25 Giugno 2019

Cos’è l’aloe vera

L’ Aloe vera può essere considerata la regina indiscussa delle piante officinali: pianta succulenta molto simile al genere Agave (famiglia delle Amarillidacee), dietro a un aspetto piuttosto anonimo nasconde in realtà caratteristiche eccezionali.Amante dei climi caldi e secchi, appartiene alla grande famiglia delle Liliacee, o Gigliacee, che comprende anche piante quali il giglio, l’aglio e il tulipano. Ne sono state classificate circa 250 varietà, di cui 3 molto usate in fitoterapia; tuttavia solo l’ Aloe barbadensis Miller (o Aloe vera) si dimostra la pianta maggiormente utile all’uomo grazie alla sua particolarissima composizione biochimica.
Il termine aloé è di origine araba e significa “amaro e brillante, trasparente” perché, quando la buccia della foglia viene asportata, il gel che fuoriesce assomiglia a un pezzo di ghiaccio lavato e, quindi, semi- sciolto. Poi, attraverso il greco (la radice greca àls-alòs significa “sostanza amara, salata come l’acqua del mare”) e il latino, il nome Aloe vera è giunto fino a noi. Nel mondo, l ’Aloe viene chiamata così: “Medicine Plant”, “Miracle Plant”, “Burn Plant” (Stati Uniti d’America); “Sa’ vila” (Paesi ispanici); “Ghrita Cumari” (sanscrito); “Jadaim” (Malesia); “Luhui” (Cina), “Erba Babosa” (Portogallo); “ Aloe ” (greco, latino, italiano, russo, tedesco). Le foglie di questa pianta sono spesse e carnose: non appena vengono sfiorate da un oggetto tagliente, emettono un liquido viscoso, acre e molto amaro. Le foglie possono variare molto in grandezza (dai 20 ai 60 cm) in base al tipo di terreno e all’esposizione alla luce.
Dal centro della pianta esce un virgulto la cui estremità è coperta di fiori tubolari, simili a spighe, dai colori vivaci, differenti a seconda delle innumerevoli varietà della pianta: gialli, arancioni, rossi, bianchi o screziati.
Oggigiorno, nonostante le medicine chimiche siano molto efficaci, il loro uso prolungato comporta complesse interazioni con altre sostanze e farmaci tali da causare spiacevoli effetti collaterali sul paziente. Di conseguenza, molti consumatori e scienziati stanno tornando a prendere in considerazione le proprietà terapeutiche di quelle specie vegetali che per tanto tempo sono state ignorate e dimenticate. L’ Aloe vera è così tornata ad essere al centro dell’attenzione perché da questa pianta si possono effettivamente ricavare notevoli benefici per la salute, sia nella cura dei sintomi che nella prevenzione di tanti disturbi. Dell’ Aloe vera si utilizza sia la sostanza gelatinosa (gel) di cui sono ricche le foglie, sia l’amaro succo giallognolo estratto dalle cellule del parenchima fogliare che indurisce al contatto con l’aria. Il gel serve essenzialmente per curare le scottature, le ustioni e piccoli tagli, favorendo la cicatrizzazione e aiutando a prevenire le infezioni. Il succo è noto fin dall’antichità come potente lassativo. Se tagliamo a fette una mela e la lasciamo esposta all’aria, noteremo che il frutto cambia rapidamente colore. Un qualcosa di simile si verifica anche con l’ Aloe: in natura, infatti, il gel contenuto all’interno della foglia è ben protetto dalla buccia esterna che trattiene l’umidità e protegge il gel dagli agenti atmosferici. Una volta che la foglia è stata recisa, ha inizio il processo di ossidazione che, gradualmente, priva il prezioso gel delle svariate proprietà benefiche che possiede quando è fresco.
La stabilizzazione è il metodo di conservazione del gel che lo mantiene in uno stato il più vicino possibile alla sua forma originale, senza perdere la potenza e l’efficacia originale racchiusa nella foglia fresca, appena raccolta.
Senza la stabilizzazione, si avrebbe inevitabilmente il deterioramento delle caratteristiche specifiche della pianta. I principali prodotti ricavati dall’ Aloe vera, dunque, sono due: dalle incisioni superficiali della foglia si ricava il succo antracenico dalle straordinarie proprietà lassative, mentre dalle incisioni fogliari più profonde si ricava il gel di idrocolloidi utilizzatissimo in dermatologia cosmetica.

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