19 Aprile 2019

Vorrei incontrare un Maestro

VORREI INCONTRARE UN MAESTRO… 
Dialogo sull’Insegnamento tra due discepoli 
Il tuo “sonno” ti basta, va bene, ma un giorno “senti” che non è “tutto qui”, e anche se ancora non lo  comprendi, capisci che ogni cosa, ogni evento ha un senso fin da quando sei nato (ah già! Ma quando sei nato veramente?)… allora cominci a cercare, cercare, cercare. Non sai bene cosa.
Prima cerchi un mucchio di cose necessarie che viaggiano in uno spazio orizzontale: i soldi, la casa, il fidanzato/a, la realizzazione professionale, i figli, un equilibrio psichico, etc.
Poi inizi a capire che devi aggiungere a tutto questo un’attitudine, un orientamento verso l’alto. Hai bisogno di percorrere uno spazio senza tempo in verticale. Devi aspirare a volare in alto, ma il viaggio, proprio come succede sul piano orizzontale, nel quotidiano, è colmo di ostacoli da superare.
Che fare?
Mi accorgo che se avessi una guida… ripenso a quel dialogo con il Professore…
Professore come si riconosce un Maestro? 
 
Il Maestro non si riconosce in modo “sociale”, lo si riconosce nel proprio cuore. Sei tu che lo riconosci perché lo senti come Maestro, non c’è un’etichetta, un’umanità che te lo fa riconoscere; il Maestro non è bravo/bello/brutto/cattivo o colui che ti obbliga ad entrare nelle discipline, ma è colui che senti, e ciò che egli dice tu lo condividi e accetti di imparare, che è poi la maggiore difficoltà.
Se tu non vuoi imparare egli non è in grado di insegnarti niente, qualsiasi cosa dica, qualsiasi cosa egli ti “invii”. Il riconoscerlo dentro di te ti pone nelle condizioni di accettarne l’insegnamento.
L’incontro è “casuale”? O potremmo esserci già incontrati in altre esistenze? 
Questo non lo so, io non ho la coscienza e il ricordo di altre esistenze, potrei solo raccontare un’immagine, una fantasia; diciamo che a volte succedono  fatti inspiegabili, ti può succedere che senti dentro di te un’intensa familiarità con alcuni amici che stanno percorrendo la  tua stessa via, tanto che cerchi una spiegazione razionale: ma dove ci siamo visti? Quale scuola hai frequentato? Conosci, per caso, tizio? A me sembra proprio di conoscerti! Tralasciando il fatto che magari quella persona vive in Messico, o in un posto molto lontano dal tuo! Questo significa che, probabilmente, esiste una “catena” di Maestri e, altrettanto, esiste una catena di allievi.
C’è la possibilità di una continuità, l’essenza passa da un allievo a un altro, da un uomo a un altro.
Il mio Maestro, Alfredo Offidani, spesso afferma che è sufficiente che ne “arrivi” uno solo alla mèta e egli sarà in grado di “portare” tutti gli altri, questa persona “comprendendo” come stanno realmente le cose renderà possibile la comprensione a tutti coloro che stanno “cercando”.
Questa teoria non è poi così strana: il biologo Rupert Sheldrake* con la Teoria della risonanza e i campi morfici, in modo scientifico afferma la stessa cosa.
Ora, che io abbia riconosciuto Alfredo? Forse sì, forse no. È stato un incontro casuale? Credo di no. Io penso che se “certe cose” ti appartengono, se il desiderio di cercare ti appartiene prima o poi si presenta l’occasione.
Professore, noi in questa esistenza abbiamo una labile memoria anche di questa vita…e vaghiamo alla ricerca… diciamolo pure: ciò che dirige le nostre scelte, ciò a cui andiamo dietro è la ricerca del 
piacere, inseguiamo disperatamente ciò che noi crediamo sia fonte di piacere, anche se il più delle volte è un piacere fittizio che si consuma in un secondo. Sembra, a volte, che la via indicata dai Maestro sia una via “scomoda”, che tende a demolire le certezze di ciò che per noi sia “piacere”, ci parlano di “personalità cangianti”, di come possa essere inutile e dannoso, ai fini di una crescita, nutrire solo il nostro ego; a questo punto la crisi è quasi certa, e molti abbandonano la loro ricerca.  
Allora può sembrare che incontrare un Maestro e seguirlo con fiducia sia per pochi “eletti”, chi può stare 
all’interno di un cammino? 
Chi sceglie, davvero? Noi, o è il Maestro che sceglie gli allievi? Quali sono le qualità che si debbono sviluppare? 
 
“Le domande sono molte, facciamo ordine: cosa vuol dire la ricerca del piacere? Se per “piacere” intendiamo farci i fatti nostri e fare sesso con chi vogliamo, fare più soldi possibile, aspirare ad avere una macchina strabiliante, questo secondo me non è il piacere come io lo intendo; per me il piacere è stare bene con me stesso, trovare un punto di equilibrio. L’egoismo e la possessività non portano serenità, ma tensioni, tentativi di superarsi sempre.
La strada che ci indica il Maestro non è quella più difficile, ma è quella più giusta per noi, è quella che ci aiuta ad arrivare a questo punto di equilibrio. Come fa? Ci mette sulla “graticola”, senza forzature, ci mette in condizioni di vedere tutto ciò che noi già sappiamo che non funziona, ma che, in modo ipocrita, non abbiamo il coraggio di abbandonare.
Il Maestro ti dice che per stare bene devi rinunciare a determinate cose perché ne avrai indietro molte altre di valore molto più intenso! Quindi non ci chiede di rinunciare alle gioie e agli appagamenti per una vita complessa e problematica, ma ci stimola a riformulare una scala di priorità.
Stare bene con te stesso, essere armonioso, riuscire a comprendere che c’è un fine verso cui vuoi andare… raggiungere uno stato di equilibrio.
Sei tu che cerchi lui o è lui che cerca te? Io penso che le due cose sono congiunte: chi arriva vuol dire che stava cercando, in modo consapevole o inconsapevole.
In ogni cammino, in ogni scuola di crescita composta da molte persone sembra esistere una gerarchia. Si vedono persone che sono vicine quotidianamente al Maestro, sembra che essi ricevano insegnamenti intensivi… hanno realmente più possibilità di altri? 
 
No, non è così, porto ad esempio alcuni allievi di Alfredo che risiedono a Cuba. Molti di loro non hanno mai visto il loro Maestro, ma quando sono andato a conoscerli sono stato colpito dalla loro impeccabilità, dalla presenza, dalla loro adesione al cuore del Maestro, e l’adesione al cammino che esprimono con il loro comportamento non è paragonabile al comportamento di alcune persone  che magari hanno la possibilità di stare accanto ad Alfredo anche tutte le settimane, per cui ti posso assicurare che non è proprio “fisicamente”così, non esiste in un cammino la competizione: più sei vicino prima arrivi!
E il fatto che il Maestro sia presente non è un fatto mentale, è strutturale.
Non sono le parole lo strumento d’insegnamento ma è l’energia! Tutti gli allievi che stanno percorrendo questo cammino sono un insieme energetico che continuamente il Maestro sostanzia con il suo rapporto di intermediatore fra l’energia globale della Mente maggiore che circonda il mondo e gli altri mondi e le altre dimensioni e la nostra energia, egli è un ponte e noi stiamo attraversando il ponte. Il percorso è personale. Ognuno ha ciò che gli occorre, nel luogo giusto, al momento giusto e tutti gli allievi sono uguali nel cuore del Maestro e io a questo credo.
Come si fa a dare cieca fiducia senza “prove”? Come si conquista la fiducia per il Maestro? 
Penso che all’inizio sia come dici tu, man mano che si va avanti non è più così. La fiducia non è cieca in quanto non capisco cosa sto facendo. Se ti guardi indietro, e anch’io l’ho fatto, vedi il cammino percorso, so com’ero, so cosa è successo nel frattempo, so come sto adesso.
Quanti tipi di insegnamento esistono? Quanti Maestri? Quali strumenti utilizzano per insegnare? 
 
Ci sono diversi Maestri, non sono molti ma ci sono. La vera essenza del Maestro gli consente di saper utilizzare i termini giusti, i modi giusti nell’epoca in cui vive e nella società in cui vive. Ognuno ha scelto una “forma” differente nella quale insegnare, ma ciò che li unisce tutti è l’Insegnamento unico! La finalità è unica!
Alfredo ha scelto una “via senza forma” perché non ama nessun tipo di dogma che metta l’uomo in “catene”, egli non insegna la religione ma la religiosità, utilizza ciò che da sempre ha pervaso il cammino spirituale dell’uomo. Possono essere suoni, parole, vibrazioni; tutto ciò che lui, nella sua lunga esperienza ha acquisito… a noi sta camminare.
Alfredo non vuole che noi diveniamo dipendenti da lui: egli è una persona che ci insegna a essere liberi! Spesso e volentieri lo sentiamo dire “le persone dipendono troppo da me, sia che le lodi, sia che le rimproveri, ma a me tutto questo non interessa, io do loro ciò che serve in quel momento”.
Quel giorno il Professore mi aiutò a comprendere che sei Tu! Sei sempre te stesso quello che devi trovare!  Le risposte arrivano quando la tua ricerca è sincera, senza cercare i padri che non hai avuto, senza chiedere al Maestro di guardarti in modo speciale, senza aspettare che lui ti veda, ma ispirati al suo modo di essere e di  vivere, respira le sue qualità per fare in modo che tu ti accorga delle tue. Uccidi il bisogno di avere bisogno! Appena sei “libero” comprendi che ciò che conta è il tuo Cammino al servizio dell’evoluzione di qualcosa di  così grande che gli umani e limitati sensi non riescono nemmeno a immaginare.
Vola alto… e fatti guidare.
Il Professore è Natale Finocchiaro discepolo anziano di Alfredo Offidani.  L’intervista è a cura di Lucia Giovenali, allieva della Nuova Fase. 

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