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Nel Raja yoga non troviamo questi tre termini (manas, ahankara e buddhi), troviamo un termine solo che è citta che possiamo definire come mente-cuore. “Con mente, come abbiamo già avuto modo di vedere, non bisogna intendere solo le cose mentali, intellettuali, ma tutto il mentale, quindi anche le emozioni.  
La parola citta è formata dalla radice del verbo cit=eccitare, stimolare, illuminare o rendere consapevole; ad esso si aggiunge il suffisso-ta per cui cit, é l’atto del gettare luce, dello stimolare, del rendere cosciente, con il suffisso -ta diventa un sostantivo che indica appunto questo tipo di attività. Quindi il significato letterale è “ciò che eccita, ciò che illumina, ciò che rende conscio.”32  
Citta corrisponde all’“inconscio” della psicologia moderna, situato al di fuori della consapevolezza. In parte esso funziona da serbatoio passivo, che riceve e immagazzina impressioni prodotte da tutti gli impatti con il mondo esterno. Prima ancora della formazione dei più progrediti e coscienti aspetti della mente, chitta già accumula, come fosse il bacino di un immenso lago, un enorme riserva di impressioni e dati sensoriali. Tutto ciò che è mente, buddhi, la capacità di decisione, ahankara, il senso dell’Io o d’identità, e persino manas, la mente sensorio-motoria, origina da questa coscienza primitiva che è citta.”  
Citta ha due funzioni. Oltre a quella passiva e ricettiva, ne svolge una più attiva. Quando è colpita da stimoli provenienti dall’esterno, essa libera talune reazioni istintive o impulsi primitivi. Da qui nascono le emozioni. 
Patanjali tratta la mente olisticamente e utilizza prevalentemente il termine citta in modo generico per indicare questo fenomeno mutevole e costantemente fluttuante. Il modello di Patanjali non è ristretto a quanti sono in grado di padroneggiare i complessi concetti di un sofisticato sistema psicologico.  
Nel sistema di Patanjali la mente viene paragonata ad un lago. Come una massa d’acqua, essa è potenzialmente calma e trasparente, ma i pensieri, “mutamenti della mente”, la stimolano all’attività e ne confondono la vera natura. Questi pensieri o modificazioni sono chiamati vrtti e sono paragonati a onde che compaiono nella massa d’acqua. Essi possono scaturire dal fondo del lago (ricordi), o come effetto di agenti esterni (percezioni dei sensi). Quando le onde si calmano, l’acqua torna limpida, e ci si può guardare attraverso fino agli strati più profondi. Se questo processo di calmare e rilassare è portato alla perfezione, l’acqua diventa perfettamente trasparente e l’uomo interiore, il massimo livello di coscienza, diventa perfettamente visibile. 
Lo yoga (che consiste nel rendere operante il massimo livello di coscienza) concerne fondamentalmente lo sviluppo del controllo volontario e della regolazione dei processi del pensiero (vrtti ). Quando ciò è realizzato, allora si rende manifesta la coscienza che è alla base del pensiero. Essa, cioè, cessa di essere nascosta e limitata da pensieri e cambiamenti della mente. Finché non si raggiunge questo stadio, la coscienza si identifica con i pensieri ed il soggetto assume automaticamente di “essere” i propri pensieri.  
Il concetto di identificazione è altrettanto centrale negli Yoga Sutra di Patanjali quanto lo è nella psicologia moderna. Ma il concetto di identificazione in Patanjali raggiunge livelli molto più raffinati. Mentre la psicologia moderna assume che l’ego si identifica con oggetti e persone (con gli stimoli provenienti dal mondo esterno), Patanjali suggerisce che c’è qualcosa al di sotto e al di dietro finanche del più minuscolo pensiero ed è l’identificarsi con esso.  
Infatti crediamo che noi siamo i pensieri che stiamo pensando.  
Patanjali assume che noi sostanzialmente siamo diversi dai nostri pensieri. Questo assunto getta le fondamenta di una psicologia realmente scientifica in quanto rende possibile lo studio obbiettivo e diretto della mente”. 33 
Per Patanjali l’unico modo per riuscire a vedere la luce della pura coscienza (Purusa) é quello di rimuovere tutti i veicoli con i quali essa si manifesta. 
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32 Bergonzi M. dispensa di Yoga mentale del 9/2/2003 
33 Rama, Rudolph Ballantine, Ajaya, op. cit.,  Ed. Mediterranee Roma 2003
 
 
 
 
 
 
 
 
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