27 Settembre 2020

Terapie tradizionali per il mal di schiena

Addentrandoci nella cura della lombalgia, non possiamo fare a meno di osservare il contrasto esistente fra le grandi possibilità terapeutiche e il fatto che il mal di schiena, comunque, continua a colpire in misura sempre maggiore. Abbiamo già intuito nelle pagine precedenti quanto sia importante – ai fini della sua cura – l’atteggiamento mentale verso la malattia e quanto la “disponibilità” a modificare il modo di affrontare le cose sia determinante,
Ma mentre il sintomo ci chiama a riflettere su noi stessi e sulla nostra vera natura, molti di noi, presi dalla frenesia dei ritmi di oggi, affrontano la lombalgia con fretta e superficialità, ricorrendo alle soluzioni più immediate, in grado di eliminare subito il dolore e che consentono di non fermarsi neanche per un attimo (che poi è la vera richiesta del sintomo).
Il risultato è l’abuso di analgesici, con tutte le sue conseguenze, e il “pendolarismo” specialistico, per cui si girano diversi medici, abbandonando i suggerimenti di ognuno perché giudicati “troppo lenti”, magari proprio mentre stavano incominciando a fare il loro effetto positivo. Sì, perché la lombalgia richiede pazienza. Qualunque sia la causa, da un piccolo strappo a un’ernia discale, ci vogliono sempre (almeno!) diversi giorni prima che il problema rientri.
A volte anche settimane. I medici oggi hanno a disposizione molti validi strumenti terapeutici, ma è necessario dar loro il tempo di agire sul nostro organismo. Nello scoprirli insieme teniamo presente il ruolo importante che può svolgere la terapia naturale in questi casi.
Gli obiettivi delle terapie tradizionali per il mal di schiena
Una vera ed efficace terapia del dolore lombare richiede innanzi- tutto la conoscenza della causa reale del sintomo, che può essere individuata dal medico solo dopo un’accurata e completa valutazione della persona sofferente. PIÙ che in altre patologie, forse, nella lombalgia è molto importante la raccolta dell’anamnesi, cioè della storia del paziente, che può rivelare fatti determinanti o favorenti l’insorgenza del problema. Precedenti incidenti, abitudini errate, traumi a cui non si è data la giusta importanza e terapie seguite superficialmente possono infatti aver portato, insieme agli aspetti di una personalità “che non si concede nulla”, al problema attuale, A volte la scoperta delle cause richiede l’utilizzo di strumenti diagnostici raffinati e costosi, ma assolutamente fondamentali per la diagnosi e il conseguente programma terapeutico. Individuata dunque la causa, il medico decide – pur potendolo modificare nel tempo a seconda di come la persona risponde alle cure – il trattamento più appropriato per la situazione specifica. Gli obiettivi che si propone sono diversi, pur variando di importanza da caso a caso. Vediamoli insieme.
La riduzione del dolore 
È l’intervento primario e fondamentale in tutti i casi, senza il quale la persona che soffre può non rendersi disponibile alle cure vere e proprie. Il dolore infatti è spesso così forte da compromettere fortemente la qualità della vita: impedendo di camminare ma anche di fare piccoli movimenti, oppure costringendo a stare seduti o sdraiati in posizioni scomodissime. Inoltre influisce pesantemente sullo stato d’animo e sul tono dell’umore, che in breve tempo può dirigersi verso la depressione.
Intervenire sul dolore è così importante che molti pazienti già lo sentono come la “vera” terapia. E se ciò indubbiamente risolleva loro il morale, spesso li induce a non proseguire nelle cure che avrebbero davvero risolto la situazione. Attenzione quindi: non accontentiamoci solo della riduzione del sintomo e rendiamoci disponibili a tutto quello che c’è da fare, anche se ciò richiede molta pazienza.
Il ripristino della normale attività 
Le strutture coinvolte nella lombalgia devono permetterci di tornare a vivere come prima, a fare i movimenti di tutti i giorni senza difficoltà. Anche in questo caso quindi non “sedia moci” su situazioni di compromesso perché non abbiamo voglia di seguire tutto il trattamento. Nella maggior parte dei casi una terapia seguita con disponibilità e partecipazione ripristina veramente la stato di cose precedente. Quando ciò non è possibile, il medico si adopera perché l’eredità della malattia non sia gravosa e comunque sia ridotta al minimo, per poterci permettere una qualità di vita serena e accettabile.
La prevenzione delle recidive 
La recidiva è il ripresentarsi della malattia (e del sintomo) quando magari questa sembrava debellata ed è un evento frequente quando si tratta della schiena in generale e non solo della regione lombare. Il trattamento deve quindi contenere in sé anche elementi preventivi, come possono essere la pratica di esercizi quotidiani o la modificazione di abitudini di vita dannose, ma anche il sottoporsi a esami di controllo per bloccare l’eventuale recidiva sul nascere. Inoltre, quante più recidive si presentano, e quindi quanto più la malattia tende alla cronicizzazione, tanto più saranno difficili da debellare.

Tratto dal libro “Mal di schiena” – RIZA

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