23 Settembre 2020

Indagini scientifiche in pranoterapia

Gli studi degli effetti della pranoterapia sull’organismo umano sono sempre più numerosi. Ricerche compiute sulle modificazioni fisiologiche nell’assistito durante e dopo la terapia hanno permesso di registrare i diversi effetti dell’applicazione delle mani.

Negli anni dal 1989 al 1993, il Prof. Gerardo Ciannella, primario pneumologo all’Ospedale Monaldi di Napoli, ha condotto importanti ricerche in merito all’emanazione di calore dalle mani e dalle teste di soggetti bioemittenti impegnati nell’atto terapeutico, avvalendosi della teletermografia dinamica (TTD).
I risultati conseguiti attestano in primo luogo che il prana è effettivamente costituito da radiazioni elettromagnetiche del tipo dei raggi infrarossi; in secondo luogo che tali radiazioni sono rese coerenti dalle onde cerebrali alfa del terapeuta, con un’azione finale tipo “laser biologico”.
Da tali studi emerge che:
1) durante la terapia si producono variazioni di temperatura tra le due mani: nella mano destra si registra una temperatura più elevata;
2) l’aumento di T° si registra inoltre sia sulla fronte sia a livello dello stomaco del terapeuta, denotando una possibile capacità bioradiante in quanto gli esaminati erano soggetti clinicamente sani;
3) la cute è il luogo privilegiato sia dell’emissione sia dell’assorbimento del prana;
4) le condizioni psicologiche del terapeuta come emotività e tensioni producono sensibili riduzioni di emissione dei raggi infrarossi, mentre il rilassamento organizza e potenzia le emissioni infrarosse.
5) l’organismo umano è un sistema biologico radiante, capace cioè di emettere radiazioni elettromagnetiche; possiede una sua peculiare variabilità biologica comune a tutti gli organismi viventi.
Successivi studi sulla pranoterapia e rilievi teletermografici sono stati condotti dal dott. P. Trapani, primario radiologo del Dispensario Centrale di Igiene Sociale di Torino; l’esito è sempre il medesimo: nelle mani dei pranoterapeuti si evidenzia in modo inconfutabile un’ipertermia non riscontrabile nei soggetti privi di capacità bioradianti.
In tutte le parti del mondo, la ricerca medica e scientifica approfonditamente indaga la pranoterapia e i pranoterapeuti, arricchendo la letteratura di molteplici e pregevoli lavori.
Innumerevoli studi sono stati condotti su piante e semi, su animali, su microrganismi e su materiale biologicamente attivo.
In Italia, negli anni ’50 e ’60 il Prof. Giorgio Piccardi sperimentava il potere del prana e delle onde elettromagnetiche a bassa frequenza su campioni biologici di sangue e sull’acqua. Tali studi, in seguito ripresi dal dott. Tesei, mettevano in risalto l’estrema sensibilità dell’acqua alle chirofrequenze tanto da alterarne la struttura molecolare (riorganizzazione dei legami tra gli atomi d’idrogeno con quello di ossigeno).
Anche gli esperimenti condotti dai dottori Ansaloni e Vecchi al Centro di Ricerche di Bioclimatologia Medica dell’Università di Milano, dimostravano le reali trasformazioni chimico fisiche dei composti acquosi colloidali sottoposti a radiazioni bioenergetiche (prana). I ricercatori allestivano due serie di campioni di sangue: una sottoposta all’azione pranica di soggetti bioradianti, la seconda a soggetti privi di capacità bioemittenti. Gli esperimenti venivano condotti in simultanea e ripetuti più volte.
I campioni di sangue trattato dai pranoterapeuti mostrava una VES (velocità di eritrosedimentazione) incrementata di oltre il 20% rispetto a quella dei campioni non trattati. L’incremento della VES è indice di potenziato effetto cicatrizzante dovuto all’incremento della presenza di fibrinogeno e gamma-globuline: per questo motivo al prana si riconosce il potere di sanare le ferite.
Il dr. B. Grad, biologo della Mc Gill University del Canada, saggiava l’efficacia cicatrizzante del prana su 300 topolini da laboratorio suddivisi in tre gruppi: 100 trattati da pranoterapeuti, 100 trattati da soggetti non bioradianti e 100 non trattati. L’esperimento confermò che le ferite dei topolini trattati con il prana rimarginavano e guarivano molto più velocemente rispetto agli altri due gruppi.
Lo stesso dr. B. Grad sperimentò anche gli effetti della bioenergia sulla crescita dei vegetali; le piantine pranate e abbeverate con acqua energizzata crescevano molto più rigogliose rispetto alle non trattate.
La dott.ssa Krieger della scuola infermieri di New York ha studiato l’influenza del prana sull’emoglobina, il pigmento presente nel sangue per il trasporto dell’ossigeno dal sangue stesso ai tessuti. In un campione di sedici pazienti trattati con la bioenergia si evidenziò il considerevole incremento del pigmento sanguigno.
Possiamo concludere che il prana o energia vitale è attratto dalla materia vivente e dall’acqua, è guidato dalla volontà e dal pensiero; è il mezzo che comunica emozioni e percezioni, attraverso il quale siamo legati al cosmo e a tutto ciò che vive.
Possiamo osservare che molte delle sue componenti ben note sono state rilevate in esperimenti scientifici.
Alcuni di questi esperimenti hanno evidenziato che il campo energetico umano è composto di particelle che hanno un movimento fluido, simile a quello di correnti d’aria o d’acqua. Molte delle proprietà del campo energetico, rilevate in laboratorio, sembrano indicare un possibile quinto stato della materia, chiamato bioplasma.
Gli studi finora compiuti dimostrano che il modello comune, secondo cui il corpo consiste di sistemi o apparati (apparato digerente, circolatorio, respiratorio, ecc.), è inadeguato e che si deve concepirne uno nuovo basato sull’idea di un campo energetico organizzatore (Campo vitale universale).
Alla luce di quanto esposto, non possiamo non riaffermare il concetto: “il biopranoterapeuta è un individuo che trasmette la propria bioenergia attraverso onde elettromagnetiche con effetti terapeutici”.

Sezione a cura della Dott.ssa Mariagrazia Mentasti Lamberti

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