19 Gennaio 2022

Le dimensioni psichiche dell’uomo

La mappa della mente tracciata da Sigmund Freud (1856-1939) resta, nonostante siano passati tanti anni dalla sua formulazione (1920), un punto di riferimento e un modello imprescindibile per comprendere le dinamiche psichiche. Le istanze fondamentali delle dimensioni psichiche individuate da Freud sono tre:
conscio (Super-Io)
preconscio (Io)
inconscio (Es)
L’Io, nella teoria freudiana, controlla la percezione. il comportamento, il pensiero logico. In quanto istanza distinta dalle altre due dimensioni psichiche, l’Io ha una propria autonomia, che però, di fatto, è pesantemente limitata e condizionata dalle esigenze e dai pericoli provenienti dalla realtà esterna, dalle imposizioni del Super-Io e dalle esigenze pulsionali dell’Es.
Il Super-Io compare nella vita dell’individuo come istanza psichica differenziata nel momento in cui il complesso edipico si risolve, e cioè dopo i cinque anni di età, quando il bambino interiorizza la norma, sacrificando il proprio desiderio incestuoso e identificandosi col genitore. In seguito, ai divieti e ai “NO!” imposti dai genitori si aggiungeranno quelli provenienti dall’esterno, dalle istituzioni sociali e religiose: il Super-Io formula e rafforza sempre più la sua legge morale. L’Es è la sfera più profonda delle dinamiche psichiche. L’individuo, in condizioni normali, non ha consapevolezza del proprio inconscio, ma i suoi comportamenti e i suoi affetti ne risultano fortemente condizionati. Il merito di aver stabilito una certa corrispondenza tra psicoanalisi e yoga va attribuita proprio a Carl Gustav Jung (1875- 1961) che colloca i sogni e l’inconscio fuori dai ristretti limiti cui li aveva costretti Freud. L’inconscio collettivo consiste per Jung in una serie di strutture psichiche che vengono prima della psiche individuale; è comune a tutta l’umanità e si compone di rappresentazioni psichiche fondamentali che nel corso dei secoli sono state trasmesse dal vastissimo patrimonio di storie, miti, leggende e manifestazioni artistiche prodotto dalle diverse culture.
La nozione di archetipo come di un centro catalizzatore di energie mostra molte affinità con le nozioni dello yoga: lo yogin infatti, quando pratica la concentrazione mentale ha spesso visioni d’immagini primordiali! Analogamente allo yoga, la psicoanalisi junghiana postula l’esistenza di una funzione trascendente della psiche che permette all’uomo di realizzare pienamente il proprio sé individuale grazie ai simboli di trascendenza presenti nell’inconscio.
La tecnica dell’immaginazione attiva utilizzata a questo scopo presenta chiare analogie con la meditazione voga; tuttavia, mentre quest’ultima ha di solito un obiettivo ben definito e risponde a una precisa programmazione che permette allo yogin di dominare il vissuto personale e le sensazioni impreviste, l’immaginazione attiva è del tutto spontanea e non basata su percorsi o regole stabiliti a priori. Nella meditazione inizialmente la mente si dischiude al preconscio: quella messe di pensieri e di ricordi che affollano la mente non appena iniziamo l’introspezione. Successivamente, quando la capacità di concentrarsi e di meditare va affinandosi, la mente apre le sue porte all’inconscio, personale e collettivo.
A volte l’inconscio viene grossolanamente frainteso e identificato con la sorgente degli istinti più animaleschi e biechi: attraverso la meditazione al contrario ci si rende facilmente conto che l’inconscio non è una sfera sregolata e primitiva, ma che è dotato di una sua peculiare saggezza. L’inconscio è il canale di comunicazione privilegiato con la sfera “spirituale”. Alla fine degli anni Cinquanta l’interesse per lo studio delle dimensioni psichiche prese nuovo vigore, e si concentrò sugli stati alterati di coscienza: il sonno, il sogno, l’ipnosi, gli effetti delle sostanze stupefacenti e la meditazione.
Gran parte delle analisi condotte sul sonno e sul sogno sono volte a definire la natura della coscienza in questi stati psicofisiologici. Per il sogno è stato scoperto un indicatore specifico: a intervalli di circa 90 minuti, gli occhi del soggetto che dorme si muovono rapidamente e, parallelamente, l’attività elettrica del cervello risulta molto diversa da quella presente nella veglia. Se il soggetto viene svegliato, riferisce di stare sognando. Queste ricerche dimostrano che il sonno, un tempo considerato uno stato passivo, implica invece un’attività di coscienza. Durante gli anni Sessanta l’attenzione verso livelli più elevati di coscienza determinò un notevole interesse verso le culture orientali, come il buddismo e lo yoga. Nacquero così diversi programmi di addestramento specifici, come la MT, e procedure autodirette di rilassamento fisico e di focalizzazione dell’attenzione, come le tecniche di rilassamento.
Un altro settore di grande interesse per lo studio degli stati di coscienza è l’ipnosi, una condizione intermedia tra il sonno e la veglia, caratterizzata dall’affievolimento delle capacità critiche e dall’aumento della suggestionabilità del soggetto, la cui attenzione è completamente assorbita dalle richieste dell’ipnotizzatore. La possibilità di entrare in uno stato ipnotico dipende dalla suggestionabilità dell’individuo e quindi da tratti specifici di personalità. Negli anni Sessanta, molte persone sperimentarono gli effetti delle sostanze psicoattive, in grado di provocare alterazioni di coscienza. Le più famose tra queste sostanze sono la dietilammide dell’acido lisergico (LSD), il peyote e la psilocibina. I ricercatori hanno sviluppato numerose ricerche sugli effetti psico-fisici causati da queste sostanze.
A partire dagli anni Settanta è stata messa a punto una metodica, il biofeedback, che consente, mediante l’apprendimento di alcune tecniche specifiche, di estendere il controllo cosciente dell’individuo anche a sistemi di regolazione corporea il cui funzionamento è normalmente spontaneo e non influenzato consapevolmente (per esempio la pressione sanguigna o la temperatura corporea). Alcuni ricercatori hanno riscontrato che le persone sono in grado di controllare, in certa misura, anche la propria attività cerebrale e, in particolare, il “ritmo alfa”, caratteristico degli stati di rilassamento e di meditazione.

Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

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