15 Gennaio 2021

Occhiali, l’ottico e l’oculista

Molti credono che il compito dell’ oculista sia limitato alla misurazione della vista, con eventuale prescrizione di lenti, e alla diagnosi e cura di malattie degli occhi, che devono essere necessariamente visibili a tutti, anche se non da chiunque determinabili.
Comunemente esistono anche dei pregiudizi sugli ottici. Essi vengono infatti considerati quasi dei semplici commessi e dei cassieri qualunque, senza alcuna responsabilità nella preparazione della correzione prescritta e nell’adattamento funzionale ed estetico della “montatura” d’occhiale. Le lenti degli occhiali possono essere di vetro, di plastica ed essere di qualità e colore diversi; comunque assai difficilmente si possono trovare dall’ottico preformate.
Molte persone comperano gli occhiali parasole da degli occhialai ambulanti; questo fatto viene deplorato dagli ottici patentati, i quali giustamente riconoscono che la scelta degli occhiah parasole non comporta necessariamente un esame approfondito del soggetto, ma ritengono che solo la loro profonda conoscenza in materia offra le garanzie necessarie. Infatti l’ottico possiede quelle nozioni sull’apparato visivo, che l’occhialaio ambulante di vetri parasole non può avere.
Ma di fronte al cliente, che lamenta disturbi di abbagliamento e stanchezza visiva e che magari, senza preamboli, chiede un paio di occhiali parasole, quanti ottici si premurano di misurargli l’acutezza visiva naturale o di informarsi se un oculista ha o no escluso difetti di refrazione o qualche malattia dell’occhio o generale dell’organismo con ripercussioni sulla vista?
Per questo è bene informare il pubblico rispettivamente sui compiti dell’ottico e dell’ oculista.
L’ottico altamente qualificato perfeziona, cioè realizza la prescrizione dell’ oculista, fornendo lenti o vetri accuratamente selezionati senza impurità e perciò garantiti.
Questo non viene fatto dall’occhialaio ambulante che smercia occhiali (montatura e vetri) scadenti a poco prezzo, creandosi così una specie di alibi se sono imperfetti. Inoltre l’ottico istruisce il cliente sull’opportunità di scegliere occhiali che si adagino senza molestia sul dorso del naso e sul solco fra testa ed orecchio (solco cefaloauricolare), che non comprimano le tempie, che abbiano i vetri con centro perfettamente corrispondente alla rispettiva pupilla e che, per quanto è possibile, non limitino i l campo dello sguardo e nemmeno quello visivo.
Infine, soddisfatte queste esigenze funzionali occorre anche appagare l’esigenza estetica. In questo molti ottici sanno essere degli artisti, e sono tanto più bravi quanto meno sono stati indulgenti nel soddisfare gli altri compiti di un buon occhiale.
L’ oculista invece indaga sui sintomi accusati dal paziente. Dal rilievo dei segni superficiali e profondi risale alle cause più o meno probabili dei disturbi avvertiti e tuttora presenti nel paziente, per consigliare infine le cure del caso.
Talvolta, le cure consistono nell’uso di occhiali selettivi oppure di occhiali protettivi; talora solo in occhiali da sole (che dovrebbero essere usati non in permanenza ma solo per poche ore) eventualmente corretti (ed allora prendono il nome di lenti) se esiste un difetto di refrazione correggibile. I vetri e le lenti selettive sono indicate contro l’affaticamento; essi correggono in modo uniforme l’azione dei raggi visibili e di quelli ultravioletti, i quali sono responsabili, in caso di esposizione protratta nel tempo, di moleste cherato-congiutiviti.
Questi vetri o lenti selettive accentuano i rapporti cromatici degli oggetti, dando una visione riposante e perciò gradevole. Esse sono costruite in gradazioni d’assorbimento variabili dal 10 al 18%. La luce crepuscolare e la luce artificiale poco intensa non vengono ulteriormente selezionate e pertanto in queste circostanze si gode un senso di particolare luminosità.
Esistono anche le lenti selettive, che non permettono la filtrazione dei raggi ultravioletti con quelli infrarossi.
Tali lenti sono consigliate a chi lavora in modo prolungato con luce artificiale.
Contro l’eccessiva luce solare si consigliano invece vetri o lenti protettive, che possono essere unicolori (a gradazione costante su tutta la lente) o sfumate.
Si deve cercare che i contrasti del chiaro-scuro e la profondità focale delle cose osservate non vengano alterati. L’intervallo di tempo che intercorre tra sensazione (facoltà della retina nell’occhio) e percezione (facoltà della mente) non deve divenire troppo lungo.
Una buona lente protettiva deve permettere al cervello di individuare immediatamente l’immagine.
L’esposizione alle radiazioni visibili, intense e durevoli provoca l’abbagliamento con il conseguente foto traumatismo retinico di vario grado. In certi casi esso è irreversibile, con cecità più o meno parziale dell’occhio che non è stato protetto.
Molte persone fanno uso sconsiderato degli occhiali da sole, usandoli anche quando il sole è debole, in giornate nuvolose, in casa od in ufficio.
L’occhio che possedeva una vista normale, può conservarla tale; però, nella giornata, può accusare più presto di prima una certa stanchezza.
Vi sono, inoltre, anche dei casi di peggioramento visivo. In ogni caso questi occhi, ipersensibili un tempo alla luce, si assuefanno all’uso degli occhiali parasole anche quando la luce è meno intensa e mentre questa un tempo era tollerata, ora lo è di meno; gli occhi, in un primo tempo coperti per non mostrare un transitorio arrossamento dei bordi palpebrali, ora si conservano costantemente rossi per lo sforzo che devono fare per vedere; sforzo che non è diverso da quello cui sono sottoposti per vedere i particolari di un quadro scarsamente illuminato.
Coloro che sono costretti a portare costantemente delle lenti correttive per un difetto visivo, non pensino che la lente corretta incolore o colorata sia uguale.
Se desiderano nascondere il loro difetto di vista in pubblico, cerchino comunque di correggere la propria vista in privato con occhiali a lenti incolori.
Chi, avendo normale acutezza visiva, desidera proteggere gli occhi dal sole, dal riverbero delle nevi, dei ghiacciai o del mare, non deve pensare che i colori valgono l’un l’altro: essi trattengono ed assorbono i colori complementari (per esempio il giallo trattiene il blu, il verde il rosso-blu). Pertanto non dev’essere la moda a guidare nella scelta, ma il tipo di protezione voluta.
Il colore che meglio corrisponde ai requisiti di un vetro protettivo è il giallo-bruno, col quale i colori di tutto quanto ci circonda non risultano alterati. Proteggono dalle radiazioni luminose e ultraviolette alle quali siamo più esposti nella giornata. Sono utilissime in montagna dove abbondano specialmente le suddette radiazioni.
Per chi si dedica agli sport all’aperto, sono consigliabili invece i vetri grigio-azzurri, con quali il paesaggio è in maggior rilievo, i colori più percepibili, specie il rosso, quindi le segnalazioni colorate.
In conclusione anche per gli occhi incombe il dovere di saper amministrare bene il capitale salute, facendo controllare periodicamente la funzione visiva e non sottovalutando la stanchezza e gli arrossamenti, specie se si ripetono frequentemente.

Tratto dal libro “Igiene e Malattie degli Occhi” R.J Schillinger e P.Lodi Menestrina  – ed.ADV Firenze

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