22 Febbraio 2020

Mestruazioni, uno sguardo antropologico

Mestruazioni, uno sguardo antropologico
Il discorso sulle mestruazioni non può dirsi completo senza accennare agli aspetti più profondi del misterioso ciclo che lega ogni mese la donna alla Luna ed alla fertilità e che ne segna l’appartenenza all’“universo ciclico” condiviso dall’intero cosmo, per ricordare quanti tabù e quante interpretazioni le diverse culture hanno dato a questo fenomeno, così “naturale” ma anche così “culturale” e “sociale”.
L’antropologia medica e l’etnomedicina si occupano delle forme culturali, comportamentali e organizzative che in determinati contesti sociali costituiscono la risposta a problemi connessi con il disagio: la malattia infatti, al di là delle sue caratteristiche biologiche, è qualcosa che investe l’intero sistema sociale. Scrive Seppilli: « …ogni società ha un suo sistema interpretativo delle malattie: così, ad esempio, una società può interpretare la malattia con un apparato conoscitivo di tipo biologico, un’altra con un apparato di tipo magico-religioso».
Questi studi hanno messo in luce come il corpo possa essere considerato il punto zero per ripensare il rapporto tra Sé e cultura, mezzo privilegiato di comunicazione tra soggetto e mondo, hanno imposto più complesse letture della corporeità, nell’interazione in equilibrio tra emozioni e malattia.
Si può dire allora che l’identità sia il punto d’incontro tra un soggetto e la sua cultura di riferimento.
In un approccio olistico ad un qualsiasi fenomeno corporeo, non possiamo prescindere da tutto quel complesso insieme di elaborazioni in senso sociologico, culturale e filosofico che, nel caso delle mestruazioni, è particolarmente denso di significati e implicazioni.
Il sangue, elemento essenziale della vita, ha assunto nel tempo molteplici significati di tipo simbolico o in relazione al suo effettivo utilizzo: mezzo di purificazione e comunione con la divinità nei riti di iniziazione, simbolo del sacrificio nelle pratiche religiose, apportatore di forza nelle cerimonie magiche, è stato impiegato anche come unico rimedio possibile contro le malattie incurabili.
Alle donne sono stati affidati nella cultura folkorica tradizionale i saperi medici, la gestione del mistero, il lamento funebre, sono state percepite come quella parte dell’umanità più contigua alla natura, proprio perché vivono sul corpo una vicenda ciclica: «il grembo della terra e il grembo della donna hanno profonde analogie e vivono vicende simili di fecondazione».
Defraudata già nel mondo greco del suo ruolo di “dispensatrice di arcani saperi”, sarà relegata alla donna del mito la funzione di ricordare quella sapienza arcaica: personaggi come Fedra, Medea, le Baccanti, riveleranno le misteriose analogie con il mondo naturale. In questo scenario storico e simbolico anche le piante, tradizionalmente associate al sapere e al patrimonio culturale femminile, saranno private della loro efficacia sacrale e rituale e riadattate ad un uso terapeutico ordinatore dove le formule magiche si trasformano in ricettari, le pratiche rituali in indicazioni posologiche.
Il sangue mestruale ha sempre suscitato nelle diverse culture studiate dagli antropologi paura e curiosità, è stato investito di una valenza “magica” che ha portato le donne a subire determinate interdizioni e tabù in tutte le società pre-industriali.
La letteratura etnologica si è lungamente soffermata sulla segregazione delle adolescenti nel periodo della pubertà, riporteremo qui alcuni esempi tratti dalla monumentale opera di J.G. Frazer Il ramo d’oro, citati da A.M. Lombardi Satriani nel suo libro Il ponte di San Giacomo. 
 
«I Dieri dell’Australia centrale credono che se una donna durante questi periodi mangiasse del pesce o si bagnasse in un fiume tutti i pesci morirebbero e il fiume si seccherebbe….i Boscimani del Sud Africa credono che a uno sguardo di una fanciulla, nel tempo in cui dovrebbe stare chiusa in rigorosa segregazione, un uomo rimarrebbe fisso in qualsiasi occupazione stesse facendo e si trasformerebbe in un albero parlante…nelle tribù del Nord America era uso che le donne, durante il periodo mestruale, si ritirassero dagli accampamenti in speciali capanne costruite allo scopo. Là vivevano appartate evitando ogni rapporto con gli uomini che le evitavano come delle appestate…secondo il Talmud se una donna, all’inizio del suo periodo mestruale, passa in mezzo a due uomini, solo col far questo, ne ucciderebbe uno».
Così nella più antica enciclopedia che esista, la Historia Naturalis di Plinio, leggiamo:
«il contatto con una donna mestruata trasforma il vino in aceto, uccide le sementi, devasta i giardini, rende opachi gli specchi, fa arrugginire il ferro e il rame, fa morire le api, abortire le cavalle, e così via».
Anche Columella (autore nel I sec. d.C. del De re rustica) insegnava qualche accorgimento magico per uccidere i bruchi infestanti le nuove messi: condurre una donna mestruata nuda, scalza e con i capelli sciolti tre volte intorno all’orto.
Nelle culture folkloriche del Sud Italia nei giorni delle mestruazioni la donna non poteva toccare carne di animale, formaggi, alberi e frutta, o vino, perché il potere del suo sangue sarebbe stato mortifero.
In pochi altri contesti invece è ritenuto al contrario apportatore di vita e viene utilizzato a scopi curativi, come nella citazione di Finamore, studioso di tradizioni abruzzesi, sempre nel testo di Satriani: «il pannolino su cui è colato quel sangue, se si applica sul petto, guarisce la palpitazione di cuore: sui tumori, e non so quanti altri mali, fa miracoli».
L’esistenza femminile nell’orizzonte folklorico si svolge segnata ciclicamente da una vicenda di sangue e questo fatto si carica di valenze specifiche. Il sangue mestruale pone la donna in una condizione di potere, alla base della sua evitazione nei giorni critici, un sangue considerato però impuro, temuto. Soltanto un secolo ci separa (e non per ogni luogo è così) da un immaginario che continua a volte a vivere sotterraneo nella nostra cultura emancipata e moderna.
Per saperne di più:
1.      Boadella D, Liss J. La psicoterapia del corpo. Astrolabio-Ubaldini Editore,  1986.
2.      de Souzenelle A. Il simbolismo del corpo umano. Ed. Servitium, 2001.
3.      Giusti S (a cura). Le piante magiche. Una ricerca storico-antropologica. Quaderni di storia, antropologia e scienze del linguaggio. Domograf, 1995.
4.      Lombardi Satriani LM, Meligrana M. Il ponte di San Giacomo. Sellerio Editore, 1989.
5.      Pandolfi M. Itinerari delle emozioni. FrancoAngeli, 1991.
6.      Tolja J, Speciani F. Pensare col corpo. Zelig Editore, 2000.
7.      www.oriss.org

Sezione a cura di Daria Fago (Naturopata)

Le terapie naturali vanno sempre personalizzate, le cure vanno date da un terapeuta esperto, questi sono solo consigli generali 

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