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Questa sezione è dedicata allo
YOGA
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SAMYAMA
I CHAKRA
DALL'ORIENTE ALL'OCCIDENTE
FONDAMENTI DELLA PSICOSINTESI
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Cos’è la liberazione per gli indiani?
“Dopo il rinascimento, in occidente, la figura del filosofo si è staccata dalla religione ma nel medioevo era parte integrante della teologia; così oggi per noi la filosofia è un pensiero che cerca la verità svincolato dalla religione.
Noi associamo alla religione tutta una serie di pratiche liturgiche, un dogma a cui aderire, un clero con una gerarchia ecclesiastica, tutte cose che in India si trovano in modo diverso, troviamo fenomeni con una grande quantità di rituali e di iconografie di divinità, pratiche devozionali ecc.., ma c'è un chiaro orientamento di questi sistemi verso la liberazione che è il fattore più importante.
Per quanto riguarda il termine filosofia, non abbiamo in India un termine solo ma vari termini che coprono aspetti che spiegano la logica, le regole del ragionamento, che indagano i vari aspetti del sapere, ma si sottolinea sempre che la conoscenza e il sapere hanno senso se messi al servizio di un’evoluzione ai fini della liberazione e quindi non solo per sapere la verità fine a se stessa, ma conoscenza della verità utile perché libera dalla sofferenza.. Il termine più ampio che si trova è sicuramente darshan (drs = vedere) che indica visione del mondo, della realtà e per estensione va ad indicare un sistema filosofico come lo Yoga, il Samkhya, Ia Mimamsa, il Nyaya, il Vaisesika che sono tutti sistemi che vanno ad indicare la realtà in modo diverso. Per cui questi trattati, appartenenti alle varie scuole, spiegano la logica e come funziona il sillogismo e il ragionamento logico, e si propongono di insegnare il retto modo di pensare al fine di vedere la realtà e liberarsi dalla sofferenza.
Quindi questi sistemi che noi chiamiamo religioni e filosofia, in realtà sarebbe più appropriato definirli soteriologie (dal greco soter = salvatore) cioè sistemi di salvezza, naturalmente dalla sofferenza.
Cosa provoca la sofferenza? Siamo liberi quando riusciamo a separare l'essere interiore dalle cose esterne, dai frutti che le azioni, sia di vite passate che di quella attuale (karma) portano nella nostra vita, quindi lo scopo ultimo è quello di liberarsi dal ciclo della reincarnazione (samsara).”7
Questa ricerca, per il Samkhya8, terminerà quando l’uomo comprenderà che è sempre stato libero ma che il velo dell’ignoranza (avidya) gli impediva di vedere.
Si comprende che il cammino dello yoga, come anche di altri percorsi di conoscenza, è quello di una progressiva spoliazione di ciò che io non sono, si depongono durante il percorso, tutte le cose con cui erroneamente io identifico me stesso. Si tratta di , attraverso la discriminazione, separare, distinguere tra quello che é la coscienza da quelli che sono i suoi contenuti; per assurdo l’unione é invece separazione, o meglio distinzione netta tra queste due cose.
La difficoltà di ogni cammino verso la liberazione sta proprio nella sua semplicità, più si avanza lungo il sentiero e più si diviene semplici, non si tratta di acquisire tecniche fini a se stesse, mentre invece molto spesso ci si pone verso un cammino interiore, come a dover imparare delle cose, dover acquisire delle esperienze, o costruirci un’immagine per l’acquisizione di ruoli che siano riconosciuti.
Un percorso di conoscenza ci invita a vedere ciò che realmente siamo e dove stiamo andando.
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7 Bergonzi Mauro tratto dalla dispensa di Gennaio 2001 Isfiy di Roma
8 Il Samkhya é una metodologia nell’ambito del sistema Vedanta, che spiega come dall’Uno si passi al molteplice
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