08 Agosto 2020

Le lenti a contatto

Negli ultimi tempi una domanda è stata rivolta all’oculista con sempre maggiore frequenza; essa è relativa alla possibilità o meno di correggere difetti di vista e curare talune malattie dell’occhio con lenti a contatto.
Molti credono che l’uso di queste lenti sia di origine recente, o dati addirittura solo daU’ultimo dopoguerra.
In realtà le prime lenti a contatto furono fabbricate da Miiller, un ottico di Wiesbaden, nel 1887, su richiesta del Dott. Samisch.
Le prime lenti erano sclero-corneali, di vetro, e ricoprivano tutta la parte visibile dell’occhio.
Le lenti a contatto hanno il grande pregio di non limitare il campo visivo dell’occhio (del quale correggono il difetto d’acutezza visiva), come succede con la cornice delle lenti ad occhiale.
Ma il problema fondamentale è ed è sempre stato la tollerabilità da parte dell’occhio di questo grosso corpo estraneo, appoggiato su di esso, contenuto tra le palpebre ed il bulbo.
Con la scoperta di speciali resine (le resine acriliche), si fece un grande passo avanti con l’uso di tale sostanza per queste protesi correttive, avendo – rispetto al vetro– una resistenza perfetta a contatto con le lacrime, ed offrendo la possibilità di una perfetta pulitura e la sicurezza di una resistenza alla rottura superiore, per la quale il portatore, in caso di infortunio, corre minor rischio di ferirsi l’occhio con frammenti.
Un altro passo avanti è stato compiuto con la messa a punto di lentine corneali, lenti, cioè, che hanno dimensioni inferiori o poco maggiori a quelle della cornea.
Esse aderirebbero alla cornea per capillarità.
La cornea, che costituisce una parete trasparente senza vasi nutritizi (se ci fossero, la renderebbero opaca), trae il suo nutrimento dai vasi della congiuntiva e della sclera circostante, dagli scambi dell’umor acqueo contenuto nella camera anteriore dell’occhio, che è subito retrostante ad essa; inoltre prende ossigeno dall’aria atmosferica.
Con le lenti a contatto, la cornea non perde quest’ultima facoltà, perché la lente ha contattò con lei tramite le lacrime che in un velo sottile sono interposte tra l’una e l’altra, e in quel velo di lacrime, che umetta l’occhio rendendolo lucente, si diluisce anche l’ossigeno atmosferico.
Molti credono che le lenti a contatto possano sostituire le lenti degli occhiali per qualsiasi vizio di refrazione.
Non è vero.
Molte persone con difetti di vista sono indotte a desiderare le lenti a contatto per un problema estetico.
Ma costoro, che danno tanta importanza alla propria estetica, molto facilmente non sapranno sopportare l’assuefazione fisica alle lenti a contatto. Una montatura di occhiali correttivi ben scelta rende spesso il viso più aggraziato ed interessante, di quanto non facciano due lenti a contatto, le quali in genere danno allo sguardo una fissità poco attraente.
Si deve aggiungere che le lenti a contatto non si possono tenere continuamente ed ancora oggi, nonostante siano state già molto perfezionate, non sono tollerate per più di mezza giornata dalla maggior parte dei portatori.
Le lenti a contatto sono indicate fondamentalmente nella miopia elevata; nell’astigmatismo moderato e specialmente nel tipo irregolare, che nessuna lente di occhiale può correggere; nel cheratocono, malattia dell’occhio con difetto di vista, difficilmente correggibile del tutto con lenti d’occhiale, il quale tende spesso a progredire con sfiancamento anteriore della cornea che assume una forma a cono. In questo caso l’azione della lente a contatto è spettacolare, oltre che ottica (correttiva del difetto di vista ) e terapeutica, perché trattiene la cornea dalla tendenza progressiva nel suo centro a sfiancarsi.
Le lenti a contatto sono inoltre indicate nell’afachia chirurgica monolaterale, cioè nel caso in cui il paziente, dopo l’asportazione della lente opacata (cataratta), da un occhio ha riacquistato la visione delle forme e può anche con lente sostitutiva d’occhiale raggiungere 10 decimi di vista; ma se l’altro occhio è buono, se cioè vede ancora bene, la differenza nella capacità di vedere di un occhio rispetto all’altro corretto con lente d’occhiale non è tollerata.
È come se si volesse far tirare un carro da un cavallo appaiato ad un cane. Il paziente operato di cataratta da un solo occhio, con una lente a contatto può usare entrambi gli occhi, quindi far uso della funzione binoculare.
Diversamente, l’occhio operato serve da riserva, quando dovesse sopraggiungere la cataratta nell’altro occhio.
Esistono altre indicazioni delle lenti a contatto come mezzo terapeutico sussidiario per malattie corneali, ferite corneali, trapianti di cornea, per favorire la cicatrizzazione, ecc.
Uno dei motivi per i quali le lenti a contatto costituiscono un argomento di cui molti parlano mentre pochi le portano, è il loro prezzo ancora molto elevato.
Vi è inoltre la difficoltà, per l’oculista di oggi in una medicina socializzata, di impiegare bene e col giusto compenso, il tempo di una prescrizione correttiva con queste lenti. In questi casi occorre, come ho già detto, esaminare e controllare l’esatta correzione ottica, la tolleranza individuale a queste lenti e la tolleranza fisica; questo non si può fare in una breve visita mutualistica.
Pertanto portare lenti correttive a contatto costituisce un lusso, tanto più che non esclude l’opportunità di avere anche un paio o più di occhiali correttivi di riserva: per esempio per presbiopia in soggetto con questa correzione per altri difetti, o per ‘eventualità di infiammazioni oculari, che costringano per qualche tempo a sospendere l’uso delle lenti a contatto.

Tratto dal libro “Igiene e Malattie degli Occhi” R.J Schillinger e P.Lodi Menestrina  – ed.ADV Firenze

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