19 Agosto 2019

Aurobindo

Chosh Aurobindo nacque a Calcutta il 15 agosto 1872. Studiò in Inghilterra per fare ritorno in India nel 1893. Nel 1902 Aurobindo entrò in contatto con il movimento rivoluzionario del Bengala e fondò successivamente un giornale che propugnava i principi della resistenza passiva: promosse azioni di non cooperazione, boicottaggio e resistenza nei confronti del governo britannico in India.
Arrestato e incarcerato nel 1907 ad Alipore, trascorse un anno in prigione e proprio qui iniziò a coltivare la meditazione e a praticare lo voga. Tornato in libertà si dedicò prevalentemente alla realizzazione spirituale interiore, ritirandosi a Pondicherrv e fondando un ashram con l’aiuto di Mira Alfassa (1878- 1973, soprannominata Mère, la Madre), sua stretta collaboratrice. Il fulcro dell’attività e dell’insegnamento di Aurobindo è lo Yoga Integrale, che, secondo il Maestro, è l’unica via per la realizzazione spirituale e la liberazione della coscienza. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla stesura di Savitri, poema composto di ben 23.813 versi. Attraverso la pratica respiratoria (pranajama) Aurobindo fece esperienza dell’illuminazione (prakash–maya che poi descrisse in una vastissima produzione poerica e lerreraria. Morì nel 1950 a Pondicherrv.
Lo scopo ultimo dello Yoga lntegrale di Aurobindo, non era semplicemente quello di realizzare uno stato di coscienza superiore nel singolo individuo, bensì quello di proseguire oltre, alla ricerca di un’esperienza totalizzante. Il problema del nostro tempo, per Aurobindo, è la trasformazione dell’uomo nel grande essere spirituale che potenzialmente è.
Lo yoga dev’essere praticato quindi come mezzo per trasformare la condizione attuale dell’umanità. La riflessione di Aurobindo, partita dagli antichi insegnamenti della tradizione indiana, porta alla tesi che, dietro le apparenze dell’universo (il velo di maya), si cela l’essenza di tutte le cose, unica ed eterna, con la quale è possibile entrare in contatto squarciando il velo di ignoranza che separa l’essere umano da questa realtà. Aurobindo afferma che questo Sé supremo è presente allo stato involuto  anche nel mondo della materia e che l’Evoluzione è il metodo attraverso il quale l’Essere libera se stesso e diventa accessibile alla nostra coscienza. La mente, se è il termine più alto raggiunto fino ad ora dall’Evoluzione, non è però l’ultimo grado che essa può, potenzialmente, raggiungere.
Se i passi precedenti nell’Evoluzione sono stati compiuti dalla Natura, nell’uomo si manifesta la capacità di evolvere ulteriormente grazie alla volontà cosciente. Non è comunque solo attraverso la volontà mentale nell’uomo che questo passaggio può essere compiuto completamente, poiché la mente arriva solo fino ad un certo punto oltre il quale non può che muoversi in circolo. Aurobindo rivela che è possibile la discesa di un nuovo potere di coscienza che egli chiama Supermente, il quale segnerà la nuova tappa evolutiva dell’umanità;
questa nuova coscienza ampliata non libererà solamente il Sé spirituale oltre il mondo, bensì nel mondo stesso, e sostituirà l’ignoranza degli uomini con la Conoscenza necessaria per evolvere oltre i limiti della propria umanità e vivere finalmente in pace con i suoi simili. Non si tratta quindi di un semplice miglioramento della qualità di vita individuale, bensì di una radicale trasformazione che coinvolge la società nel suo complesso.
Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

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