23 Aprile 2019

Termoterapia Endogena

Usando la termoterapia esogena la zona riscaldata è quella cutanea ove per maggior afflusso ematico si ha aumento della temperatura sanguigna circolante che poi cede il suo calore ai tessuti interni irrogati.
Usando la termoterapia endogena il calore agli organi profondi è ovviamente più forte. Si sa che corrente alternata con più di diecimila cicli per secondo non determina reazioni sensitive o motorie pur avendo una elevata capacità di penetrazione nei tessuti dove provoca intenso effetto calorico.
E’ ovvio che la conducibilità elettrica è in relazione al quantitativo di acqua del tessuto corporeo. Hanno alto contenuto d’acqua, per esempio, la cute e i muscoli mentre scarso di liquido è il sottocutaneo e il tessuto adiposo. La difficoltà iniziale consisteva nel trovare metodi che permettessero una terapia mirata.
Per l’uso terapico della termoterapia endogena si hanno a disposizione:
  • onde decimetriche da 0,69 metri = 433,92 mhz generalmente chiamate onde corte o marconiterapia;
  • onde centimetriche da 0,127 metri = 2450 mhz, chiamate micro-onde o radarterapia.
Una certa difficoltà sussiste tutt’ora per quanto concerne il loro dosaggio e ciò perché:
  • a) a queste frequenze manca la soglia del dolore
  • b) il senso soggettivo del calore non è indice del calore effettivamente applicato per la diminuita sensibilità al calore all’interno dell’organismo.
Quale norma è bene ricordare che il dosaggio viene in genere stabilito secondo la sensazione di calore in:
a) dose = calore non percepito
b) dose = calore percepito
c) dose = calore piacevole
d) dose = calore ancora sopportabile.
Esperienza di lavoro consiglia di eliminare, a causa della loro caratteristica fisica nel campo di alta frequenza, gli oggetti di metallo: essi si riscaldano velocemente e intensivamente.
Attenzione ai metalli incorporati (chiodi, schegge, pace maker ecc., ove la terapia è contro indicata). Anche indumenti di tessuti in fibre sintetiche portano al riscaldamento cutaneo e alla deviazione dei raggi.

Tratto da “Terapia Fisica” di Erick Fussanegger – Casa di Cura San Marco

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