20 Luglio 2019

Il respiro, la vita

Il Respiro 
La vita è compresa tra il primo e l’ultimo respiro
Respirare in modo consapevole può essere il primo passo per vivere in modo consapevole Lo stile di vita ha un impatto profondo sul nostro corpo energetico. Le attività fisiche come mangiare, fare esercizio, lavorare, dormire e avere rapporti sessuali,  rifluiscono tutte sulla distribuzione e il flusso dell’energia nel corpo, così come le emozioni, i pensieri, l’immaginazione e il respiro influenzano il corpo energetico e fisico in modo ancora maggiore.
MANGIARE IL RESPIRO 
Il respiro è il processo più vitale del corpo. Influenza le attività di ogni cellula e, ancora più importante, è intimamente collegato con l’attività del cervello. Gli esseri umani respirano circa 15 volte al minuto e 21.600 volte al giorno. Con la respirazione alimentiamo la combustione di ossigeno e glucosio, produciamo energia per ogni contrazione muscolare, secrezione ghiandolare e processo mentale.
Il respiro è intimamente legato a tutti gli aspetti dell’esperienza umana: inspirare completamente significa riempirsi di energie vitali.
Espirare completamente non significa solamente depurarsi dalle tossine, ma anche svuotarsi e creare lo spazio per il silenzio e l’ignoto.
Respirare in modo pieno e consapevole è vivere in modo pieno, e ciò ci consente di manifestare le nostre potenzialità. In ogni sistema olistico la salute e la longevità non sono distinte dagli obiettivi di evoluzione spirituale: il benessere del corpo è un obiettivo primario necessario al raggiungimento della
crescita e dell’indipendenza spirituali.
LA DIFFICOLTÀ PER GLI OCCIDENTALI 
Per i taoisti, così come per gli yogi, respirare nel rispetto delle leggi dell’organismo influisce sulla quantità e qualità dell’energia e quindi sulla qualità della nostra vita e delle nostre scelte.
Ma per alcuni di noi, occidentali concetti come “rispetto per le leggi dell’organismo” sono solo astratti. Per noi è necessario rendere concreto un pensiero e cerchiamo, con una sorta di tensione, di tradurre e interpretare ciò che per altri è spontaneo.
Per le popolazioni orientali, una respirazione profonda e completa è più facile grazie all’innata predisposizione al rilassamento e all’abbandono. Fa parte del loro bagaglio culturale che ha forgiato anche la loro struttura fisica.
Quando proviamo a controllare il respiro spesso aggiungiamo una variabile che al fine di una respirazione naturale è controproducente: la volontà (qui intesa come tensione). Per questo, spesso, esercizi avanzati di respiro, senza un’adeguata preparazione, possono risultare dannosi e ci inducono ad abbandonare  gli esercizi. La volontà, vista come coercizione delle leggi dell’organismo, crea uno stato di tensione che impedisce all’energia, che desideriamo per noi e che è a nostra disposizione, di fluire e di nutrire i diversi corpi di cui è costituito ogni essere.
DA DOVE INIZIARE? 
Ascoltare il corpo: l’arte dell’autopercezione
Imparare ad ascoltare il flusso continuo di informazioni, di sensazioni che il corpo ci invia non è semplice, ma quando desideriamo imparare qualcosa siamo consapevoli che l’allenamento è ciò che ci serve.
Se il rilassamento, la resa, sono le condizioni necessarie per riuscire a immagazzinare e distribuire energia vitale, allora cominciamo da qui.
In una posizione comoda, che ci consente di tenere la colonna vertebrale eretta, con gli occhi chiusi, portiamo l’attenzione in modo graduale dalla testa ai piedi rilassando ogni parte del corpo. Visualizziamo ogni parte del corpo sulla quale siamo concentrati. Proviamo ad ascoltare ciò che esso ci comunica: il corpo ha un linguaggio semplice e diretto, si tratta di imparare ad ascoltare: calore/freddo, tremore/quiete, tensione/rilassamento, contrazione/espansione, respiro corto/ profondo, battito cardiaco veloce/lento, etc.
Non trascuriamo di rilassare gli occhi: sono collegati al sistema nervoso autonomo e sono i primi a ricevere segnali emotivi. Pertanto rilassare lo sguardo agisce su tutto il corpo.
In questo percorso potremo notare quali  sono le zone più contratte, che hanno più difficoltà ad abbandonarsi.
Quando abbiamo raggiunto uno stato, per noi, di sufficiente relax integriamo il respiro. Per ora solo osservandolo, senza forzarlo. Deve essere lieve, leggero.
È bene ricordare che l’inspiro corrisponde a un momento di attività e l’espiro di abbandono. Prendo e lascio.
Possiamo aiutarci con delle visualizzazioni: ritorniamo con la mente in quelle zone che avevamo sentito contratte e inspiriamo visualizzando un raggio di luce bianca che arriva in quel punto, espiriamo visualizzando la luce diffondersi da quel punto preciso a tutto il corpo e fuori dal corpo, nella stanza, come quando gettiamo un sasso nell’acqua e si formano dei cerchi concentrici che sembrano
infiniti. Mi espando nel corpo e oltre il mio corpo, provo a immaginare che i miei organi interni, finalmente, abbiano riconquistato il loro spazio. Questo è un buon inizio.Il lavoro sul respiro è molto ampio, questo è solo un inizio ma che può darci molto.
Per pochi minuti al giorno, ogni giorno, con pazienza, attraverso il respiro potremo imparare a sentire dove si dirige l’energia; ma attenzione alle aspettative! Il cercatore sincero non è alla ricerca di effetti speciali, ma usa gli strumenti a sua disposizione per nutrirsi di Luce, donarla a se stesso e agli altri.
Semplicemente.
Operatrice olistica , insegnante yoga

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