20 Luglio 2019

MIcrodosi, un metodo rivoluzionario

Microdosi, un metodo rivoluzionario per somministrare rimedi terapeutici, riducendo costi ed effetti collaterali 
Più di 25 anni fa il medico messicano Eugenio Martinez Bravo ha scoperto che dosi subliminali di rimedi farmacologici e fitoterapici possono sortire lo stesso effetto terapeutico delle dosi ponderali comunemente usate. La cosa risulta ancora più interessante se si considera che le microdosi sono completamente prive di quegli effetti collaterali che normalmente esercitano a dosi maggiori. Questa scoperta apre una finestra importante nel panorama della medicina naturale e non, costituendo l’inizio di un grosso filone di ricerca, in America Latina come in Europa.
Se si considerano le spese sempre maggiori nel campo sanitario e la percentuale altissima delle sindromi iatrogene (danni da uso dei farmaci), con la diluizione del rimedio si dà una risposta a vari problemi della cura quotidiana del paziente. Le microdosi diminuiscono di 1000- 15.000 volte la quantità normalmente usata del farmaco ma ne contiene ancora piccole tracce: per questo si dice che non si tratta di un farmaco omeopatico (siamo appena al di sopra dello 0 di Avogadro), anche perché la diagnosi continua a essere quella dei contrari e non quella del simile (per es. microdose di un antibiotico).
È per questo che la tecnica è facile da apprendere e da applicare; il medico continua a utilizzare i rimedi di sempre, solo ridotti a quel “minimum efficace” oltre al quale risulterebbero inutilmente tossici. La posologia delle microdosi è di 4 gocce per via sopralinguale 4 volte al dì e fa riflettere su quello che è il meccanismo d’azione presunto: una via breve che coinvolge l’asse neurormonale e passa dalle papille gustative all’ipotalamo, quindi  al sistema nervoso per poi arrivar all’organo bersaglio. Esiste una lista di farmaci e piante già sperimentate a lungo in tutti questi anni da più di 100.000 medici e terapeuti, soprattutto in Messico e a Cuba. Una lista che continua ad allungarsi, grazie alle scoperte che man mano si accumulano.
Ma esiste un altro aspetto interessantissimo in tutta questa ricerca che non possiamo tralasciare e che per fortuna qui in Italia sta trovando un’applicazione molto estesa: l’uso delle microdosi con gli oli essenziali. Se con le piante la diluizione apporta vantaggi relativi, con l’aromaterapia la microdose favorisce finalmente un uso per via orale che, con gli oli, è sempre stato visto con molta prudenza. La distillazione di una pianta aromatica fa ottenere rimedi con una intensa concentrazione di principi attivi, tossici ad alte dosi e a volte anche un po’ irritanti per le mucose.
E così, ad esempio, l’utilizzo in terapia dell’olio essenziale di origano, uno degli antibiotici più potenti in natura, con un ampio spettro d’azione, viene limitato a causa dei suoi effetti irritativi locali. La microdose degli oli ci fa superare completamente questi problemi e utilizzare delle diluizioni che possono essere date tranquillamente per via orale, con effetti clinici peraltro molto interessanti.
ESPERIENZE E APPLICAZIONI CLINICHE 
Da più di un anno utilizzo abitualmente oli essenziali in microdose nella pratica clinica quotidiana. In Messico le piante aromatiche vengono trattate dall’équipe di Martinez in modo particolare, fino a ottenere degli “estratti” semialcolici utilizzati poi per la preparazione delle microdosi. Qui in Italia disponiamo già di oli essenziali in commercio di ottima qualità, biologici e affidabili. E così, con grande entusiasmo, ho iniziato a preparare in microdose (MD) oli di frequente utilizzo clinico, per osservarne l’efficacia per via orale.
Per ottenere la microdose di un olio essenziale si prepara una base idroalcolica contenente 66% di acqua e 33% di alcol puro a 95°, chiamata VEICOLO 2. In 20 ml di questa base si diluiscono solo 2 gocce di olio essenziale (rigorosamente biologico e distillato in corrente di vapore). Si ottiene così la microdose che sarà poi assunta, come al solito: 4 gocce sopralinguali 4 volte al giorno. Il primo  giorno della terapia può essere fatta una impregnazione per aumentarne l’effetto: 2 gocce ogni 10  minuti la prima ora e poi 2 gocce ogni ora per tutto il giorno. Dal giorno successivo si passa alla dose abituale.
Da accreditati studi di aromatogramma e aromaterapia antibiotica (vedi studi di Camporese, ed. Tecniche Nuove) si deduce che tra gli oli più usati, il timo (varietà timolo) e l’origano (varietà hirtum) sono tra quelli più potenti e a più ampio spettro d’azione (con azione antibatterica,  antimicotica, antivirale, antiparassitaria). Il loro uso in microdose non ha mai dato alcun tipo di effetto secondario né sgradevole (ovviamente se un soggetto è allergico a una sostanza, lo sarà anche alla forma in MD). Timo e origano danno ottimi risultati nella cura di vaginiti micotiche, affezioni alle  vie respiratorie alte, tosse, raffreddore, sinusiti, parassitosi, candida intestinale, meteorismo e sindromi fermentative del colon. Una terapia continua di 1 mese è efficace nella maggior parte dei casi (2 mesi nei casi più cronici).
Molto interessante è anche l’utilizzo clinico del basilico, potente digestivo e antispasmodico, ma anche potente antidepressivo (gli effetti psicologici sono visibili già nella prima settimana).
L’achillea ha una grossa percentuale di azulene (vedi il suo colorito bluastro) e risulta per questo uno degli oli con più spiccata azione antinfiammatoria esistenti in natura, soprattutto in campo ginecologico, nella cura di vaginiti, endometriti, annessiti, dismenorrea, mestruazioni abbondanti e dolorose, cisti ovariche e mammarie. I risultati in MD sono veramente buoni, con un’alta percentuale di successi e di miglioramenti clinici.
Infine anche la santoreggia è un buon tonico generale e renale, che stimola le ghiandole surrenali e l’energia sessuale maschile. Consigliato quindi l’uso nell’impotenza sessuale maschile, specie se accompagnata da stanchezza alle gambe e ai lombi. In conclusione ciò che mi auguro è che questo filone interessante di ricerca sia portato avanti (anche con l’apporto di altri aromaterapeuti) e che possa condurre a un uso sempre più approfondito di queste sostanze meravigliose che la natura ci regala. Credo che questo lavoro sia ancora tutto da sviluppare, coinvolgendo un numero sempre maggiore di oli essenziali e sfruttandone in questo modo tutte le loro potenzialità.
 
Ginecologa e floriterapeuta 

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