08 dicembre 2016

Spondilosi

La spondilosi è detta anche “stenosi del canale spinale”, la spondilosi è un’alterazione delle dimensioni del canale spinale o dei forami da cui escono le radici nervose. Può essere cervicale o lombare.
La spondilosi è un problema molto serio, diagnostica bile solo attraverso esami specifici. In genere consegue a fenomeni degenerativi noti come “artrosi”.
Quando l’articolazione tra le vertebre non è corretta, a causa di pregressi traumi, vizi posturali o anomalie congenite, si formano negli anni delle calcificazioni sui margini ossei delle vertebre stesse. Gradualmente queste sporgenze (osteofiti) restringono lo spazio a disposizione delle strutture nervose: la compressione dei nervi o del midollo spinale provoca sintomi neurologici.
A seconda dei disturbi, i soggetti affetti da spondilosi cervicale sono divisi in:
gruppo I: disturbi di tipo radicolare (per esempio casi di ernia discale cervicale);
gruppo II: difficoltà nel compiere movimenti fini con le mani, sensazione di pesantezza agli arti inferiori, disturbi della sensibilità al tronco e agli arti inferiori, disturbi sfinterici, scosse elettriche lungo la colonna vertebrale e agli arti inferiori (disturbi dovuti alla sofferenza midollare);
gruppo III: solo dolore al collo. I disturbi possono essere anche di modesta entità e svanire da sé. Spesso a soggetti che lamentano problemi quali vertigini, capogiri, suono fastidioso e inesistente nell’orecchio (acufene) si diagnostica la “cervicale”: in realtà questi sintomi sono riferibili a una possibile sofferenza dei vasi arteriosi del circolo vertebro-basilare o comunque a malattie diverse dalla spondilosi cervicale. La spondilosi cervicale si evidenzia sulle semplici radiografie nel 90% dei maschi oltre i 50 anni e nel 90% delle donne oltre i 60 anni. Infatti la degenerazione cervicale cronica è la causa più frequente di deterioramento progressivo de midollo spinale e delle radici nervose, In caso di spondilosi lombare, invece, il classico disturbo è il dolore lombare cronico che peggioro in posizione eretta o camminando. In alcuni casi si parla di claudicatio neurogena: i soggetti durante la deambulazione avvertono dolori agli arti inferiori (spesso entrambi) che li costringono a fermarsi dopo un breve trallo di strada (maggiore è la stenosi del canale, più corto è l’intervallo del cammino).
Contrariamente a quanto avviene per i dolori agli arti inferiori causati da malattie vascolari, una pausa nella deambulazione non risolve i sintomi. Anche questi pazienti possono riferire disturbi motori, sensitivi e sfinterici; spesso, però, non c’è una netta distribuzione di un’ernia discale lombare, poiché le radici nervose sofferenti sono diverse e non tutte soffrono allo stesso modo. L’uso di tecniche neuroradiologiche avanzate, quali la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) e la Risonanza Magnetica (RM) consente di fare la corretta diagnosi e di programmare il migliore trattamento per il singolo caso.
I trattamenti più efficaci 
• Trattamento conservativo.
Deve essere tentato come prima strada terapeutica in quasi tutti i casi, soprattutto in assenza di deficit neurologici e quando il sintomo predominante è il dolore. Questo trattamento consiste in: dieta (nei casi di patologia lombare); fisioterapia ginnastica funzionale o stretching , nuoto e massaggi.
• Trattamento chirurgico.
I risultati sono difficili da quantificare con precisione, sia per i diversi approcci chirurgici che si possono adottare sia per i differenti livelli di gravità con cui la malattia si presenta. In generale si può affermare che le possibilità di miglioramento sono inversamente proporzionali alla gravità dei deficit neurologici preoperatori e che si ottiene un miglioramento clinico in circa I 70% dei casi. Un restante 20-30% dei pazienti risulta invariato dopo l’intervento.

Tratto dal libro “Mal di schiena” – RIZA

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