17 Maggio 2022

Immaginazione e percezione

L’ Immaginazione e percezione nella psicosintesi
L’inconscio comunica con noi per mezzo di immagini simboliche. Anche per Jung l’universo visivo era molto importante per questo il sistema simbolico dei chakra, così ben sistematizzato, ha esercitato su di lui un forte interesse tanto da  utilizzarlo nei suoi seminari sulle visioni come una mappa per localizzare l’ambito psichico dei partecipanti ai seminari.
Le immagini portano, al pari dei sogni, dei messaggi con la differenza che si possono evocare quando si vuole. Lasciare emergere immagini significa anche arricchirsi di informazioni preziose. Certamente per chi ha un’immaginazione meno fertile é richiesto un esercizio costante.
Ogni immagine ha un significato. L’immagine di un fiore che sboccia, per esempio, significa evoluzione, apertura, bellezza inte riore che si manifesta; il fuoco vuol dire calore, passione, purifica zione; un cielo stellato ci ricorda l’immenso, l’unità del cosmo, il mistero. Ma nessun significato è statico e definitivo. L’importante è capire che ogni immagine è una realtà vivente che pulsa, si trasfor ma, è dotata di intelligenza, e può interagire con noi”.67 
Un’altra ragione per cui è utile e importante lavorare con le immagini e lasciarle emergere, è che a volte ne possono venire fuori alcune straordinariamente positive, che funzionano da guida e che danno una carica rigeneratrice a tutto il nostro essere.
Ognuno di noi può trovare in sé questo tipo di immagini guida. Nella psicosintesi esiste una tecnica, il “dialogo interno”, in cui si immagina un vecchio saggio o una vecchia saggia, o comunque una persona benefica e positiva, con cui si ha un dialogo e da cui possono venire suggerimenti di sorprendente saggezza e creatività, molte volte capaci di risolvere un nostro problema, o di farci vedere quel problema in una prospettiva nuova e più fertile. Possiamo così collegarci con una parte di noi stessi che è molto più saggia del nostro livello di coscienza ordinario, ilsuperconscio, quella parte di noi che è la sorgente di intuizioni, ispirazioni creative, illuminazioni, impulsi etici, estasi, la parte di noi più saggia, più libera, più sana e creativa. Ordinariamente non siamo consapevoli di questo livello superiore del nostro essere. L’immagine del vecchio saggio è un modo per aprire il canale di comunicazione con questo livello.
Il saggio é l’uomo completo che tutto comprende, che tutto possiede: la vera forza, la vera efficienza, non clamorosa, ma salda, che opera sottilmente, calmamente, ma in modo profondo e duraturo. 
Come si acquista tale saggezza? Con la visione spirituale della vita, data dalla scoperta del proprio Centro superiore, dall’osservazione attenta e disinteressata di tutta la vita in noi, negli altri, nel Cosmo, dall’esperienza della vita.” 68 
Jung fece spesso uso dell”‘immaginazione attiva”, come soleva chiamarla, per esplorare il proprio inconscio. Venivano a lui ogni sorta di immagini.
Come quella di Filemone un saggio che presto divenne la sua guida interiore.
Un altro esempio è quello di Alce Nero, un indiano Sioux, le cui parole sono state raccolte nel libro “Alce Nero parla”,una raccolta straordinaria e suggestiva di visioni e altre esperienze spirituali: ebbe una visione in cui un cavallo molto bello incominciò a cantare e a emettere musica. Tutto l’universo poteva sentirla e allora l’erba cominciò a danzare, poi gli alberi, gli animali, gli uomini e le donne, i fiumi, i laghi, le stelle.
In un’altra visione ancora, Alce Nero visualizzò quelli che lui chiamò i suoi antenati, sei vecchi di grande saggezza; rappre sentavano i quattro punti cardinali, la terra e il cielo. Essi costituirono l’immagine che, dall’età di nove anni in poi, lo sostenne e lo guidò per tutta la vita.
L’ influenza dell’immaginazione sull’organi smo é riscontrabile in un esperimento: ad alcune persone collegate a elettroencefalografi (strumenti che registrano su carta le attività bioelettriche del cervello) è stato chiesto di muovere un dito, e poi invece sol tanto di immaginare di fare quello stesso movimento. In entrambi i casi gli strumenti mostravano lo stesso tipo di attività cerebrale. Ciò dimostra che certe parti del nostro cervello sono messe in attività nello stesso modo, sia che facciamo una certa cosa, sia che immaginiamo soltanto di farla. È possibile quindi allenarci immaginativamente e prepararci a una determinata attività.
Possiamo usare le immagini per creare un progetto di noi stessi e per diventare veramente artefici del nostro destino; nessuna immagine è neutra ma ha un potere motore, la tendenza a stimolare l’organismo a trasfor marla in realtà.
Non stiamo sognando ad occhi aperti ma stiamo partecipando a un progetto cosciente e deliberato  verso la realizzazione del Sé. E nulla più di un progetto di vita dà significato e direzione alla nostra esistenza, unifica i nostri sforzi, ci fa sentire interi.
Come abbiamo già visto nella scienza dello yoga noi non percepiamo il mondo in maniera diretta e oggettiva ( esiste un grande numero di ricerche in questo campo). Ci costruiamo un modello soggettivo con il quale ci aiutiamo a decifrare l’universo circostante; creiamo il mondo dentro di noi, e i nostri atteggiamenti e comportamenti dipendono molto più da que sta costruzione psichica che dalle entità e dagli eventi esterni.
Questa visione é di fondamentale importanza per chi intraprenda un cammino verso la comprensione e la trasformazione di sé: se non possiamo cambiare il mondo esterno, possiamo di certo cambiare il mondo dentro di noi.
Noi non fotografiamo il mondo ma lo interpretiamo.
Non c’é un mondo che si può perce pire in una maniera soltanto, la nostra è una delle possibili maniere, magari più ricca di altre, ma è sempre una manie ra soggettiva, una percezione particolare che elimina molti dati.
Sono stati fatti studi approfonditi sul tatto e sulla visione dei colori, e i risultati dimostrano che la percezione dei colori varia immensamente fra persona e persona. Così è anche per i sapori. Sul caldo e il freddo ci sono pure giudizi assai diversi e lo stesso accade per il dolore e, in genere, per tutte le altre percezioni. 
Anche il modo in cui le percezioni sono trasmesse attraverso il sistema nervoso è diverso da persona a persona. Le ramificazioni nervose di ognuno di noi sembrano geografie diverse, come se si aprisse un atlante e si vedessero carte geografiche diverse. E poi, più ancora di tutto, conta naturalmente l’organo che interpreta questi dati, il cervello, che varia enormemente da individuo a individuo.” 69 
Divenire consapevoli di questo ci restituisce una facoltà di scelta: come abbiamo creato un’intera realtà senza renderci conto di essere stati noi stessi a crearla, così, nel momento in cui ci assumiamo la responsabilità di questo atto, riprendiamo il possesso di una facoltà che è nostra. Siamo liberati dalla prigione di un destino tanto necessario quanto estraneo e inesorabile. Tutto ciò che ci cir conda non ci è più alieno ma familiare, anzi nostro.
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67 Ferrucci Piero op. cit. 
68 Assagioli Roberto op. cit. 
69 Ferrucci Piero op. cit.

Sezione a cura di Lucia Giovenali

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