05 Aprile 2020

Il concetto di malattia

Il concetto di malattia in omotossicologia

La malattia è definibile, secondo Reckeweg, come espressione diretta della risposta difensiva, biologicamente opportuna, dell’organismo contro omotossine esogene o omotossine endogene o come espressione di danni tossici subiti, che l’organismo cerca in qualche modo di compensare mediante un riequilibrio funzionale.
Le omotossine, se non sono state neutralizzate ed espulse, causano col meccanismo della vicariazione progressiva, malattie sempre più gravi.
La malattia perciò non è concepita dall’omotossicologo come una situazione statica, ma come un processo dinamico nel corso del quale i sintomi possono in breve modificarsi, intensificarsi o sparire del tutto. Le malattie più diverse sono strettamente correlate tra loro per mezzo del fenomeno della “vicariazione”, ossia della migrazione da un tessuto a un altro delle omotossine. La malattia primaria può trasformarsi in un altro tipo di malattia, secondaria, che sostituisce (vicaria) la prima.
Si parla di vicariazione progressiva quando si produce un disturbo più interno a causa della soppressione di uno più esterno e di vicariazione regressiva nel caso di risoluzione di un disturbo interno a seguito dell’attivazione di una manifestazione superficiale. Ad esempio la soppressione di un’eruzione cutanea ha spesso come effetto l’apparizione di un’asma, dell’emicrania o dei reumatismi.
La nozione di “soppressione” già descritta da Hahnemann per cui un disturbo interno più importante seguiva all’intervento locale su manifestazioni esterne (eruzioni cutanee, verruche, ecc.) o al blocco delle secrezioni normali dell’organismo, è molto importante per l’omotossicologo e in ciò sta una delle differenze fondamentali con la medicina allopatica.
Questa si sforza di eliminare il sintomo e dichiara “guarito” il paziente con la sua scomparsa: così si guarisce una diarrea sopprimendola con degli astringenti o un eczema con delle pomate. Se poi compaiono dei sintomi o un altro tipo di patologia qualche tempo dopo, non si riconosce la relazione fra l’affezione soppressa e quella appena apparsa. Gli effetti nocivi delle soppressioni per l’omotossicologo sono di varia natura e possono interessare tutti i sistemi dell’organismo provocando disturbi in zone anche molto distanti da quella della soppressione.
Sezione a cura di Daria Fago (Naturopata)

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