocchio dovranno essere usate con la massima determinazione e nei punti vitali più esposti; la donna dispone inoltre di una carica psicologica di per se utilissima a salvaguardarla da brutte esperienze. Siate pronte a reagire con la massima efficacia e determinazione qualora non vi sia nessun'altra soluzione. Essere efficaci e determinati potrebbe significare, in casi particolari, far finta di cedere, fingere cioè di essere dominate dalla paura. Tutto ciò ha uno scopo ben preciso: vedendo la vittima completamente soggiogata ai suoi voleri, l'aggressore si rilassa a tal punto da ridurre al minimo la sua forza fisica aumentando le nostre possibilità di riuscita. Nel modo più assoluto "NON ESITATE!". Quando una donna è sicura di se, qualunque azione scaturisca dall'uso del proprio corpo, risulterà sempre efficace.
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