30 Settembre 2020

I vestiti che curano

Dalle ricerche, anche italiane, nascono tessuti capaci di interagire con l’organismo. Avremo presto abiti “attivi” che raffreddano il corpo e vigilano su cuore e respiro, rilasciano farmaci.
Alcuni filati “intelligenti” sono già disponibili: quelli antimicrobici, ad esempio, che difendono da infezioni, o quelli che proteggono la pelle respingendo i raggi solari più dannosi.
Sono alla prova 
Altri nuovi prodotti, come i vestiti emollienti per chi ha la dermatite o come la maglietta che registra l’elettrocardiogramma, sono ora oggetto delle ultime valutazioni mediche. Assomiglia al famoso bikini di Ursula Andress nel film di 007 e piacerà a chi tiene alla propria pelle. E’ il costume da bagno con incorporato nello slip un sensore che misura il livello di raggi ultravioletti assorbiti e lancia un allarme sonoro quando si esagera con l’esposizione al sole.
Il bikini antiscottatura é solo la più recente realizzazione fra gli indumenti “intelligenti”. Per fronteggiare la calura, ad esempio, Julian Vincent, dell’Università di Bath, ha già messo a punto un tessuto “refrigerante”, che regola il passaggio dell’aria attraverso le microfibre. Fa troppo caldo? La trama della maglietta si allarga e arriva subito un po’ di refrigerio. Alla sera la temperatura é diminuita parecchio? La t-shirt stringe le maglie e trattiene il calore per il nostro benessere.
“Oggi – spiega Barbara Cravello, responsabile scientifico dell’Associazione tessile e salute – si stanno studiando molti tessuti per offrire un isolamento termico regolabile in funzione della temperatura corporea. Ciò é possibile, ad esempio, con tessuti che incorporano microcapsule con materiali capaci di passare dalla fase solida a quella liquida e viceversa,
liberando calore nell’ambiente o sottraendolo a seconda delle necessità”.
“Le stoffe anticaldo (e antifreddo) del futuro potranno essere di tipo diverso – aggiunge
l’ingegner Giorgio Mazzucchetti, responsabile del Laboratorio di alta tecnologia tessile della Città Studi di Biella. – Si stanno elaborando tessuti che, quando il corpo suda, diventano più permeabili e disperdono vapore e calore nell’ambiente. Quando la temperatura del corpo é bassa, invece, il tessuto multistrato diventa meno permeabile al vapore acqueo e trattiene il caldo all’interno”.
Tutte ricerche, queste, che hanno il plauso dei medici: secondo uno studio, apparso di recente su Current Problems in Dermatology, i tessuti che aiutano a regolare la temperatura corporea potrebbero rivelarsi molto utili per chi ha difficoltà di termoregolazione, primi fra tutti gli anziani.
E non ci sono in vista solo i filati anticaldo, ma anche quelli “curativi”. All’ultimo congresso dell’Associazione tessile e salute sono state presentate stoffe prodotte con derivati della chitina che, usate come bende, aiutano le ferite a rimarginarsi a tempo di record.
E vestiti, fatti per chi soffre di dermatite, in grado di idratare la pelle. Il segreto:
microsfere che si rompono per sfregamento, quando si indossa l’indumento, rilasciando
sostanze emollienti in esse contenuti, anche dopo lavaggi ripetuti.
“Al 20% di italiani che soffrono di dermatite potrebbe bastare dormire con un pigiama prodotto con tessuti di questo tipo per stare meglio” afferma Enzo Berardesca, responsabile della Divisione di dermatologia clinica dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma e autore della scoperta.
E le microcapsule potrebbero rilasciare anche altre sostanze utili per la nostra salute, come vitamine, calcio, magnesio. “Certo – precisa Berardesca – per trasportare nell’organismo farmaci veri e propri i “cerotti” di tessuto restano l’ideale: con un vestito é quasi impossibile calibrare alla perfezione dosi e assorbimento del medicinale. Ma, per superare questo limite, sono già allo studio tessuti in cui le microsfere di principio attivo possano essere rilasciate a comando”.
Se questi tessuti non sono ancora in commercio, sono invece diffusissimi nei negozi americani e australiani costumi e indumenti trattati con sostanze che li rendono simili a una crema solare ad alta protezione. E per chi ama la tintarella esistono anche filati che respingono i dannosi raggi Uvb, lasciando passare gli Uva, consentendo un’abbronzatura
più sicura e senza gli inestetici segni del costume.
C’è chi, però, solleva dubbi: ricercatori del Dipartimento di dermatologia dell’Università di Dresda, in Germania, hanno sottolineato come i tessuti “intelligenti” non siano esenti da rischi per la salute. Non ultimo il pericolo di allergie. “E’ bene non abbassare la guardia – conferma il dermatologo Berardesca – ma questi nuovi filati non sembrano provocare più allergie di quelli tradizionali”. “L’impatto di questi prodotti sulla cute deve essere, comunque, valutato nei singoli casi – sottolinea Barbara Cravello -. Alcune sostanze, innocue per la maggior parte delle persone, potrebbero rivelarsi allergizzanti per altre. Importante, perciò, avere il più possibile segnalazione di eventuali reazioni cutanee ai nuovi tessuti”.
Dottori di stoffa: magliette che misurano battito e respiro I tessuti “intelligenti” possono fare ancora di più che proteggere la nostra pelle. Esistono già prototipi di indumenti che possono registrare elettrocardiogramma, frequenza del respiro, sudorazione e, con il supporto di computer e tecnologie telefoniche, inviare i dati al medico anche se si trova a migliaia di chilometri di distanza.
Molti dei prototipi sono italiani e europei: é il caso della maglietta che registra l’elettrocardiogramma, della quale esiste un modello che, entro l’anno, dovrebbe ricevere la certificazione Ec, primo passo per arrivare in commercio. “E’ un prodotto studiato per i pazienti e che, quindi, deve avere i requisiti di qualità indiscutibili, confermati dai cardiologi” riferisce Rita Paradiso, direttore scientifico di Smartex, centro di ricerca sui tessuti intelligenti.
Questa speciale “maglietta della salute” dovrebbe infatti servire a chi ha subito un infarto, per un monitoraggio continuo o per inviare una sorta di sos in caso di guai. Va detto che ci sono parametri più semplici da misurare con tessuti “intelligenti”.
Ad esempio si può abbastanza facilmente rilevare la funzione respiratoria e, infatti, esistono già maglie per monitorare il respiro degli asmatici (disponibili negli Stati Uniti per scopi di ricerca e clinici). Ci sono anche indumenti che registrano le variazioni della postura (che potrebbero segnalare i movimenti scorretti o diventare “istruttori sportivi”) e, ancora, tessuti che misurano la temperatura, la sudorazione, il bilancio idrico-salino.
Prototipi, ma per molti di questi il tempo necessario per entrare in commercio potrebbe essere breve. “Mesi, se ci fossero gli investimenti per produrli su larga scala” secondo la dottoressa Paradiso. “Resta però il problema dell’alimentazione elettrica necessaria ad attivare i sensori contenuti nei tessuti – precisa Paradiso -. Una limitazione che si sta cercando di superare provando a usare l’energia derivante dalla temperatura corporea o dal movimento di chi indossa l’abito interattivo. Più lunga – conclude l’esperta – la strada per arrivare a tessuti in grado di registrare fattori, come la glicemia, difficili da misurare dall’esterno.
Per alcuni il sensore funziona, ma deve essere integrato in un indumento confortevole;
per altri siamo alla ricerca del sensore più adatto.
Contro le infezioni 
Biancheria antibatterica e abiti antizanzara Tra i tessuti “intelligenti” già in commercio, i più diffusi sono i tessuti antimicrobici, usati per confezionare indumenti intimi, vestiti e biancheria per la casa. Trattati con sostanze che impediscono la proliferazione di funghi e batteri, garantiscono la massima igiene e sono a prova di cattivi odori. C’è, tuttavia, un rovescio della medaglia, come spiega Enzo Berardesca, responsabile della Divisione di dermatologia clinica dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma: “Sulla cute vivono anche microrganismi “buoni” e eliminarli indossando vestiti antibatterici può alterare le difese e gli equilibri della pelle. Questi filati sono, invece, preziosi per gli indumenti monouso da sala operatoria oppure per i pazienti in sedia a rotelle o allettati che rischiano infezioni cutanee e piaghe da decubito.
Inoltre, li possono scegliere gli sportivi, per prevenire la comparsa di funghi o altre infezioni in zone delicate, sottoposte a macerazione cutanea”. Sono già una realtà, infine, i tessuti antizanzara. I filati trattati con pesticidi (in genere piretroidi, innocui per l’uomo) sono utilissimi in Africa e ovunque siano diffuse malattie dalle zanzare. Questi filati vengono utilizzati per lo più per realizzare tende o reti di protezioni e i più nuovi hanno un azione antizanzara che si mantiene a lungo nel tempo.

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