27 Ottobre 2020

Forma e funzione dei fiori di Bach

Forma e funzione dei fiori di Bach
La forma e la funzione delle piante in floriterapia 
 

Floriterapia
Floriterapia
Dall’osservazione della pianta alla comprensione profonda del rimedio 
Entrare in risonanza significa vibrare alla stessa maniera e riconoscere le qualità profonde dell’altro essere, pianta o persona 
Da qualche anno si sta prestando attenzione a un particolare aspetto della floriterapia, quello che riguarda la relazione tra la forma, o meglio la gestualità della pianta intera, e la funzione del rimedio che dal suo fiore si ottiene. Si studia la relazione tra la signatura, come è stata chiamata da Paracelso in poi, o il gesto, come lo definì Goethe, della pianta e le sue qualità curative di uno stato d’animo che si manifesta anch’esso con un gesto, quello della persona che lo vive.
Questa ricerca è diffusa attualmente a opera di J. Barnard, fondatore in Inghilterra della Healing Herbs, e di P. Kaminski e R. Katz, fondatori in California della Flower Essence Society. “L’osservazione del paziente rappresenta solo metà dell’equazione, l’altra metà è costituita dallo studio della pianta”, dice Barnard nel suo Fiori di Bach-Forma e funzione. E Kaminski: “Il terapeuta per essere efficace deve sviluppare in sé il cuore verde del guaritore. Bisogna entrare in relazione con la Natura e far sì che ogni fiore diventi un’immagine vivente dentro di noi”. Sappiamo che E. Bach trovò tutti i suoi rimedi nell’arco di 7 anni circa, dal 1928 al 1935. Per i primi Dodici Guaritori aveva già un’idea di cosa cercare: i rimedi per i 12 tipi di personalità fondamentali o archetipiche da lui stesso individuate. Nei 7 Aiuti cercò poi i rimedi per il cronicizzarsi di alcuni atteggiamenti mentali che ostacolano la guarigione e l’apprendimento della lezione fondamentale. Per i secondi 19, che riguardano la sofferenza dovuta a esperienze dolorose e aiutano a trasformarle in conoscenza e consapevolezza, si lasciò guidare invece dallo stato d’animo che sopraggiungeva senza alcun preavviso e che lo dominava in quel momento. Per tutti usò comunque fondamentalmente lo stesso metodo di ricerca. Osservava a lungo le piante in ogni loro aspetto, come racconta Nora Weeks nella sua biografia. Camminava tantissimo, e questo lo aiutò ad affinare la sua già elevata sensibilità e capacità di percezione. Ma, soprattutto, Bach entrava in risonanza con la pianta che vibrava alla stessa frequenza dello stato d’animo che voleva curare. Ogni essere vivente vibra con una particolare energia, possiede una frequenza. Entrare in risonanza significa vibrare alla stessa maniera e riconoscere le qualità profonde dell’altro essere, pianta o persona. Infatti, quando Bach trovava la pianta che risuonava con la vibrazione dello stato emozionale che stava sperimentando, arrivava la risposta: sentiva attrazione e il piacere e la calma della guarigione. Credo che il metodo usato da Bach sia importante per noi quanto il risultato raggiunto. La sua ricerca ci ha dato la possibilità di usare i meravigliosi rimedi floreali, ma allo stesso tempo ci ha mostrato una via, una traccia: la possibilità di conoscere, entrando in contatto con la qualità energetica dell’oggetto o persona da conoscere. L’osservazione della pianta in ogni sua caratteristica, della sua forma e ancor più della sua gestualità, unita alla possibilità di recepire la vibrazione del suo modello energetico, spalanca le porte a un nuovo modo di fare conoscenza.
Maria Nicoletta Bucchicchio 
Erborista e floriterapeuta 

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