27 Febbraio 2021

L’occhio umano

L’occhio è una struttura quasi sferica. La sua parete principale consiste in uno spesso tessuto bianco chiamato sclera (il bianco dell’occhio).
La sclera si interrompe in due punti, l’uno opposto all’altro. Sul davanti essa cede il posto alla cornea, la porzione trasparente dell’occhio. La cornea costituisce la parete esterna anteriore, la finestra attraverso la quale penetra la luce. Curva più del resto dell’occhio, essa può essere paragonata al vetro di un orologio.
L’altro punto in cui la sclera si interrompe, opposto alla cornea, è un foro da cui penetra il nervo ottico.
Dietro la cornea si trova l’iride, la parte dell’occhio che si vede colorata, che consiste in una delicata membrana elastica contenente finissime fibre muscolari che regolano il diametro del foro nero posto al suo centro: la pupilla.
Possiamo paragonare l’iride al diaframma di un apparecchio fotografico che regola l’apertura della lente.
Attraverso il suo meccanismo nervoso, l’iride umana si contrae quando è esposta alla luce, in modo da proteggere l’interno dell’occhio dagli abbagliamenti. Di notte, la pupilla si dilata per permettere che la luce entri al massimo nell’occhio.
Lo spazio esistente tra la cornea e l’iride è chiamato camera anteriore, ed è pieno di un liquido cui si dà i l nome di umor acqueo.
Immediatamente dietro l’iride vi è una lente denominata cristallino. Essa è molto convessa, perfettamente trasparente e della grandezza di un pisello; è piuttosto elastica, sospesa nel liquido dell’occhio, ed è tenuta al suo posto dalla zonula, un sottile legamento che collega la parte esterna della lente, per tutta la sua circonferenza, con un muscolo anulare, chiamato muscolo ciliare, che regola la tensione applicata alla lente.
Lo spessore della lente può variare per l’azione del muscolo ciliare che abbiamo appena menzionato. In questo modo, l’occhio si accomoda, e mette a fuoco sia gli oggetti vicini sia quelli lontani.
Il muscolo ciliare è direttamente dietro la radice dell’iride, dove questa si collega con la sclera. Quando esso si contrae, allenta la zonula che tiene sospesa la lente permettendo a quest’ultima di assumere una forma più sferica. Il cristallino tende a comportarsi ogni volta in questo modo, essendo elastico come una palla di gomma. Possiamo perciò dire che la possibilità di accomodarsi, e di mettere così a fuoco gli oggetti che si guardano, dipende da due cose: dalla forza del muscolo ciliare e dall’elasticità della lente stessa. Se il cristallino si indurisce, come succede di solito dopo che una persona ha superato i quarantacinque anni, allora il muscolo ciliare non riesce più a modificarne lo spessore, anche se il muscolo è in ottime condizioni.
La cavità del globo oculare posta dietro il cristallino è occupata da un liquido gelatinoso chiamato umor vitreo. Tra l’umor vitreo e la sclera vi sono due sottili tuniche nella parte interna dell’occhio: la retina e la coroide. La retina, la membrana più interna, è formata dalle terminazioni del nervo ottico.
Di ciò che si vede si forma una immagine sulla retina, immagine che poi viene trasmessa al cervello per mezzo del nervo ottico. La membrana più esterna, la coroide, si trova tra la retina e la sclera. Siccome essa consiste essenzialmente di vasi sanguigni, ha un posto considerevole nel nutrimento dell’occhio. Per quanto riguarda la retina, essa dispone di un apparato sanguigno indipendente che consiste nell’arteria e nella vena retinica centrale, vasi che penetrano nell’occhio col nervo ottico da cui poi si separano.
Abbiamo visto che i raggi luminosi, provenienti da un determinato oggetto, penetrano nell’occhio attraverso la cornea, passano attraverso l’umor acqueo e la pupilla, vengono rifratti o messi a fuoco dal cristallino, attraversano l’umor vitreo e giungono finalmente alla retina.
L’immagine viene poi trasformata in impulsi nervosi dalla retina e trasmessa così al cervello per mezzo del nervo ottico.
Fintantoché questi impulsi non raggiungono il cervello, noi non vediamo nulla; perciò non è errato dire che vediamo col cervello.
La capacità che abbiamo di vedere simultaneamente con entrambi gli occhi (visione binoculare) è anch’essa una funzione del cervello, funzione molto più complicata di quanto di solito non si creda.
L’esame dell’oculista non consiste soltanto nello stabilire la presenza di una malattia dell’occhio, ma anche nel verificare il buon funzionamento del meccanismo di messa a fuoco, importante fattore nel determinare la stanchezza della vista.
L’accomodamento, la capacità che abbiamo di mettere a fuoco oggetti situati a varie distanze dagli occhi, avviene per mezzo di un delicato bilancio tra la contrazione del muscolo ciliare e l’elasticità del cristallino.
In un occhio perfettamente normale (l’occhio emmetrope) gli oggetti che si trovano lontani vengono messi automaticamente a fuoco sulla retina senza alcuno sforzo da parte dell’occhio, quindi mentre i l muscolo ciliare rimane rilassato. Quando invece l’oggetto che si esamina è vicino, allora l’occhio è costretto ad accomodare la figura, funzione che viene compiuta per mezzo della contrazione del muscolo ciliare.
Gli occhi che non sono normali per quanto riguarda la capacità di mettere a fuoco le immagini degli oggetti osservati (occhi ametropi), vengono classificati in vari gruppi. Nell’occhio che vede bene gli oggetti vicini (occhio miope) i l globo oculare è troppo lungo, per cui la figura viene messa a fuoco prima di giungere alla retina; quando l’immagine giunge poi alla retina, essa non è più a fuoco. Quando questo tipo di occhio guarda un oggetto vicino, l’immagine a fuoco si avvicina alla retina: ecco perché i miopi vedono bene da vicino.
L’occhio che è troppo corto (occhio ipermetrope) vede bene da lontano. Molti credono che gli ipermetropi vedano da lontano meglio delle persone che ci vedono normalmente, ma ciò è inesatto. Se la persona ipermetrope non fa alcuno sforzo di accomodamento, essa non (Accomodare significa convergere i raggi luminosi; ciò è possibile con la dilatazione del cristallino che si ottiene quando si rilascia il muscolo ciliare che normalmente lo distende).
Il presbite manca di questo potere accomodante vedrà bene da lontano, perché l’immagine si formerà dietro la retina. Con un movimento di accomodamento l’immagine verrà spostata sulla retina. Con questo processo di accomodamento essa riuscirà a vedere come una persona normale, non meglio.
La persona che vede bene da lontano deve compiere un grande lavoro di accomodamento, specialmente per vedere gli oggetti vicini. In casi come questi l’occhio
deve accomodarsi doppiamente, non soltanto nella misura in cui si accomoderebbe l’occhio normale per vedere un oggetto vicino, ma anche in quella per mettere a fuoco un oggetto lontano. Questo fatto spiega perché tante persone portano gli occhiali, anche se riuscirebbero a vedere senza di essi. Gli occhiali non migliorano la loro visione in quanto non è possibile farlo quando ci si vede bene; essi non fanno altro che aiutare l’occhio nell’accomodamento dell’immagine, quando questo diviene eccessivo.
È proprio per determinare l’entità dell’accomodamento eccessivo che gli oculisti mettono spesso nell’occhio del paziente del collirio (cicloplegico) durante l’esame della vista. Un cicloplegico è una medicina che, messa nell’occhio, fa rilassare i l muscolo ciliare per un
certo tempo. Quando questo muscolo è immobilizzato, lo specialista può procedere ad una prova più accurata e scoprire la presenza dell’ipermetropia, oppure rilevare che il difetto è molto più accentuato del previsto.
Un esame degli occhi con l’ausilio del collirio è particolarmente utile nei bambini, a causa del loro alto potere di accomodamento e anche perché è più facile esaminarli mentre la pupilla è dilatata. Con questo metodo è possibile esaminare perfino gli occhi dei neonati, in quanto i colliri cicloplegici in genere, oltre a far rilassare il muscolo ciliare responsabile dell’accomodazione od accomodamento, hanno anche azione midriatica, (cioè dilatano, ingrandiscono quella finestra dell’occhio che si chiama pupilla), e permettono così un esame delle condizioni della retina (membrana sensoriale dell’occhio) con il sopra menzionato oftalmoscopio.
Rendono inoltre possibile un esame obiettivo della lunghezza dell’occhio, cioè permettono di rilevare con discreta approssimazione se un individuo è miope, ipermetrope o emmetrope, ed in che misura. Quest’ultimo esame, che viene eseguito dall’oculista con particolari apparecchi, si chiama “schiascopia”.
I genitori di solito rimandano la visita degli occhi dei loro bambini perché pensano che, essendo essi piccoli, non sia possibile che soffrano di irregolarità visive.
Essi non si rendono conto che purtroppo il male non guarda l’età. Perfino il retinoblastoma, (un tumore maligno dell’interno dell’occhio) può colpire un bambino di due anni ed anche meno. Si tratta senz’altro di una forma poco frequente, ma una diagnosi precoce può salvare la vita al piccolo, in quanto scoprire il male più tardi potrebbe essere fatale. Tutti i bambini sotto i dieci anni dovrebbero essere sottoposti almeno una volta ad una visita oculistica preventiva: ciò darebbe tranquillità ai genitori.
La cornea di un occhio normale è curva su per giù come una palla di gomma. Quando essa è curva in una direzione più che in un’altra, come la superficie di un uovo, ci si trova di fronte ad un difetto che prende il nome di astigmatismo. Esso provoca lo sfocamento e la distorsione delle immagini sulla retina che gli oculisti neutralizzano prescrivendo speciali lenti cilindriche. L’astigmatismo può insorgere da solo o con altri disturbi di rifrazione.
Col termine di presbiopia si intende invece la condizione in cui si viene a trovare l’occhio normale dopo l’età di quaranta-quarantacinque anni. Essa è caratterizzata da un progressivo indebolimento nell’accomodamento.
Le persone di questa età di solito quando leggono devono tenere il giornale o il libro sempre più lontano dagli occhi, fino al punto che a un certo momento sembra loro che le braccia siano troppo corte.
Anche per questo inconveniente vengono prescritte delle speciali lenti convesse che correggono il difetto fisiologico e permettono all’individuo di leggere da vicino; togliersi gli occhiali. Si capisce subito come sia poco pratico per un uomo di affari, per esempio, mettersi e togliersi gli occhiali continuamente: per questa ragione sono state create le lenti bifocali. In queste lenti, con la parte bassa si può leggere e osservare gli oggetti vicini, mentre con la parte alta si guarda lontano.
Parlando degli occhiali di solito si dice che essi correggono i difetti degli occhi. Ciò non corrisponde alla realtà in quanto essi piuttosto correggono ciò che l’occhio vede, spostando così il fuoco dell’immagine osservata sulla retina ed eliminando in questo modo l’affaticamento degli occhi.
Gli occhiali infatti vengono prescritti sia per far riposare gii occhi, sia per migliorare le capacità visive, sia per entrambi i motivi. L’uso degli occhiali non soltanto aiuta il paziente in questo senso, ma entro certi limiti previene alcune malattie.
Un paziente che ha incominciato a far uso degli occhiali, non potrà più privarsene, a meno che per il continuo variare della forma dell’occhio il difetto vada a mano a mano scomparendo. Ma allora spesso sono necessarie altre lenti. È per questo motivo che è consigliabile una visita oculistica di controllo sia per i bambini, almeno ogni anno, che per gli adulti, ogni due.

Tratto dal libro “Igiene e Malattie degli Occhi” R.J Schillinger e P.Lodi Menestrina  – ed.ADV Firenze

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