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Il fondatore Roberto Assagioli 
 
 
 
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Assagioli oltre ad essere un medico, era anche e soprattutto un umanista, un uomo di ampie vedute e di cultura vastissima, un ricercatore, uno studioso che aveva contatti con personalità eminenti dei vari campi della cultura, dell'arte, della filosofia, della religione.  
Basti pensare ai suoi incontri con Einstein, col poeta Tagore, lo scrittore James Joyce, il maestro zen Suzuki, il Lama Govinda, e molti altri. Tra i suoi molti meriti, c'è quello di aver saputo fondere il meglio della saggezza orientale e occidentale.  
Si interessò alla filosofia orientale, alla mistica cristiana, alla teosofia, nella quale militò a lungo; percorse un iter iniziatico (firmava i suoi scritti esoterici col nome "Considerator"). 
Scambiò teorie e punti di vista con i maggiori esponenti della psicologia del suo tempo: Freud, Jung, Buber, Keyserling, Maslow, Claparde, Flournoy. Collaborò con Jung e fu considerato dallo stesso Freud un promettente divulgatore della psicoanalisi in Italia. Tuttavia, dopo un primo interesse, il giovane Assagioli ben presto prese le distanze dal movimento psicoanalitico e, con il tempo, molti anni più tardi,due guerre mondiali più tardi,egli partecipò al movimento della psico logia umanistica e transpersonale: la rivoluzione di chi voleva vedere come retaggio dell'essere umano non solo elementi patologici e inferiori, ma anche le qualità più belle, la salute, la creatività, la conoscenza dell'Infinito. 
La rivoluzione umanistica e transpersonale avvenne negli Stati Uniti negli anni sessanta. Ma già all'inizio del secolo, quando anco ra era impegnato con la psicanalisi, Assagioli aveva riconosciuto la necessità di includere il mondo spirituale e l'ispirazione creativa come legittimi campi di ricerca scientifica. 
Due furono i momenti particolarmente duri nella sua vita: la persecuzione e l'imprigionamento come ebreo e pacifista e la morte del figlio Ilario all'età di 28 anni. Durante la prigionia scrisse "Libertà in prigione", di cui riporto il seguente brano: "Mi resi conto che ero libero di assumere un atteggiamento o un altro nei confronti della situazione, di darle un valore o un altro, di utilizzarla o meno in un senso o nell'altro. Potevo ribellarmi, oppure sottomettermi passivamente, vegetando; oppure potevo indulgere nel piacere dell'autocommiserazione e assumere il ruolo di martire oppure, potevo prendere la situazione in maniera sportiva e con senso dell'humor, considerandola come una nuova e interessante esperienza. Potevo farne un periodo di cura, di riposo, o di pensiero intenso su questioni personali, riflettendo sulla mia vita passata o su problemi scientifici e filosofici; oppure potevo approfittare della situazione per sottopormi a un training delle facoltà psicologiche e fare esperimenti psicologici su me stesso; o, infine, come un ritiro spirituale. Compresi che dipendeva solo da me capire che ero libero di scegliere una o più di queste attività o atteggiamenti; che questa scelta avrebbe avuto effetti precisi e inevitabili, che potevo prevedere e dei quali ero pienamente responsabile. Nella mia mente non c'era dubbio alcuno circa questa libertà essenziale...."  
Assagioli sperimentava la possibilità di liberarsi dai condizionamenti che le situazioni esterne ci portano, sperimentava l’inesauribile forza interiore che ogni uomo possiede che può condurre alla liberazione. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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