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Passiamo un terzo della nostra vita dormendo. Infatti, se sommiamo le ore che nell’arco di tutta una vita dedichiamo al sonno, risulta che complessivamente trascorriamo 23 anni a dormire e ne impieghiamo ben 4 sognando! Dormire e sognare, anche se il più delle volte non serbiamo alcun ricordo delle nostre esperienze notturne, costituiscono un processo biologico e psicologico utile per il nostro benessere e la nostra salute. Tutti i mammiferi hanno bisogno di sognare e l’uomo si ammala o va incontro a gravi squilibri se non può dormire in modo soddisfacente e sognare con regolarità. I sogni infatti, anche quelli più angosciosi, costituiscono un importante patrimonio interiore. Un immenso giacimento d’informazioni su di noi è sepolto nel nostro mondo onirico (dal greco òneiros = sogno). Conoscere i processi del sonno e il significato dei propri sogni significa conoscere se stessi.  
 
Il merito storico di Sigmund Freud fu quello di assegnare al sogno un significato psicologico, individuabile attraverso il lavoro analitico dell’interpretazione, concependo il sogno come il risultato di un processo psichico e non esclusivamente come un prodotto somatico. Secondo Freud è dall’inconscio dell’individuo che si originano i sogni. L’inconscio esprime essenzialmente desideri, il più delle volte di carattere sessuale, che nel sogno trovano una loro “realizzazione”. Tali desideri, sentimenti e pensieri che risulterebbero angoscianti per l’io cosciente, non turbano invece il sonno, perché su di loro interviene una sorta di censura, che maschera ed elabora i messaggi latenti dell’inconscio trasformandoli in immagini tollerabili dalla coscienza. I nostri desideri e impulsi profondi, che secondo Freud sono prevalentemente di natura sessuale e aggressiva, sono rifiutati dalla coscienza perché immorali, e attraverso il lavoro dell’istanza di controllo della personalità, la censura appunto, sono deformati sino a renderli irriconoscibili e trovano, nel contesto del sogno, una loro rappresentazione puramente simbolica. Il significato del sogno si scopre tramite l’interpretazione che dal contenuto manifesto, il sogno in quanto ricordato e riferito dal soggetto, risale ai pensieri latenti inconsci. L’interpretazione mette a nudo le distorsioni imposte dalla censura onirica. In psicoanalisi, oltre all’interpretazione, ci si serve di un altro metodo: l’associazione libera, nella quale il paziente in terapia è invitato ad associare i suoi pensieri in relazione alle immagini e alle emozioni del suo sogno, pervenendo così a rintracciare i motivi inconsci originari.  
Attualmente gli psicoanalisti sono più propensi a considerare i sogni come una rappresentazione della situazione psicologica esistente nel soggetto nel momento in cui il sogno viene fatto, e le figure che compaiono nell’esperienza onirica oltre che rappresentare oggetti o persone verso i quali il sognatore dirige i propri desideri, possono anche simboleggiare aspetti della personalità dell’individuo.
 
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Secondo Cari Gustav Jung il sogno può rappresentare oltre che contenuti dell’inconscio personale anche temi propri dell’inconscio collettivo, che è quella parte della nostra psiche che conserva simboli universali detti “archetipi”. Questi archetipi non provengono da acquisizioni personali, ma sono ereditati dalla specie come risultato della storia dell’umanità a partire dalle origini. Secondo la concezione junghiana, dall’inconscio collettivo originano i miti, le idee religiose, le visioni e i sogni, poiché persone di culture differenti possono spontaneamente attingere da un comune immaginario simbolico. Jung parla di questi sogni definendoli “grandi”, cioè sogni ricchi di significato che provengono da questo strato più profondo della psiche, non dirado ricchi di forza, poesia e bellezza. Tali sogni si presentano perlopiù in periodi decisivi della vita, vale a dire nella prima  
giovinezza, durante la pubertà, tra i trenta e i quarant’anni e vicino alla morte.  
Jung giunse a formulare il concetto di inconscio collettivo proprio grazie all’interpretazione di un suo sogno, in cui compare un classico simbolo onirico: la casa.  
Egli sognò di trovarsi in un salotto arredato in stile settecentesco, al primo piano di un’abitazione non conosciuta che però sentiva essere la sua casa. Esplorando il resto della casa, vide un pesante portone che dava su una scalinata e scese al piano sottostante che immetteva in una cantina, un grande locale dall’aspetto antico con uno splendido soffitto a volta, Sotto la cantina, passando per un’altra scala, si ritrovò in una sorta di caverna simile a una tomba preistorica piena di ossa, con teschi minando e frammenti di ceramiche.  
Ecco come Jung interpreta il sogno: «Mi era chiaro che la casa rappresentava una specie di immagine della psiche. cioè della condizione in cui era allora la mia coscienza, con in più le integrazioni inconsce fino allora acquisite. La coscienza era rappresentata dal salotto: aveva un’atmosfera di luogo abitato. Con il pianterreno cominciava l’inconscio vero e proprio. Quanto più scendevo in basso, tanto più diventava estraneo e oscuro. Nella caverna avevo scoperto i resti di una primitiva civiltà, cioè il mondo dell’uomo primitivo in me stesso, un mondo che solo a stento può essere raggiunto o illuminato dalla coscienza. Il mio sogno rappresentava pertanto una specie di diagramma di struttura della psiche umana. Il sogno divenne per me un’immagine guida. Fu la mia prima intuizione dell’esistenza, nella psiche personale di un “a priori collettivo” che ritenni fosse costituito da tracce di primitivi modi d’agire. In seguito, con la più vasta esperienza e sulla base di più ampie conoscenze ravvisai in quei modi d’agire delle forme istintive, cioè degli archetipi». Gli analisti junghiani, per interpretare il sogno, chiedono al soggetto di intrattenersi sulle immagini oniriche, fornendo le proprie impressioni su di esse, arricchendole con altre immagini e simboli, individuando ciò che lo colpisce in modo particolare e illuminando così il sogno in tutte le sue sfumature di possibili significati. A tale scopo, il paziente usa anche “l’immaginazione attiva” che lo porta a entrare da sveglio nello stato mentale del sogno, seguendo spontaneamente le fantasie, le immagini e i simboli che emergono.  
 
Secondo la corrente psicologica del cognitivismo i sogni ci permettono di individuare strategie operative per risolvere i problemi. Quando sogniamo, infatti, la rigidità del pensiero logico cede il passo a un funzionamento più creativo del cervello che permette di inquadrare in maniera differente le situazioni, trovando così soluzioni alternative. È il caso per esempio del chimico Kekulé che nel 1980, dopo molte ricerche, sognò la struttura chimica del benzene.  
 
 
 
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