20 Febbraio 2020

Adrenalina sotto accusa

Adrenalina sotto accusa
Adrenalina sotto accusa
Gli effetti dannosi del rumore vanno oltre la pressione.
Quando il rumore stimola il sistema nervoso vengono anche attivate le ghiandole surrenali, che secernono adrenalina, un ormone che non solo influisce sulla funzionalità del cuore, ma fa aumentare anche la liberazione di grassi (fra cui il colesterolo) nel sangue. In risposta al rumore viene anche secreto in maggiori quantità un altro ormone delle ghiandole surrenali, il cortisolo.
Adrenalina e cortisolo fanno salire entrambi la pressione arteriosa e logorano fortemente, a lungo andare, il sistema cardiocircolatorio. Sono gli ormoni dello stress e lo stress ripetuto arreca soltanto danni.
Ci sono prove in abbondanza che il rumore sia proprio una delle principali cause dello stress.
Un gruppo di ricercatori di Brooklyn ha esposto dei topi maschi ai rumori amplificati della metropolitana per un’ora due volte al giorno, cinque giorni alla settimana per 53 settimane.
L’esposizione ha provocato alla fine calo di peso, ingrossamento delle ghiandole surrenali e diminuzione di peso dei testicoli.
Poi gli scienziati hanno esposto topi maschi e femmine allo stesso tipo di rumore per quattro settimane prima dell’accoppiamento e per tre settimane dopo l’accoppiamento.
Soltanto due delle sedici femmine hanno concepito e le loro figliate medie sono state di soli tre topini. Nel gruppo di controllo, invece, metà delle femmine non sottoposte a stress hanno concepito e la figliata media era superiore a sette topini.
Il dottor Daniel Fife e la dottoressa Elizabeth Rappaport hanno invece studiato i pazienti di un ospedale in un periodo in cui erano in corso lavori a causa dei quali gru, bull-dozer, camion ribaltabili e pale meccaniche creavano un fracasso infernale per quattro ore al giorno.
Hanno misurato il periodo di degenza in ospedale dei pazienti dopo che erano stati operati e li hanno confrontati con quelli degli individui operati prima e dopo il periodo dei lavori.
La differenza tra le degenze in ospedale nei due periodi, quello di rumore e quello di silenzio, era significativa.
Nel primo, i pazienti avevano dovuto rimanere in ospedale per una durata di tempo dal 4 al 15 per cento più lungo di quella dei periodi di silenzio.
I due medici hanno così concluso che la degenza in ospedale viene prolungata in modo significativo dal rumore, ma non hanno saputo dire se ciò avviene a causa dell’effetto dei rumori sulle risposte organiche dei pazienti oppure sull’efficienza lavorativa del personale dell’ospedale.
Altri studi suggeriscono una riposta a questa domanda, dimostrando che il rumore non soltanto può prolungare una degenza in ospedale ma può anche spedire in ospedale per effetto di una crisi ipertensiva.
Uno dei luoghi preferiti dagli scienziati che effettuano esperimenti sugli effetti del rumore è un grande aeroporto. Paul Borsky, della Columbia University di New York, ha passato in rassegna 1.500 persone che vivevano nei pressi dell’aeroporto John F. Kennedy e ha scoperto che più gli individui vivevano vicini all’aeroporto più spesso avevano il sonno agitato.
Nel raggio di un chilometro e mezzo dall’aeroporto, quasi il 60 per cento delle persone lamentava disturbi nel sonno. A otto chilometri di distanza la percentuale scendeva al 33%. Di quelli che vivevano a 20 chilometri di distanza soltanto meno del 10 per cento lamentava disturbi.
Ma il rumore di un aereo sufficiente a svegliare chi dorme può anche far finire in ospedale? Secondo il professor William Meecham, dell’Università della California di Los Angeles, sì.
C’è da dire, però, che gli ospedali presi in esame erano per malattie mentali. Lo studioso ha confrontato i ricoveri delle persone che abitavano nel raggio di cinque chilometri dall’aeroporto internazionale di Los Angeles con quelli delle persone che abitavano  a dieci chilometri di distanza.
Ebbene, per gli individui che abitavano più vicini all’aeroporto, le ammissioni in ospedale erano superiori del 29%. Uno studio analogo condotto attorno all’aeroporto inglese di Heathrow ha dimostrato che i ricoveri in ospedali psichiatrici erano del 31% superiori per gli individui che abitavano nei pressi dell’aeroporto.
Non occorre però abitare vicino a un aeroporto per trovarsi esposti a laceranti rumori che minacciano il corpo e la mente.
Secondo il medio» canadese Roy Chatterton, una doppietta, una sega circolare, una sirena, un trattore, una falciatrice a motore e perfino una pistola-giocattolo per bambini sono capaci di creare un rumore di intensità pari a quello di un aviogetto.
E i rumori stradali, la televisione o la radio ad alto volume, il traffico delle ore di punta, il frastuono delle macchine per ufficio e le macchine azionate da motori elettrici possono sfiorare o superare quella che i medici definiscono la «soglia del pericolo».
Ma esiste davvero una «soglia del pericolo» al di sotto della quale il livello di rumore è innocuo? Secondo il dottor Ernest Peterson, primario della divisione ricerche auditive della Scuola di medicina dell’Università di Miami, il rumore che la maggioranza di noi è costretta a subire ogni giorno può essere sufficiente per costituire causa di allarme.
Il dottor Peterson ha esposto sperimentalmente una scimmia a scariche intermittenti di rumore intenso e un altro animale a una registrazione di 24 ore di normali rumori di strada all’esterno di un ospedale rilevando che la pressione sanguigna dell’animale sottoposto a forti rumori era aumentata.
Ma anche la pressione e la frequenza cardiaca del secondo animale erano cresciute senza normalizzarsi neanche quando sembrava essersi calmato.
Inoltre l’animale aveva sviluppato quella che il dottor Peterson ha definito una «reazione anticipatoria». Dopo due settimane, la pressione e la pulsazione dell’animale di notte ritornavano normali, ma prendevano a risalire tre, quattro ore prima che i rumori riprendessero, sempre alla stessa ora.
Da notare che il dottor Peterson non aveva legato l’animale al carrello di un jet, ma semplicemente esposto allo stesso volume di rumori che noi tutti possiamo sentire nella «zona di silenzio» attorno a un ospedale.
Che cosa possiamo fare per proteggerci dal rumore?
Non sono molti gli studi sugli eventuali antidoti volti a proteggere il corpo dagli effetti dell’inquinamento acustico.
Si è visto, al contrario, che l’alcol nel sangue rende l’udito più vulnerabile ai danni causati dal rumore.
Non ci sono invece studi specifici riguardanti l’effetto delle vitamine sullo stress da rumore, ma è risaputo che tutte aumentano la protezione contro altri tipi di stress.
Particolarmente importanti sono la vitamina C e il complesso delle B. Degne di considerazione sono anche le vitamine A, D, E e minerali come lo zinco, il magnesio, il ferro, il potassio e lo iodio.
Si possono ridurre i rumori in casa, collocando cuscinetti di gomma morbida sotto gli elettrodomestici rumorosi come frullatori, tritacarne, apriscatole e montando quelli di maggiori dimensioni su uno spessore isolante antivibrazioni.
Può essere utile anche ricoprire i pavimenti con una moquette che assorba i rumori. Se il rumore esterno costituisce un problema, si può provare a ricorrere ai doppi vetri o a sistemare pesanti tendaggi alla finestra incriminata.
Se poi ci si deve esporre in prima persona ai rumori, conviene munirsi di salvaorecchie o cuffie antirombo.
Il mondo non sta certo guadagnando in silenziosità. Di fronte antinquinamento sonoro che minaccia la durata e la qualità della nostra vita abbiamo una ragione di più per prenderci cura di noi stessi se vogliamo continuare a godere dei suoni più gradevoli come le risate, lo stormire delle foglie, la conversazione degli amici e la musica.

Tratto dalle Guide per la Salute

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