04 Dicembre 2022

Il gioco ci rende liberi

“Il gioco, dal punto di vista della psicosintesi, è uno stato d’animo, una maniera di essere: siamo senza preoccupazioni, liberi per qualche momento dalle ansie, dagli inganni, dai sensi di colpa, dalle pesantezze a cui la vita ci costringe. La capacità di sentire que sta qualità dentro di noi è abbastanza rara, e, nella nostra civiltà, si va perdendo. 
Il gioco non è frivolo, anche se magari  siamo stati abi tuati a considerarlo tale, a pensare che è il contrario del lavoro e che il lavoro è una cosa seria mentre il gioco è un lusso. 
…Nella filosofia indiana si parla del gioco come di una caratteristica del cosmo intero. “Lila”, la parola sanscrita che appunto signi fica gioco come inventività e fantasmagoria, significa anche danza. La statua di Shiva che danza rappresenta l’universo nel suo divenire. Il gioco è vitalità allo stato puro, è un’attività che viene svolta senza nessuno scopo ulteriore, per il puro piacere di essere fatta. La statua di Shiva che danza ci ricorda che l’universo è una creazione fanta smagorica, che la vita è un gioco in cui c’è la nascita e la morte, la creazione e la distruzione. In quella statua una delle mani è alzata, come per dire “non temete, è tutto un gioco“: tutta questa fantasmagoria, tutto questo gigantesco spettacolo che certe volte può essere bello, certe volte terrificante, è solo un gioco, un sogno, un’illusione ”. 79 
Assagioli parlava di “saggezza sorridente” vedendo nel sorriso del saggio, privo di sarca smo e di superiorità, la  solidarietà di chi vede le follie degli uomini, le loro illusioni e le loro vane passioni, e ne sorride; è il sorriso di chi vede la follia ma anche la possibilità di rinsavire.
Giocare ci rende liberi. Quando si è capaci di giocare non si è più vittime della tensione, dell’ansia, della paura, dell’ ostilità, che di solito ci perseguitano.
Come la meditazione, il gioco ci eleva al di sopra delle nostre ristrettezze mentali utilitaristiche. In più, al gioco è associato spesso il riso e il sorriso. E il ridere è un momenta neo e labile ma genuino contatto con la dimensione transpersonale.
Il gioco, nelle sue espressioni più riuscite, ci porta talvolta vicini, in maniera meno strutturata ed esplicita che non la meditazione, a questo modo di essere.
La caratteristica centrale del gioco , come anche della creatività, é la capacità di fare qualcosa come fine a se stesso, per il puro piacere di farlo, senza scopi ulteriori di guadagno, di vittoria, di onori, o di qualsiasi altro conseguimento.
Potremmo arrivare anche noi a vedere la nostra vita dal punto di vista dell’infinito, dell’immenso delle galassie, dell’eternità, per arrivare a relativizzare quello che facciamo ogni giorno, a vedere che ha molta meno drammaticità. Ilgioco ci insegna ad essere liberi, leggeri, a lasciarci andare al gioco della vita, a non prenderci tanto sul serio,.
Per usare termini yogici: tutto é maya, illusione o magia.
Infine il gioco è una qualità, un valore, come la serenità, l’amore, la gioia, la calma, la bellezza. E’ una lunghezza d’onda della psiche, indipendente da qualsiasi gioco strutturato. E noi ci possiamo sintonizzare su quella lunghezza d’onda, possiamo impa rare a entrare in contatto con la lunghezza d’onda dell’amore o della calma, della serenità o, appunto, del gioco.
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79 Ferrucci Piero op. cit. 

Sezione a cura di Lucia Giovenali

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