29 Settembre 2020

L’uomo e il percorso degli estremi

La vita di un uomo, di una donna,  è un’insieme di esperienze stese lungo una linea  snodata sulla direttrice del tempo, ove ognuno ha il suo percorso e le  esperienze assumono direzioni differenti.
Su queste  linee, che spesso si intersecano con altre di altri e poi se ne distaccano, le vie del tempo conducono in luoghi diversi, seguendo direzioni tortuose, ripiegando più volte in posti  noti o descrivendo traiettorie confuse, quasi fossero uno scarabocchio sopra un foglio bianco.
In questa incertezza solo un fatto è chiaro: la possibilità di poter raggiungere due zone perfettamente opposte ma molto simili, due zone ove si risveglia lo spirito che conduce l’uomo nell’esistenza. Questo è il “percorso degli estremi”: il percorso degli illuminati e dei dannati.
Quando l’uomo è giunto a un particolare limite di  questa parabola, allora può iniziare a domandarsi cosa  sia l’infinito e capire che ci può stare il tutto o il nulla, e immaginare che tutto e nulla possano coesistere in una sorta di rappresentazione teatrale, o infinito ologramma, permesso da un meccanismo detto “assolutizzazione”, dove una frequenza viene lasciata scorrere a velocità infinita, generando due realtà, una vera e spirituale,  fittizia l’altra materiale.
Tutto questo però lo può fare solo uno spirito che sia infinito,  nelle religioni viene chiamato Dio, anche se un nome preciso non potrà mai calzargli. A quel punto l’uomo si accorge di essere  nulla, come nulla è tutto l’universo.
Ed è felice di esserlo, perchè questa sua caratteristica  dona libertà. Ma quest’uomo non è ancora spirito puro  e ha bisogno della creazione dove poter giocare oltre che meditare. Così finisce per ritrovarsi sulla riva di un fiume, che in un certo qual modo gli richiama lo scorrere del tempo; quì si trastulla coi sistemi che da sempre conosce e nel mezzo del fascino della creazione trova riposo, quel tanto che basta per riprendere a meditare su se stesso, sull’esistenza e sull’ente che ne regola lo svolgersi.
Nella solitudine totale l’uomo estrapola i suoi pensieri più profondi e giunge a giustificare la creazione intera, col suo ludo e il suo travaglio. Nella quiete medita come uno yogi e… “gli sovvien l’eterno”, con tutte le regole che gli è consentito comprendere. Ora l’uomo vuole solo sostare e bruciare in quella luce, ma non può, perchè altre esperienze lo attendono.
Questo nel saggio:  “La Terza Persona Viaggio nella spiritualità” di Giovanni Ravani .

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