08 Agosto 2020

La purificazione nella meditazione

La purificazione comprende la pulizia personale, la pulizia dell’ambiente, l’ordine e essenzialità nell’arredamento della casa, pulizia mentale. assenza di distrazioni e di pensieri ricorrenti. In sanscrito kapala significa “cranio” e bhati “splendere”. Non si tratta di un vero e proprio pranayarna, ma di un kriya, cioè di uno speciale procedimento che viene utilizzato per la pulizia delle vie respiratorie. È infatti una delle sei pratiche di purificazione (Shat-Kriya) che preparano e precedono il controllo del respiro (pranayarna). Esse sono:
1. Dhauti
2. Vasti (lavaggi interni ed esterni)
3. Nadi (tecnica per la pulizia interna del naso)
4. Trataka (per la purificazione e il potenziamento dell’occhio)
5. Naul/i (isolamento dei muscoli retti)
6. Kapalabhati (per la purificazione del cranio e dei polmoni)
Nadisodhana:  
la parola nadi indica i canali nervosi conduttori della corrente positiva e negativa. Sodhana significa “
purificazione, pulizia”. Espirate leggermente attraverso la narice sinistra, che chiuderete col pollice. Inspirare attraverso la narice destra, quindi espirare dalla narice sinistra. Inspirare dalla narice sinistra, espirare dalla destra, e così via.
Tenete sempre leggermente chiusa ciascuna narice, sia durante l’inspirazione che durante l’espirazione; se una delle narici è già parzialmente ostruita a causa di una deviazione non chiudetela oltre, altrimenti non potrete più respirare. Iniziate respirando in questo modo per almeno 15 secondi, aggiungendone 10 in più ogni settimana, fino ad arrivare ad un massimo di 2 minuti.
Kapalabhati è un esercizio che può essere eseguito sia in piedi che seduti, possibilmente nella posizione del loto, o comunque comodamente, a gambe incrociate. Il viso deve essere completamente rilassato. Come tutti gli esercizi di pranayarna, anche questo comincia con una espirazione che deve essere brusca e veloce ed effettuata mediante la contrazione dei muscoli addominali e del diaframma, in successioni rapide. La glottide deve rimanere aperta. Senza trattenere il respiro, rilassate i muscoli dell’addome in modo che la parte bassa e media dei polmoni si riempia d’aria quasi da sé e inspirate. Quindi, senza  trattenere l’aria, espirate di nuovo vigorosamente. Durante l’esercizio fissate la vostra attenzione sulle espirazioni e sul fatto che con questa pratica si purifica il corpo dai gas tossici, immettendo ossigeno per rigenerare tutti i tessuti dell’organismo. Iniziate respirando in questo modo per almeno 15 secondi, aggiungendone 10 in più ogni settimana, fino ad arrivare ad un massimo di 2 minuti. Se provate senso di stanchezza, riposate qualche istante respirando normalmente e riprendete poi la pratica respiratoria.
Il pranayama  
Chi ha raggiunto le asana eseguirà il pranayama. Bisogna, o Gargi, prendere le asana, o posizioni desiderate, seguendo le regole. Seduto per terra, cosparso di erba Cusà e vestito di una pelle, in adorazione di Ganapati, tra frutta e dolci, seduto sul posto, con le mani posate sulle ginocchia, il capo eretto, le labbra chiuse e ferme, rivolto verso il nord o l’est, guardando fissamente la punta del proprio naso, senza digiunare ne mangiare eccessivamente: sono queste le regole secondo cui si dovrebbe purificare il Nadi.
Senza questo, Io yoga non sarebbe efficace: col pensiero rivolto a CM, parola seme e all’unione tra da e Pingala, narice destra e sinistra, bisogna inspirare l’aria da Ida in dodici Matre (secondi). Quindi, rimanendo sempre nello stesso luogo, lo yogi medita sul fuoco e sulla parola Raug. Meditando così, espira lentamente l’aria attraverso Pingala, narice destra. Inspirare di nuovo, attraverso Pingala, nello stesso modo.
Quindi espirare lentamente attraverso Ida.
Il Pranayama è un esercizio di purificazione da praticare per tre o quattro anni, o per tre o quattro mesi, secondo le istruzioni del guru, rinchiuso solo in una stanza, al mattino presto, a mezzogiorno, alla sera e a mezzanotte, per arrivare alla purificazione del sistema nervoso e si manifestino questi segni: luminosità del corpo, viso limpido, buon appetito, sentire il Nada. Eseguire poi il pranayama, che e formato dalla espirazione o Rechaka, dal trattenere il respiro o Kumbaka e dall’ispirare o Puraka.
Per fare il pranayama si deve unire il prana con l’asana. Riempire il corpo di aria in sedici Matre, riempirlo dalla testa ai piedi.
Dobbiamo esalarla in trentadue Matre e trattenerla in sessantaquattro Matre. Un’altra specie di pranayama porta a espirare aria in sedici Matre; la Kumbaka è di 64 Matre e l’espirazione di 32. Il pranayama libera da tutte le impurita dell’organismo.
Dharana libera dalle impurità della mente. Pratyakara dalle impurita dell’attaccamento. Samadhi libera da qualsiasi velo che nasconde l’Anima o Signore.
Dalle Upanishad.
Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

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