02 Aprile 2020

Il ruolo della concentrazione

La concentrazione è la base della meditazione in tutte le sue forme. I due termini però non si identificano: infatti, il rapporto che intercorre tra concentrazione e meditazione è rispettivamente quello di mezzo – fine, processo – risultato finale.
Una differenza tra concentrazione e meditazione risiede nel fatto che, mentre la prima è una facoltà psichica che può anche essere semplicemente utile nella vita quotidiana nello svolgimento di azioni comuni (studiare, leggere, dipingere…), la meditazione si accompagna sempre a un contenuto spirituale, più elevato e allo stesso tempo più impegnativo. La meditazione, nella sua accezione più elevata, è rivolta al progressivo miglioramento della sfera spirituale, con tutte le responsabilità, le difficoltà e la presa di consapevolezza che questo comporta.
Nell’affrontare la meditazione è consigliabile abbandonare ogni consapevole desiderio e tensione dirette al conseguimento di un fine prefissato (sia esso il semplice rilassamento o l’illuminazione). L’unica cosa da fare è concentrarsi sul supporto meditativo prescelto con la stessa disposizione d’animo con cui si osserva qualcosa per la prima volta. La concentrazione deve essere perseguita come obiettivo in sé e per sé, con distacco e assoluta assenza di aspettative. In psicologia, la concentrazione è considerata un tipo particolare di attenzione, selettivamente orientata, che richiede un focus talmente specifico da escludere qualsiasi stimolo esterno o interno distraente.
L’attenzione dedicata all’oggetto prescelto è totale. Questo tipo di attenzione consente di ottenere un maggior grado di efficienza nelle nostre attività quotidiane e maggiori probabilità di fissare nella memoria i più minuti particolari. Grazie alla concentrazione alleniamo la mente a una maggiore acutezza e chiarezza, dandole l’opportunità di guardare dentro se stessa (introspezione) e di analizzare i contenuti psichici. Il filosofo a questo punto potrebbe porsi la questione tanto dibattuta di come la mente può conoscere veramente se stessa. Come può l’occhio rivolgersi a se stesso? La diatriba nasce sul terreno della tradizionale gnoseologia (teoria della conoscenza) basata sulla rigida dicotomia tra soggetto che conosce e oggetto conosciuto.
La mente e il suo contenuto sono in base alla gnoseologia due entità ben distinte. Eppure attraverso la concentrazione la mente è in grado di svuotarsi di tutti i suoi contenuti. Pur venendo a mancare l’oggetto della conoscenza, non per questo la mente cessa di esistere! Proprio lo svuotarsi di ogni contenuto esterno le consente di concentrarsi esclusivamente su se stessa e di dare inizio alla meditazione.

Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

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