23 Settembre 2022

Il Kriya Yoga

Le origini del Kriva Yoga (che significa “unione con l’infinito, attraverso una data azione rituale”), secondo la tradizione, si perdono nella notte dei tempi.
Fu, tuttavia, Paramahansa Yogananda che ne diffuse il Kriya Yoga soprattutto in Occidente. Il Kriya Yoga (i cui gradi sono quattro), tramite una semplice e rigenerante pratica di respirazione, agisce sui centri energetici dell’uomo (chakras), determinandone il risveglio e consentendo la circolazione dell’energia pranica lungo la spina dorsale (kundalini) e la liberazione del karma.
Il Kriya Yoga consta di disciplina corporea, controllo mentale e meditazione sull’AUM (OM). Patanjali parla di Dio come del reale suono cosmico OM. L’OM è la parola primordiale che nella meditazione si fa testimone della presenza divina. Inoltre Patanjali dice del Kriya Yoga: “…
La liberazione può essere raggiunta mediante quel pranayama cui si arriva separando i processi dell’inspirazione e dell’espirazione …”L’iniziazione al Kriya Yoga vera e propria richiede solitamente almeno un anno di pratica quotidiana delle tecniche di base.
Il Kriya Yoga è accompagnato fin dall’inizio da un senso di pace ritemprante e produce un effetto rigenerante. Per arrivare alla coscienza suprema è necessario il distacco della mente dalle impressioni sensoriali e la sua concentrazione sul terzo occhio.
Nel Kriya Yoga per ottenere questo stato di distacco dai sensi, chiamato da Patanjali pratyahara, si deve controllare l’energia vitale con il pranayama.
Per immobilizzare i pensieri bisogna immobilizzare il respiro: solo allora si può avere autentica concentrazione (dharana) e iniziare la meditazione per giungere infine all’immedesimazione con il piano spirituale (samadhi,).
Per cominciare questo luminoso cammino e aprire la porta del terzo occhio è necessario “bussare” con il mantra dell’OM.
Tecnica Kriya Yoga
Preparazione – Assumere una posizione corretta a spina dorsale diritta e estremamente importante per una buona meditazione e, in modo particolare, per il Kriya Yoga. Si può stare seduti a terra a gambe incrociate o su una sedia con i piedi ben poggiati sul pavimento: in ogni caso la colonna vertebra e deve essere diritta. Il mento sia tenuto parallelo al suolo, le spalle bene all’indietro, il petto in fuori, l’addome rientrato. Le mani, palmi in su, si appoggino sulle cosce, dove si congiungono all’addome. Gli occhi rivolti al terzo occhio devono rimanere immobili e semichiusi o chiusi completamente. Tecnica – Il Kriya Yoga deve essere sempre eseguito con la più profonda concentrazione e il più completo distacco da tutte le distrazioni esteriori. Immaginate la colonna vertebrale come una sorta di tubo cavo che dal coccige si estende al bulbo rachideo (alla base del cranio). Dal bulbo, questo tubo prosegue passando attraverso il cervello fino al terzo occhio. Dilatate la gola piegando la lingua indietro verso l’ugola; riportate poi a lingua nella posizione naturale sforzandovi di mantenere però l’espansione della gola ottenuta. Inspirate dalla bocca, lentamente e tranquillamente, contando fino a dieci o fino a quindici, immettendo l’aria nei polmoni dalla parte bassa della gola dilatata. Il respiro malato dovrebbe dare un suono aspirato appena udibile di una “O” larga, quasi una “A”, nel profondo della gola dilatata, e produrre una sensazione fresca, Sentite che la sensazione del respiro malato è una corrente fresca che sale all’interno del cavo cerebro-spinale, dal coccige al midollo allungato e fino al terzo occhio. Trattenete l’attenzione sull’interno del cavo cerebro-spinale durante l’inspirazione. Trattenete brevemente il respiro mantenendo la concentrazione sul terzo occhio. Espirate dalla bocca, lentamente e tranquillamente, contando fino a dieci o fino a quindici, mentre espellete il fiato dalla parte alta oella gola dilatata. Mantenete lo stesso conteggio per l’esalazione come per l’inalazione. Il respiro esalato dovrebbe dare il suono appena udibile di “I”, nella parte alta della gola espansa, e produrre una sensazione calda. Sentite che la sensazione di calore del respiro esalante è una corrente calda, sottile, filiforme che discende entro la cavità del tubo cerebro-spinale dal terzo occhio, e dal bulbo rachideo al coccige. Ripetete quanto precede in successione ininterrotta quattordici volte, senza pause e senza respirazioni intermedie.
Eseguite il Kriya Yoga quotidianamente mattina e sera, regolarmente. Non interrompete la meditazione alzandovi subito o bruscamente dopo il Kriya yoga. I principianti del Kriya Yoga possono eseguire 14 Kriya alla volta, due volte al giorno (mattina e sera): dopo tre mesi di allenamento costante il numero dei Kriya, sia mattutini sia serali, viene portato a 24. Dopo di ciò sarà il vostro Istruttore Kriya a consigliarvi in merito. Oltre alla pratica mattutina e serale del Kriya yoga, è consentito eseguire alcuni Kriya (fino a sei) anche nei momenti liberi durante la giornata.
Il terzo occhio  
Il terzo occhio e il presupposto della chiaroveggenza. È situato nel centro della fronte leggermente spostato sopra le sopracciglia. È collegato al sesto chakra e all’ipofisi. L’attivazione del sesto chakra comporta il “risveglio” delle capacità intuitive e meditative personali. L’intuizione e la capacità di captare una verità senza fare ricorso al pensiero logico. Un individuo in Evoluzione passa dall’iniziale intuizione alla piena attivazione del terzo occhio e cosi alla veggenza. Quando il terzo occhio è totalmente aperto è possibile vedere e fare molte cose: diventa possibile vedere altre realtà oltre a quella fisica come, per esempio, l’aura e gli stessi chakra. E possibile rivivere le proprie vite passate e compiere “voli astrali”. Con il terzo occhio e possibile praticare la magia nera (malocchio, malefici…) e la magia bianca (sciamanesimo, guarigioni, esorcismi…).
Il mantra deII’Om 
Tra i vari concetti filosofico-spirituali mutuati dalla cultura indiana, uno dei più noti è quello di “mantra”, termine sanscrito che significa “strumento per la mente” Il mantra e una formula, una parola o un semplice suono dotato di una particolare forza spirituale e sacrale. La sua ripetizione ritmica e in grado di modificare lo stato psicofisico di chi canta e di chi ascolta, consente all’energia (prana) di circolare e induce uno stato di calma, concentrazione e recettività. Tra i numerosi mantra esistenti, un discorso a parte merita OM, il “mantra dei mantra”. Nell’OM, infatti, secondo e Upanishad, sono contenuti tutti i significati spirituali dei singoli mantra, essendo l’OM l’emanazione diretta del suono cosmico primordiale che vibra da sempre in ogni atomo dell’universo.
La tecnica dell’Om  
1. Sedete in modo comodo mantenendo la schiena ben eretta. Appoggiate i gomiti su di un sostegno che li tenga alti in modo da riuscire a chiudere agevolmente i fori delle orecchie con i pollici.
2. Appoggiate i mignoli sugli angoli interni delle palpebre per mantenerle chiuse e impedire gli scatti nervosi degli occhi.
3. Appoggiate le altre dita sulla fronte.
4. Concentrate lo sguardo sul terzo occhio e mantenetelo fisso li.
5. Ripetete mentalmente il mantra OM.
6. Rivolgete tutta la vostra attenzione sull’orecchio destro, dove l’afflusso energetico è più intenso e i suoni si percepiscono prima.
7. Continuate a recitare mentalmente il mantra dell’OM in modo automatico: ogni sforzo mentale deve essere dedicato all’ascolto del suono autoprodotto e percepito all’interno dell’orecchio destro.
8. Ascoltate il suono di OM e unitevi totalmente a esso. L’OM è la manifestazione di Dio sotto forma del suono cosmico primordiale.
Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

Related posts