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Parto naturale: la scuola “umida” e quella “secca”
Il parto naturale prevede una differente tecnica di parto al di fuori delle asettiche mura di un’ospedale o di una clinica; questi luoghi di cura devono essere considerati come l’ultima spiaggia alla quale, solo in caso di complicazioni reali al parto, fare ricorso.
Esistono due scuole di parto naturale, la scuola “umida” e quella “secca’. Le tecniche adottate da entrambi gli approcci hanno origini molto antiche e condividono alcuni principi di base.
La prima si avvale dell’acqua a temperatura ambiente. Questa modalità di parto trae origine da un movimento alternativo nato in Russia attorno agli anni Sessanta quando il medico Igor Tcharkovski ha avuto l’idea di aiutare il bambino a nascere in un modo meno traumatico e difficile, facendolo uscire dal corpo materno immerso in una vasca riempita con acqua a temperatura ambiente, oppure nel mare.
Questa scuola opera generalmente in un campeggio senza attrezzature mediche particolari né medici, ma si partorisce in un piccolo bacino ricavato da un lago, da un fiume, dal mare e la temperatura dell’acqua ove si pratica questa tecnica è quella dell’ambiente. Igor Tcharkovski ha indicato tre punti fondamentali per questo tipo di parto:
1 La donna incinta deve essere attorniata da immagini, musica e odori gradevoli.
2 La partoriente deve imparare ad applicare le tecniche dello Yoga e della meditazione.
3 La donna deve meditare immersa nell’acqua a temperatura ambiente.
L’altro metodo, quello “a secco”, è quello tradizionale già in uso in varie parti del mondo, fin dagli albori della civiltà; la partoriente non partorisce nel letto, sdraiata, bensì accovacciata sulle ginocchia come nell’atto della minzione: il peso stesso del feto è in genere sufficiente a fare dilatare il collo dell’utero per far uscire il bambino.
Il voler partorire in posizione orizzontale è una “moda” lanciata delle classi abbienti nel Tardo Medioevo, che non vollero più partorire nella posizione eretta come facevano le donne della plebe. Nella tecnica di parto dolce “a secco”, non appena la testa del bambino compare, la madre lo aiuta con le proprie mani a farlo scivolare fiori; appena partorito, essa metterà il bambino sul seno per farlo succhiare a diretto contatto con la pelle e aspetterà che il cordone ombelicale cessi di pulsare; a quel punto reciderà l’ombelico.
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