25 Giugno 2019

Scienza e Coscienza

L’universo come ologramma: la memoria di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato 
La realtà non è altro che una sorta di superologramma dove il passato, il presente e il futuro coesistono simultaneamente 
Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del XX secolo.
Aspect e il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri, come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.
Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein, che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce, è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.
Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l’ipotesi più accreditata è che l’esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale. David Bohm, noto fisico dell’Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste.
Nonostante la sua apparente solidità, l’universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.
Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser che registra sulla lastra fotografica la figura di interferenza prodotta da due raggi laser.
Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser appare il soggetto originale.
La tridimensionalità di tali immagini non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l’ologramma di una mela viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l’intera immagine della mela.
Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro.
Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova per comprendere che la separazione è un’illusione.
Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto, indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione.
Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra.
Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” separate bensì immagini di un’unità più profonda che risulta essere altrettanto olografica e indivisibile quanto la nostra mela.
Poiché ogni oggetto della realtà fisica è costituito da queste “immagini”, ne consegue che l’universo stesso è una proiezione, un ologramma, la memoria cosmica di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato.
Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti:
se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, a un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.
Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni pesce che nuota, ogni cuore che batte e ogni stella che brilla nel cielo.  
Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di classificare e suddividere i vari fenomeni dell’universo, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiosa e tutta la natura non è altro che un immenso tessuto connettivo ininterrotto. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.
Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di superologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e comunicare oltre il tempo e lo spazio.
Il superologramma contiene ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste.Anche il cervello è un ologramma.
Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte che include ogni atomo dell’universo.
Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto”. Anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell’università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ’20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello. Il dottor Pribram ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica.
Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato.
È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media della vita, e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio, riuscendo anche a correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo.
Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici.
Perciò la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste è solo un insieme olografico di frequenze che il cervello (ologramma anch’esso) seleziona trasformandole in percezioni sensoriali.
Come viene sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è un’illusione.
Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo dei ricevitori che galleggiano in un infinito mare di frequenze e ciò che percepisce la nostra coscienza viene trasformato in realtà fisica.
La mente è dunque parte di un continuum, collegata non solo a ogni altro essere vivente, ma anche a ogni atomo o parte dello spazio e del tempo.
Anche essere malati o sani dipende dunque dalla coscienza che crea in ogni attimo l’illusoria sensazione di un cervello, di un corpo o degli oggetti che ci circondano e che noi interpretiamo come fisici.
Questo cambiamento nel modo di considerare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione deve essere visto in modo nuovo. Infatti, se l’apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.
Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose sarebbero in realtà dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provoca dei cambiamenti nell’ologramma corporeo.
Allo stesso modo le tecniche di guarigione alternative che utilizzano visualizzazioni e trasmissioni di energia risultano efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà. Il mondo concreto è dunque una tela bianca che attende di essere dipinta dallaCoscienza.
 
Cesare Dal Pont 
Fisico 

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