16 Giugno 2019

Il massaggio indiano alla testa

Il massaggio indiano alla testa è assai utile e rilassante. Il metodo comprende: il massaggio distensivo del collo, la trazione delle cervicali, il trattamento antistress al viso, i “pancha bindu” (digitopressione sui punti focali delle aree cerebrali), la stimolazione del cuoio capelluto, la torsione e trazione dei capelli. Normalmente si utilizza l’olio di mandorle dolci, oppure l’olio di sesamo. La prima manovra, eseguita con il soggetto in posizione prona, prevede che vengano visitate minuziosamente le vertebre cervicali, massaggiati i trapezi, al fine di ingenerare la necessaria condizione di rilassamento.
Dopo aver verificato che la testa si trovi correttamente posizionata, si tira con entrambe le mani e con determinazione, mantenendo attiva la trazione per 15 anche 20 secondi. Sul finire di tale trazione, mentre con la mano sinistra si mantiene ancora la tensione attiva, con l’indice e il medio della mano destra, si preme per 8-10 secondi tra le arcate sopraciliari. Ciò, secondo la tradizione, provoca un riavvicinamento più dolce delle parti stirate.
Dopo la trazione alle cervicali viene minuziosamente esaminata la condizione delle ghiandole sotto le mascelle. Durante l’ispezione le dita si muovono lentamente soffermandosi e sviluppando movimenti circolari in coincidenza dei noduli. Questa manovra ed il massaggio ai masseteri sollecitano, tra l’altro, il rilassamento di tutta questa zona spesso rigida in molti soggetti che addirittura mantengono le mascelle contratte anche durante il sonno.
massaggio indiano 1
Si indugia, nella manovra seguente, a manipolare sia la zona sotto l’orecchio, sia il padiglione auricolare entrando a stendere l’olio perfino nelle pieghe interne. Due o tre gocce di olio vengono lasciate cadere nell’orifizio recando così beneficio ai tessuti interni e facilitando lo scioglimento e il distacco del cerume. D’altro canto anche nelle nostre tradizioni popolari si è sempre curato il mal d’orecchio con l’olio di oliva tiepido.
Le tre manovre che seguono vertono ad ottenere la distensione dei muscoli facciali: la prima interessa il mento ed il labbro inferiore, la seconda il labbro superiore e la terza il naso. Queste manovre che hanno una valenza anche estetica, sono della stessa natura: i pollici si muovono seguendo la medesima direzione, alternandosi cioè dal centro verso l’esterno.
Poi ci si occupa degli occhi con specifiche manovre: delicatamente vengono inumidite sia le palpebre inferiori, sia le superiori muovendo le dita dalla radice del naso verso l’esterno; si stimola l’arcata sopraciliare appoggiando in progressione ad una ad una le dita e lasciandole scivolare intorno al cavo orbitale, infine mentre si avvolge con il palmo delle mani affettuosamente il viso si appoggiano delicatamente i pollici sugli occhi per provocarne il rilassamento.
Segue una stimolazione del centro delle soppraciglia (il terzo occhio) ottenuto con lo sfregamento dei pollici, dal basso verso l’alto, per risvegliare la consapevolezza e la capacità discriminativa.
Si passa alla fronte. La fronte esprime fisicamente, in molti soggetti, le tensioni mentali che si traducono in contrazioni sviluppando, a lungo andare, le rughe. Il movimento più classico per indurre distensione e rilassamento è con le mani che si muovono sempre dal centro verso l’esterno.
massaggio indiano 2
indurre distensione e rilassamento è con le mani che si muovono sempre dal centro verso l’esterno.
Terminato il viso, si esegue una manovra che ha come obbiettivo il rilassamento di una parte del cervello: il pollice destro preme al centro delle sopraciglia coadiuvato dal pollice sinistro che gli sta sopra e gli indici procedono a chiudere le temporali per provocare una diminuzione del flusso sanguigno verso l’alto. Questa manovra talvolta riesce ad eliminare i mal di testa conseguenti all’affaticamento. La pressione viene mantenuta con una certa forza per 30 secondi e poi allentata con attenta gradualità.
Si passa al cuoio capelluto. Mentre viene copiosamente inumidito d’olio, si attiva la circolazione del sangue sfregando con i polpastrelli delle dita. Il movimento è simile a quello che si usa quando ci si lava la testa. Si afferra, in seguito una piccola ciocca si torce fino ad ottenere un “insieme” compatto poi si tira stimolando i bulbi. Le varie ciocche trattate vengono raggruppate insieme e anch’esse tirate. Infine si procede ad eseguire lo stesso tipo di manovra con tutti i capelli. Dopo averli sciolti e distesi si inizia la serie di pressioni in speciali punti considerati fulcro di altrettante aree celebrali.
La cultura indiana offre una interessante interpretazione del funzionamento del cervello: la coscienza risulterebbe essere una qualità della manifestazione pertanto, permeerebbe tutto l’universo e il cervello sarebbe lo strumento in grado di captare tale coscienza adattandola alle necessità umane. Il fenomeno sarebbe paragonabile alla luce solare filtrata da un prisma il quale scomporrebbe la luce in sette qualità o lunghezze d’onda. Ebbene il cervello, sempre secondo questa interpretazione. avrebbe sette possibilità o qualità di coscienza corrispondenti ad altrettante aree della testa.
Il fulcro di ciascuna area risulterebbe in uno specifico punto. Cinque di questi punti possono essere direttamente stimolati dal massaggiatore con pressioni e soffregamenti. Essi sono: il centro delle sopracilia, il culmine della fronte all’attaccatura dei capelli. la nuca, l’occipitale e la sommità del capo.
di Amadio Bianchi

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