29 luglio 2016

Non ricordare i sogni

Ciascuno di noi sogna, ma non tutti riescono a ricordare i sogni allo stesso modo. In linea di massima è più facile ricordarci l’ultimo sogno che abbiamo fatto durante il riposo. In particolare, ci restano più impressi gli incubi perché, spaventandoci, attirano fortemente la nostra attenzione, cosi come i sogni particolarmente bizzarri e metaforici che ci incuriosiscono per la loro veste insolita.
La psicologia, la psicanalisi in particolare, ritiene che spesso i sogni vengano dimenticati poiché, veicolando affetti o messaggi spesso inaccettabili al comune buon senso, vengono repressi o censurati.
La neurobiologia, invece, sostiene che l’amnesia avrebbe un’origine organica: nel sonno REM le cellule cerebrali che secernono le sostanze chimiche necessarie affinché il ricordo possa fissarsi sono disattivate.
Sembra certo che il rapporto che ognuno di noi ha con il proprio mondo onirico è estremamente personale e dipende molto anche dalla nostra abitudine a prestare attenzione ai sogni e a rievocarli alla memoria.
Occorre notare, inoltre, che avere un buon rapporto con il proprio inconscio non significa necessariamente sognare molto: una scarsa attività onirica può essere ugualmente segno che le nostre pulsioni e fantasie “nascoste” si integrano armonicamente con la nostra vita cosciente.
Viceversa, può invece capitare che i nostri sogni rimangano “inibiti” da altri fattori.
Un’attività lavorativa che obbliga a continui spostamenti, per esempio, oppure una casa in cui non siamo a nostro agio, o ancora, un partner con cui abbiamo un rapporto che non ci soddisfa pienamente, sono situazioni in cui è più difficile abbandonarsi al sonno e, quindi, ai sogni…

Tratto dal libro “Guida Pratica all’Interpretazione dei Sogni” – RIZA

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