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Questa sezione è dedicata allo
STRETCHING
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tratto da Stretching, allungare mente e corpo - a cura di Vanessa Bini, Ediz. The Book
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La pratica
Piedi
Gambe
Addome
Braccia
Mani
Colonna vertebrale
Dorso
Schiena
Viso
Collo
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Fisiologia muscolare
La metodologia con cui agiscono i vari tipi di stretching potrà essere applicata in maniera corretta soltanto se si comprendono chiaramente alcuni presupposti, legati al funzionamento del sistema neuromuscolare.
I muscoli sono fasci di vari componenti, che hanno la capacità di allungarsi e contrarsi. Sono collegati e inseriti nel sistema scheletrico tramite il tessuto tendineo, l’estremità dei sottili filamenti che scorrono l’uno sull’altro lungo il muscolo e ne permettono l’allungamento e la contrazione. Sono inoltre provvisti di numerosi ricettori che ne sovrintendono il funzionamento regolando gli “schemi motori” ed evitando eventuali traumi.
ARTICOLAZIONI E LEGAMENTI
Possiamo pensare alle articolazioni come a delle “cerniere” che permettono il movimento, perché sono il perno del nostro sistema locomotore; ma sono anche il collegamento tra le ossa perché le parti terminali, rivestite di cartilagine, sono racchiuse in una capsula di tessuto connettivo (una delle strutture di sostegno del corpo umano) a protezione dell’articolazione stessa.
All’interno di questa capsula si trova un liquido, chiamato liquido sinuviale, che facilita lo scivolamento e lo scorrimento delle ossa. I movimenti che richiede lo stretching stimolano la produzione, nelle ghiandole sinuviali di una maggiore quantità di liquido; inoltre, proprio perché i movimenti vengono eseguiti lentamente e con gradualità, aiutano a proteggere la salute delle cartilagini articolari. La capsula articolare, con l’invecchiamento, è destina- ta a calcificarsi, provocando dolori e problemi di movimento più o meno intensi a seconda dell’intensità della calcificazione; lo stretching è in grado di rallentare questo processo.
ARCO RIFLESSO DEL MUSCOLO SCHELETRICO
Il sistema con il quale il corpo tiene sotto controllo traumi muscolari e tendinei si potrebbe paragonare al salvavita di un impianto elettrico: nel momento in cui si verifica una situazione che potrebbe provocare un danno al sistema, in un ceno qual modo viene “tolta la corrente” automaticamente, senza nessun intervento esterno. Nel caso specifico dei muscoli, i sensori terminali di questo circuito “salvavita” sono i fusi neuro-muscolari e gli organi tendinei del Golgi, ovvero dei corpuscoli che scorrono paralleli alle fibre muscolari e di cui seguono passivamente i movimenti; a un allungamento delle miofibrille muscolari corrisponde un loro identico stiramento.
L’integrità del sistema muscolare è affidata al corretto funzionamento di questo meccanismo.
Nello specifico, quando il segmento muscolare si allunga oltre i propri limiti, potendo così provocare danni alla struttura muscolare, i recettori inviano uno stimolo al midollo spinale, che risponde inviando un messaggio al muscolo che, senza l’ausilio della volontà, si contrae immediatamente (riflesso di allungamento muscolare).
RIFLESSO DI ALLUNGAMENTO DEL GINOCCHIO
Un riflesso di allungamento conosciuto da tutti è la reazione dei muscoli della coscia al colpo che il medico esercita con un martelletto sulla rotula, in corrispondenza del tendine.
È il colpo sul tendine a provocare lo stiramento perché il riflesso protettivo automatico fa contrarre il quadricipite, producendo il conseguente scatto in avanti della gamba.
L’applicazione di questo riflesso nella pratica sportiva è cauto perché gli stiramenti sono pericolosi ed estremamente controproducenti, non solo perché fanno perdere flessibilità, ma anche, e più importante, perché si possono produrre piccoli strappi alle fibre. Questi strappi, una volta cicatrizzati, lasceranno il tessuto muscolare rigido e dolorante.
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