16 Giugno 2019

La terapia della preghiera

La terapia della preghiera
A MANI GIUNTE SI GUADAGNA IN SALUTE 
Da vent’anni varie ricerche dimostrano le proprietà terapeutiche della preghiera sul tono dell’umore, sulla pressione e sul cuore.
Ormai non sono più segnalazioni aneddotiche; siamo di fronte ad una vera e propria “terapia” della preghiera. Sono più di trent’anni che studiosi, prevalentemente americani, ma non solo, si interrogano appassionatamente sul tema: la pratica religiosa allunga la
vita, fa ammalare di meno, fa guarire prima? In sostanza é una cura?
Uno dei ricercatori che ha fornito le prime risposte al quesito é stato lo statunitense Herbert Benson, professore di medicina alla Harvard Medical School, pioniere degli studi – correva l’anno 1967 – sull’effetto benefico della meditazione sulla respirazione e sulla pressione alta, lavori che non sempre hanno trovato entusiasta la comunità scientifica.
Ma in seguito altre ricerche condotte con rigore hanno dimostrato che fra i malati ricoverati in Unità coronarica per un infarto, quelli che pregano o hanno, comunque, il conforto della fede, approdano più velocemente alla convalescenza. Altre, meno convincenti, ipotizzano che la preghiera, se associata ad una dieta equilibrata, possa far regredire le placche aterosclerotiche nelle arterie e riesca, addirittura, a frenare la progressione del tumore alla prostata.
Senz’altro attendibile, invece, la ricerca che comparve nel 2002 sulla rivista British Medical Journal sugli effetti benefici del rosario, rigorosamente in latino, coordinata da Luciano Bernardi dell’Università di Pavia. Se recitato ogni giorno e con grande partecipazione da persone sofferenti di scompenso cardiaco cronico, sembra capace di regolarizzare il battito del cuore e la pressione. Il beneficio sarebbe dovuto alla ripetitività (si devono recitare per tre volte 50 Ave Maria) della litania che facilita la sincronizzazione del respiro con il ritmo del cuore, con una migliore ossigenazione del sangue.
All’Università di Cambridge in Gran Bretagna, il neurologo John Teasdale ha scoperto che la meditazione abbinata alla psicoterapia riesce a curare certe forme di depressione cronica.
Una delle sue pazienti, una scrittrice figlia di due sopravvissuti all’Olocausto, grazie a questo trattamento é riuscita a fare a meno dei farmaci che l’avevano, come una schiavitù, accompagnata per tutta la vita. La passione per la meditazione terapeutica, tipicamente americana, ha contagiato perfino i tedeschi. A Essen, in Germania, ricercatori seguono ormai da cinque anni circa 3.000 persone che soffrono di malattie di cuore, di disturbi intestinali, ma anche di patologie tumorali. Tutte si sottopongono periodicamente ad un programma di meditazione, con risultati che sembrano significativi: molti migliorano. Ma dove sta il meccanismo benefico della meditazione o della preghiera, dove agisce? Sul cervello, probabilmente. Se lo sono chiesto, ovviamente, gli specialisti delle neuroscienze.
Come Andrew Newberg della Scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, negli Stati Uniti, che ha utilizzato vari metodi di imaging cerebrale per scoprire quali aree del cervello sono coinvolte. Ha potuto dimostrare così che quanto più la persona é infervorata dalla preghiera tanto più si attivano nel cervello le aree frontali e quelle limbiche, deputate le prime alla concentrazione e all’attenzione, le seconde all’elaborazione delle emozioni. Contemporaneamente cala l’attività nei lobi parietali, fondamentali nel mantenere l’orientamento nel tempo e nello spazio. La complessità di questi circuiti cerebrali spiegherebbe perchè la preghiera, così come la meditazione, permettono alla persona di sentirsi in una dimensione trascendente, in contatto con il sovrannaturale, lontani dalla realtà.
In questo filone di studi si inseriscono le ricerche della baronessa inglese Susan Greenfield, neuroscienziata di chiara fama, che sta conducendo una serie di esperimenti sull’influenza della fede sulla soglia del dolore al Centro per la scienza della mente dell’Università di Oxford.
Intanto la pratica della meditazione in America sta diventando sempre più popolare. Non sono più soltanto attori famosi a trarne benefici, Richard Gere, Goldie Hawn e molti altri, ma a Fairfield, nello Iowa, addirittura gli studenti delle scuole.

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