30 Settembre 2022

Buddismo zen

Il Buddismo zen è un indirizzo di pensiero nato in Cina dall’incontro del buddismo mahayana con il taoismo cinese per iniziativa del monaco indiano buddista Bodhidharma e dei suoi successori Shen-hsiu e Hui-neng. Il termine zen deriva, attraverso una traslitterazione del cinese chzn e dal sanscrito d/iyana (meditazione). Importata in Giappone (1215) dal monaco Lisai, la dottrina zen valorizza la prassi etica e il tipo di contemplazione “senza oggetto” per conseguire l’illuminazione.
L’illuminazione (satori) è la consapevolezza dell’unità dell’essere. Troviamo segni di questa unità ovunque nel mondo sensibile e nella quotidianità in cui viviamo: di conseguenza ogni essere vivente, ogni elemento sensibile riveste una grande importanza ed è degno di rispetto. Nello zen si recitano delle preghiere che però, a differenza di quelle cristiane, non sono rivolte a un Dio, ma sono pure manifestazioni dell’amore dell’uomo per i suoi simili: “Per quanto innumerevoli siano gli enti, io prego perché tutti si salvino; per quanto inesauribili possano essere le passioni, io prego perché tutte possano essere sdradicate; – per quanto supremamente elevata possa essere la via di Buddha, io prego che tutti possano raggiungerla”. In Giappone il buddismo zen si distingue in due scuole principali: Soto e Rinzai. La scuola Soto raccomanda la pratica della meditazione detta zazen (meditazione seduta). Nella zazen si medita sempre a occhi aperti seduti nella posizione yogica “del loro completo” e, rivolti verso la parete, si Localizza la mente sulla corretta postura e sul libero fluire del respiro.
Lo scopo è quello di ottenere il “vuoto di sé” ed essere pronti ad accogliere l’illuminazione, che avverrà spontaneamente allorché, dopo lunghi esercizi, lo spirito si sarà dilatato e sarà giunto a uno stato di coscienza più profondo di quello ordinario.
Quando si è seduti, semplicemente seduti, gustando il silenzio e l’immobilità dello zazen, è possibile osservarsi, conoscersi, accertarsi e riconoscersi connessi con il resto del cosmo. Secondo la regola della scuola Rinzai, invece, si medita con gli occhi aperti, sedendo rivolti verso il centro della sala e si utilizza come strumento meditativo il koan. Il koan è un enigma o un paradosso logico, che il maestro propone al discepolo per aiutarlo a scoprire l’inadeguatezza di ogni sforzo razionale a penetrare la realtà ultima. Nella maggioranza dei casi il koan è insignificante: concepito per mettere in crisi il pensiero discorsivo, diventa un mezzo per produrre il vuoto della coscienza.
La millenaria saggezza orientale, unita all’indagine della mente condotta dalla psicologia occidentale, rende la meditazione zen lo strumento privilegiato cui ogni uomo può ricorrere per ritrovare la sua vera essenza e liberarsi una volta per tutte dai condizionamenti mentali, da paura, insicurezza e disagio.

Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

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