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Il peperoncino era già conosciuto e coltivato in Messico ed in Cile da almeno 5000 anni prima di Cristo. Arriva a noi grazie a Cristoforo Colombo. Infatti è una pianta originaria dell’America tropicale; e furono gli spagnoli a diffonderlo, sperando di ottenere ingenti guadagni dal commercio della polvere ricavata dalla macinazione della pianta, considerata all’epoca alla stessa stregua di una spezia preziosa.
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Il peperoncino può essere coltivato praticamente ovunque; in campagna, ovviamente ma anche in giardini, terrazzi e balconi cittadini, possibilmente esposti al sole. Si semina da fine febbraio a metà marzo. Sulla scelta della luna da tempo immemorabile ci sono dibattiti, comunque: se il peperoncino si semina con la luna crescente, la pianta cresce in fretta, "spiga" in gergo, ma la produzione dei frutti si esaurisce più rapidamente;
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La sostanza responsabile della piccantezza del peperoncino è la capsaicina unitamente ad altre quattro sostanze che vengono individuate congiuntamente come capsaicinoidi. La diversa proporzione dei capsaicinoidi determina le differenze tra le diverse specie di peperoncino.
Per dovere di cronaca dirò che esistono due scale per misurare il grado di piccantezza delle varie specie di peperoncino, non sempre in accordo tra loro.
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I metodi di conservazione del peperoncino sono da sempre molteplici. La scelta si differenzia, a volte, in base alla tradizione tramandata ed anche in relazione alla collocazione geografica.
Ovviamente, ognuno considera il proprio metodo il migliore, sia per la conservazione del gusto, dell’aroma, del colore, delle proprietà; per questo motivo, cercherò di riassumere tutte le tipologie di conservazione che conosco e che ho personalmente sperimentato, evidenziandone, a mio avviso, i pregi e i difetti.
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L’unico criterio corretto per imparare a riconoscere i peperoncini è quello di fidarsi, o di assaggiarli. Per aiutarvi, ecco le descrizioni delle principali varietà, poste in commercio con i nomi dei luoghi di origine.
Peperoncini messicani. Piccoli, di sapore pungente, soltitamente verdi, ma anche rossi.
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Dopo il dovere c’è finalmente il piacere.Questa è la parte dove al di là di tutte le ricette presenti nel panorama culinario, ciascuno può permettersi di lavorare di fantasia, sperimentare, creare, personalizzare. Fondamentalmente, perché il nostro amico non perda le sue caratteristiche terapeutiche,
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