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Questa sezione è dedicata allo
YOGA
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SAMYAMA
I CHAKRA
DALL'ORIENTE ALL'OCCIDENTE
FONDAMENTI DELLA PSICOSINTESI
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Abhyasa e Vairagya
Patanjali dopo aver dato la definizione di yoga espone due concetti che rappresentano i pilastri di tutta la disciplina su cui si fonda la nostra esperienza pratica: abhyasa e vairagya. Abbiamo già avuto modo di ribadire l’importanza di una pratica costante, ininterrota ( abhyasa) di tutto il lavoro che concerne la via dello yoga, dalle regole di comportamento, al lavoro sul corpo e sull’energia per arrivare all’astrazione dei sensi ma non deve essere dimenticato che tutto ciò é finalizzato alla pratica del samadhi.
Vairagya è il distacco, il non attaccamento. Abbiamo bisogno di lavorare sulla volontà e sul cuore, abbiamo bisogno d'energia, di determinazione, ma anche di lasciar andare, di far sì che le cose avvengano. Infatti all'inizio c'è sempre una determinazione, un fare, un preparare che sfocia poi nel lasciare che le cose “si facciano”. Sono necessarie queste due qualità (determinazione/ lasciar andare) poichè in certi momenti servirà una forte determinazione e in altri una qualità di abbandono, e in altri ancora entrambi contemporaneamente. E' importante, quindi, essere determinati senza essere rigidi per rimanere disponibili e accogliere l'esperienza che ci aprirà ad un nuovo mondo.
Dopo aver indagato nel complesso funzionamento della mente, e aver indicato la giusta attitudine a intraprendere questa indagine, a non dimenticare il vero scopo della ricerca, Patanjali fornisce le istruzioni per proseguire il lavoro che porta alla liberazione con i tre “anga” che compongono il “samyama”: dharana, dhyana, samadhi.
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