18 Agosto 2019

La meditazione plasma il cervello

Tre mesi di intensa meditazione possono portare la mente di una persona a essere molto più attiva e concentrata, e a cogliere fatti, immagini o suoni che, normalmente, ci è quasi impossibile cogliere.
È come se si aprissero le porte di un mondo molto più vasto rispetto a quello a cui siamo abituali. Secondo uno studio americano, questa disciplina vecchia di millenni può realmente aiutare a controllare e sviluppare la mente dell’uomo e potrebbe dar modo di curare un disturbo mentale oggi molto diffuso, che impedisce un normale comportamento e una regolare concentrazione, nota come Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), che colpisce dal 3 al 5% dei bambini. Spiega Richard Davidson dell’Università del Wisconsin, neuroscienziato che ha seguito la ricerca: «Alcune caratteristiche della mente che si credevano assolutamente immutabili, in realtà possono subire profondi cambiamenti con esercizi praticati regolarmente.
Già è noto che l’esercizio può aumentare le capacità del proprio corpo, ma ora le nostre ricerche dimostrano, senza ombra di dubbio, che con l’esercizio è possibile aumentare anche la capacità mentale».
Porre attenzione ai fatti richiede tempo e impegno e poiché ciascuno di noi ha una limitata capacità mentale, la gran parte dei dettagli dei fenomeni che avvengono attorno a noi ci sfuggono. Un esempio tra i tanti: se due immagini vengono fatte comparire contemporaneamente su un video, una delle due non viene colta dalla mente. Il fenomeno è chiamato “cecità dell’attenzione”. Ma il fatto che occasionalmente si riesca a cogliere anche la seconda immagine suggerisce che ciò possa diventare regola con un giusto esercizio della mente, che si può realizzare con la pratica della meditazione.
La ricerca di Davidson ha permesso di scoprire che le persone che in media trascorrono una quarantina di minuti in meditazione ogni giorno ispessiscono le aree del proprio cervello dedite all’attenzione. E. Davidson afferma: «A questo punto, penso sia necessario aprire una nuova via della ricerca sul cervello, che potremmo definire “neuroplasticità”. Essa si dovrebbe occupare della possibilità che abbiamo di cambiare la forma del cervello con l’esercizio mentale». Il neuropsichiatra ha concentrato la sua ricerca sul “Vipassana”, la più antica disciplina di meditazione buddista che risale a 2.500 anni fa, e che ha tra i suoi scopi quello di ridurre la distrazione mentale e incrementare le capacità sensoriali. La ricerca si è concentrata su 17 volontari che hanno accettato di immergersi per 10-12 ore al giorno in meditazione, per tre mesi di fila. A questa si è aggiunta un’ulteriore ricerca su 23 volontari che, dopo una lezione di meditazione, hanno poi praticato per soli 20 minuti al giorno per una settimana. Ai volontari è poi stato sottoposto un gran numero di immagini su un video che comparivano come flash.
Ricordiamo che una serie di elettrodi ha seguito l’attività del cervello dei volontari per tutta la durata della sperimentazione. Tutto ciò ha portato a scoprire che le persone che si erano sottoposte alla meditazione intensiva erano in grado di cogliere un gran numero di informazioni in tempi brevissimi, la seconda categoria vi riusciva solo parzialmente, mentre prove eseguite prima di sottoporsi allameditazione mostravano una quasi totale incapacità nel cogliere le immagini proposte. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLoS Biology (www.plos.org). Nei prossimi cinque anni Davidson spera di arrivare a risultati concreti utili ad adulti e bambini.

Tratto dal libro “Guida pratica al Rilassamento e alla Meditazione” – Riza

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