02 Ottobre 2022

La negazione dell’ anima

“Uno dei punti fondamentali della nascita della dicotomia tra materia e spirito spetta a Cartesio. Cartesio, essendo sia scienziato che religioso, nel suo libro Il Mondo, pubblicato postumo, evidenziò la sua propensione ad una visione abbastanza aperta del mondo in grado di includerne gli aspetti materiali e anche quelli spirituali. 
Venuto a conoscenza delle repressioni subite da Galileo, Cartesio decise di bloccare il suo libro prima che venisse pubblicato e, al posto di questa visione unitaria, da consumato diplomatico conscio della grave situazione, propose una netta separazione di campi e àmbiti di competenza. La chiesa aveva come pertinenza la Res Cogitans (sostanza cosciente) ossia l’ anima e lo spirito, che è immateriale, mentre la scienza doveva occuparsi esclusivamente della Res Extensa (sostanza materiale): la materia vile e grezza. Questa proposta di separazione di domini funzionò perfettamente. Sulla questione dell’unità di mente e corpo Cartesio rispose che il corpo umano è solo una macchina, guidata dall’ anima attraverso un piccolo punto: la ghiandola pineale. La separazione era possibile; la Chiesa non perdeva il suo potere e la scienza iniziava la sua clamorosa e inarrestabile espansione. 
Nella seconda metà del Seicento nascono le correnti filosofiche del materialismo e del meccanicismo, che riconoscono solo l’esistenza della sostanza fisica e che negano l’esistenza dell’ anima e di ogni sostanza spirituale. Sottomettendosi ai voleri della Chiesa e seguendo la direzione indicata da Cartesio, la scienza si appropria così della realtà materiale studiandola con attitudine razionale e riduttiva, rimuovendo la coscien za da ogni suo studio e interpretazione. 
Il diciottesimo secolo vede lo svilupparsi dell’Illuminismo e, nella prima metà del diciannovesimo secolo, in Francia, dalla radice illuminista, nasce il Positivismo, quasi un parallelo filosofico dello sviluppo tecnologico industriale ottocentesco, che si sviluppa rapidamente in tutta Europa. Il Positivismo, secondo Comte, vuole designare il raggiungimento di un livello “scientifico” del sapere umano, in contrapposizione agli stadi precedenti: quello teologico e metafisico. Dopo secoli di oscurantismo medioevale, di superstizioni irrazionali, di religioni che imponevano dogmaticamente l’andamento e la posizione delle stelle, era utile e necessaria una buona dose di illuministica razionalità e logica scientifica per aprire un nuovo capitolo della conoscenza.  
La negazione dell’ anima sancisce la decadenza della logica imposta dalla religione ufficiale ma impoverisce la comprensione della scienza stessa. Scienza senza coscienza che studia la materia vivente senza comprendere la vita, e che studia l’essere umano senza percepirne la psiche e le emozioni. 
Questo background filosofico si sviluppa in realtà per uno stato di povertà spirituale di fondo che, fatta eccezione per un ristretto numero di mistici, da millenni caratterizza la nostra cultura occidentale, tanto da assumere che la grande maggioranza della società, nonostante si dichiari religiosa o credente, è di fatto priva di un’esperienza spirituale diretta della propria coscienza, per cui la “coscienza” non viene insegnata, stimolata e riconosciuta. Solo una trascurabile parte della nostra società si pone reali domande sulla propria natura interiore; nessuno, statisticamente parlando, cerca una reale esperienza del Sé, nessuno percepisce la sacralità dell’esistenza, vivente e intelligente, che lo circonda e di cui egli stesso è parte inscindibile. 
Sulla consapevolezza di questa profonda dicotomia tra scienza e spiritualità, la tendenza filosofica e scientifica più avanzata degli ultimi decenni è stata quella di riformulare i termini della ricerca e, in alcuni limitati casi, anche del metodo sperimen tale secondo una concezione scientifica olistica, in modo tale che il campo di conoscen za scientifica potesse abbracciare e comprendere ogni fenomeno dell’esistenza in modo unitario, ricucendo la frattura tra scienze fisiche e scienze umane e psicologiche, e, più in generale, tra scienza e natura, frattura che sta alla base della gravissima crisi ecosistemica globale. Riunire queste due dimensioni (che di fatto non sono mai state separate se non nella nostra mente) dovrebbe diventare nell’immediato futuro l’impe gno primario dell’intelligenza internazionale.”59 
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59 Montecucco N. F. op. cit. 

Sezione a cura di Lucia Giovenali

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