29 Novembre 2022

Antimonium Tartaricum

Antimonium tartaricum non è un rimedio particolarmente importante, ma ha alcuni usi molto interessanti e a volte può salvare una vita.
Il caso del neonato che non può respirare perché è incapace di espellere le mucosità dei bronchi, diventa cianotico, le narici si dilatano e si dibatte: con Camphora e Carbo vegetabilis è il farmaco da tenere in sala parto.
Stessa funzione ha nei vecchi bronchitici cronici enfisematosi che sono pieni di catarro che non riescono a espellere. Il respiro e accompagnato da grandi rantoli, così la tosse ma niente o pochissimo esce.
Nei due casi coesistono spossatezza delle membra, debolezza, sudore. La carenza cronica di ossigeno rende questi malati sempre sonnolenti e con il volto leggermente cianotico, infossato e sofferente.
Il bambino non ama essere toccato e toglie la mano quando gli si vuole tastare il polso, non ama essere guardato.
Gli Antimonium tartaricum vogliono essere lasciati in pace, sono di malumore e temono la solitudine.
Il vomito allevia i loro disturbi gastrici quando finalmente possono farlo, perché, come i polmoni, lo stomaco fa fatica a espellere il suo contenuto.
Le eruzioni della pelle di Antimonium tartaricum sono grandi come piselli, piene di pus e circondate da un’aureola rossa; si rompono formando una crosta e in seguito una cicatrice. Sono in pratica simili a quelle del vaiolo, per cui Antimonium tartaricum è stato proposto dagli omeopati come profilattico del vaiolo invece del vaccino.
Il dottor Pierre Schmidt, uno dei più grandi omeopati contemporanei, scarificava il braccio e metteva un pò di Antimonium tartaricum: la reazione era simile a quella del vaccino e così l’immunità conseguente.
Il vaiolo provoca un forte dolore sacro-lombare e Antimonium tartaricum cura appunto i dolori sacro-lombari. Antimonium tartaricum cura la minzione dolorosa e a gocce, l’ematuria albuminica, il catarro nella vescica, il bruciore nel retto con feci mucose e sanguinolente. Il quadro è quello della bilharziosi dovuta a un verme che finisce nella vescica (Schistosoma haernatobium) o nell’intestino (Schistosoma japonicum) e che viene curato proprio con il tartaro e con l’antimonile o con l’antimonio trivalente (che è poi l’Antimonio tartarico impiegato anche dalla medicina ufficiale)
Antimonium tartaricum è aggravato dal calori, dall’umido, coricandosi la sera e migliorato sedendosi eretto dopo il vomito e dopo l’espettorazione.
Se dopo una vaccinazione si hanno reazioni nei confronti delle quali né Thuya occidentalis ne Silicea agiscono è il momento di Antimonium tartaricum. 

tratti dal libro “Manuale pratico di Omeopatia” di Ruggero Dujany edito da Red/Studio redazionale

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