22 Febbraio 2020

Le Intolleranze alimentari

Le Intolleranze alimentari – sintomi 

Per ogni persona esistono determinate sostanze (alimenti, prodotti chimici, funghi, batteri ecc.), talvolta assolutamente insospettabili, che la potrebbero intossicare, diventando incompatibili con il suo organismo.
Ingerendo tali sostanze, si può verificare un fenomeno di reazione citotossica che coinvolge porte dei globuli bianchi: questo fallo può provocare stanchezza, irritazioni e disturbi di vario genere, con conseguenti reazioni a catena, aggravando malattie preesistenti e innescando quelle latenti.
Tali reazioni, comunemente note come intolleranze alimentari , sono anche dette “incompatibilità alimentari ritardate o nascoste” tipiche del “metabolismo ritardato”.
Con sintomi diversi da persona a persona, le intolleranze alimentari producono disturbi che si manifestano anche a distanza di 15-72 ore dall’ ingestione dell’alimento responsabile, e sono quindi ben diverse dalle allergie classiche, che invece si manifestano immediatamente dopo l’assunzione della sostanza allergizzante.
In caso di allergia, infatti, l’alimento ingerito, considerato “estraneo” dal sistema immunitario, scatena una reazione immediata più o meno violenta, che nei casi più gravi, può dare shock anafilattico. I sintomi sono dovuti all’assunzione anche di piccole quantità di cibo.
Le intolleranze alimentari possono provocare, in modo diretto o indiretto, disturbi a carico di qualsiasi organo o apparato, qui di seguito elencati con i relativi sintomi.
  • Apparato cardiocircolotorio: alterazioni della pressione arteriosa, palpitazioni, extrasistoli, aumento della coagulabilità del sangue.
  • Apparato gastro-enterico: gonfiore, nausea, gastrite, dolori e crampi addominali, colite, diarrea, stitichezza, eruttazione, aerofagia, prurito anale, emorroidi.
  • Apparato muscolo-scheletrico: crampi, spasmi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari, tunnel carpale, artrite, infiammazioni muscolo-tendinee,
  • Apparato respiratorio: difficoltà di respirazione, asma, tosse, rinite, sinusite.
  • Apparato urogenitale. cistiti, infiammazioni urogenitali, sindrome premestruale.
  • Pelle e inestetismi: prurito locale e generalizzato, acne, eczema, dermatiti, Vari tipi di lesioni dermatologiche, psoriasi, cellulite.
  • Sistema nervoso: cefalea, ansia, depressione, irritabilità, scarsa memoria, difficoltà di concentrazione. Vertigini, vampate di calore.
  • Sintomi generali: stanchezza, ritenzione idrica, borse oculari, sonnolenza postprandiale. alitosi, aumento della sudorazione, sovrappeso, obesità.
Le Intolleranze alimentari – diagnosi
• Alitest: è basato sull’osservazione dei granulociti (un tipo di globuli bianchi) che si rigonfiano a contatto con sostanze alimentari responsabili di una reazione allergica o di intolleranza.
• Dieta di eliminazione: consiste nel seguire per un periodo non più lungo di tre settimane, una dieta basata su pochissimi alimenti scelti tra quelli che più raramente scatenano allergie o intolleranze. Si permette così all’organismo un periodo di pulizia e di riposo, Come si esegue: dopo alcuni giorni di dieta, alla scomparsa dei sintomi, si introduce un solo alimento per volta e si osserva se si verificano reazioni: a distanza di qualche giorno si aggiunge un altro alimento, e così via. La dieta di eliminazione permette di individuare il fattore scatenante sia di allergie che di intolleranze alimentari ed è aflidabile.
• Dria test: è un test muscolare che si avvale di un sistema computerizzato Come si esegue:  la persona si siede su una poltrona e a una sua gamba viene fissato un nastro, sua volta collegato con un computer. Si invita il soggetto a muovere la garnba per registrare la sua forza muscolare media in condizioni normali. Vengono quindi poste sotto le sua lingua poche goccie di una sostanza incolore, inodore  e insapore, vale a dire l’estratto di una delle sostanze testate. A questo punto la persona muove la gamba: se la forza muscolare registrata dal computer diminuisce sensibilmente, si potrebbe pensare a un’allergia o a un’intolleranza. Per averne la conferma, si ripeterà il test dopo pochi minuti.
• Elettroagopuntura secondo Voli: messa a punto da un medico tedesco negli anni Cinquanta, misura, con l’aiuto di un impedometro, la resistenza elettrica in determinati punti di agopuntura. Come si esegue: una seduta completa, della durata di circa un’ora, consiste nell’applicare un puntale metallico su punti di agopuntura posti sulle mani o sui piedi della persona; nella mano libera il soggetto tiene un elettrodo. Tra l’apparecchio e la persona si crea un circuito. All’interno di questo circuito vengono inserite le sostanze da testare.
• Test citotossico: come l’Alitest è basato sull’osservazione dei granulociti (un tipo di globuli bianchi) che si rigonfiano a contatto con sostanze alimentari responsabili di una reazione allergica o di intolleranza.
• Test del polso – Vas: questo test ha avuto origine dalla scuola di auricoloterapia. Come si esegue: l’orecchio è una specie di parabolica ricevente; una sostanza tossica per l’organismo avvicinata all’orecchio determina una reazione a livello cardiaco misurabile in punti del corpo ben precisi, per esempio sul polso mediale radiale, legato al sistema neurovegetativo. Non si registra una modifica della velocità del battito cardiaco, ma una maggiore intensità percepibile dal polpastrello del terapeuta, appoggiato sul polso.
• Test del polso – Loca: come il test precedente, anche questo ha avuto origine dalla scuola di auricoloterapia. Come si esegue: si tasta il polso del soggetto prima e dopo Il consumo di un alimento sospettato di scatenare una reazione negativa. Se il battito accelera oltre le dieci pulsazioni, vi sono buone ragioni per sospettare un’intolleranza.
• Test ELISA (Enzyme Linked Immuno-Sorbent Assay): si esegue su un campione di sangue, analizzando le diverse immunoglobuline nel siero.
• Test muscolare o kinesiologico: si basa sul fatto che la forza muscolare varia in base allo sostanza con cui il corpo viene a contatto attraverso la pelle o la bocca. Se la sostanza è “buona”, la forza muscolare aumenta, se è neutra, rimane invariata. Se, invece, la sostanza è nociva, la forza muscolare diminuisce.
• Test per celiachia: questo test prevede un dosaggio di anticorpi IgA e lgG contro il glutine. In alcuni casi, occorre fare anche una biopsia intestinale, con il prelievo di una piccola parte di mucosa. Questo è in realtà un esame sul malassorbimento, non su un’allergia o un’intolleranza. È mutuabile.
• Test di intolleranza al lattosio: in caso di intolleranza al lattosio, questo zucchero del latte non viene elaborato in modo sufficiente dall’intestino tenue e raggiunge l’intestino crasso in forma non scisso. I batteri intestinali che lo decompongono danno origine alla formazione di gas intestinali. Tra questi viene testato solo l’idrogeno. Come si esegue: in questo caso viene esaminata l’aria esalata dal soggetto immediatamente dopo l’ingestione di alte, La quantità di idrogeno presente indica il grado di intolleranza al lattosio.
• Vega test: ha origine dall’elettroagopuntura secondo Voli, ma la punta metallica si applica solo su un punto situato sul dito di una mano. Dura da mezz’ora a un’ora.
Nel trattamento delle intolleranze, la mossa giusta consiste nell’eliminare gli alimenti che scatenano i vari sintomi per un periodo di 2-6 mesi, secondo il grado di intolleranza. Dopo questo periodo, si reintroducono gli alimenti “incriminati” uno alla volta, con un’attesa di almeno 5 giorni uno dall’altro, osservando se compaiono sintomi o disturbi. Se tale evenienza si verifica, è probabile che l’ipersensibilità sia di origine genetica e in tal caso gli alimenti o le sostanze interessate dovrebbero essere sospese in via definitiva. Se non si presentano sintomi, significa che il sistema immunitario si è riequilibrato e gli alimenti possono essere nuovamente introdotti nella dieta.

Materiale tratto dal libro “Vincere Fatica & Stanchezza” – RIZA

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