16 Giugno 2019

Il gene di Dio

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI GENI
Facciamo parte di un solo mondo…
Il biologo molecolare Dean Hamer é convinto di aver scoperto il “gene” di Dio
In un’epoca dominata dal mito della scoperta del genoma umano e dalla ricerca di una chiave riconducibile ai cromosomi dei comportamenti umani, non potevano mancare gli studi sul “gene” della fede, o, più modestamente, sulla predisposizione genetica alla spiritualità. Studi che hanno avuto la loro apoteosi nell’ultimo decennio, ma che partono dagli anni Settanta.
Nel 1979, ricercatori dell’Università del Minnesota, negli Stati Uniti, cominciarono a studiare i gemelli identici (monovulari) che avevano vissuto poi in ambienti diversi, mettendo a confronto i loro comportamenti con quelli di altrettanti fratelli cresciuti in condizioni analoghe.
Si vide così che la condivisione di un patrimonio genetico ha un certo peso sulla vita dell’individuo: i gemelli studiati in quella ricerca soffrivano spesso degli stessi disturbi, come il mal di testa, o dei medesimi  complessi, come la timidezza, rivelata da certi segnali, mangiarsi le unghie, ad esempio.
Non solo, dichiaravano di essere credenti con una frequenza due volte maggiore di quella riscontrabile fra i fratelli. Rilievi, senz’altro curiosi, confermati poi da altre ricerche.
Chi in tempi più recenti ha dedicato molte energie alla ricerca del “cuore” genetico della fede è Dean Hamer, brillante biologo molecolare del National Cancer Institute statunitense.
Hamer é convinto che le persone nel cui genoma é presente una certa variante del gene VMAT2 siano dotate di una predisposizione particolare alla spiritualità.
Che quel gene, sul cromosoma 10, possa avere una relazione con la fede scaturiva dal fatto che é coinvolto nella produzione da parte del cervello di sostanze, come la serotonina o la dopamina, importanti per la regolazione del tono dell’umore.
Ma vediamo la singolare ricerca. Nel 1998 conducendo uno studio sulla dipendenza dal fumo, Hamer sottopose un gruppo di volontari ad un test della personalità che comprende anche una serie di domande studiate per misurare la sensibilità al trascendente dell’individuo (messe a punto dallo psichiatra americano Robert Cloninger).
Una volta selezionate le persone con i punteggi più alti, il genetista si mise ad analizzare nel loro genoma il gene VMAT2, scoprendo che i fervidi credenti avevano in comune una certa variante di quel frammento di Dna.
Le conclusioni di Hamer, convinto di aver trovato il “gene di Dio” hanno, però, suscitato aspre critiche.
Anche perché già nel 1993 il genetista aveva scandalizzato il mondo intero affermando di aver scoperto il gene dell’omosessualità, finito da un pezzo nel dimenticatoio.
la Redazione
A cura di Marco Lombardozzi (medico omeopata)

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